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Domenica delle Palme

La forza della volontà e dell’amore nella Passione di Gesù

11/04/2019
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Cari amici, FIAT!

In questa Domenica della Passione vogliamo volgere la nostra attenzione sul «tesoro della passione del nostro Signore alla cui meditazione tutti sono invitati per alimentarsi e salvarsi», come dice l’Imitazione di Cristo, un classico della spiritualità cristiana. D’altra parte la lettura piana ed immediata del racconto della passione è già di per se stessa un atto di fede e una proposta di vita, soprattutto nella prospettiva del Vangelo di Luca.


Infatti il terzo evangelista ha impresso alla trama degli eventi che egli aveva ricevuto già dalla più antica tradizione cristiana un'impronta “esistenziale”: è come se egli disegnasse una strada che il discepolo deve seguire dietro i passi del suo Signore.

Seguendo Gesù nella passione, il cristiano è chiamato ad un’adesione personale e vitale, da compiere in Gerusalemme, la città-meta dell’itinerario terreno e spirituale del Cristo e del discepolo.


Così, Simone di Cirene e le donne, di cui Luca ci offre un ritratto molto accurato, non sono spettatori o testimoni neutri, ma sono quasi dei modelli della sequela di Gesù anche nell’istante ultimo e decisivo. Di Simone Luca nota che «gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù» e questa espressione è normalmente usata dall'evangelista per definire l’impegno del discepolo che «porta ogni giorno la sua croce» seguendo il suo Signore anche nella donazione estrema. Le donne «si battono il petto» e questo gesto sarà ripetuto alla fine del racconto dalle folle che «se ne tornavano percuotendosi il petto». Questo atto è simbolicamente la rappresentazione del pentimento e della conversione che nasce dall’appello del Cristo: «Piangete su voi stesse...».

Gesù sulla croce offre al discepolo un altro grande esempio da incarnare nella vita, quello del perdono dei peccatori e delle offese ricevute: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». È una lezione che Gesù ha ripetuto durante tutta la sua esistenza terrena e che il primo martire cristiano, Stefano, raccoglierà e metterà in pratica proprio nell'istante della sua morte (At 7,60). In questa linea d’amore, di perdono e di donazione sino all’ultimo si colloca anche l’episodio, riferito solo da Luca, del malfattore pentito a cui Gesù offre il dono della salvezza nel Regno. Con quell’uomo peccatore noi tutti dobbiamo ripetere: «Noi giustamente riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E con queste parole di conversione anche per noi si spalancheranno le braccia dell'amore misericordioso di Dio.

Anche nella sua morte il Cristo, agli occhi di Luca, diventa il segno di un’altra via da seguire, quella del perfetto abbandono nelle mani di Dio. Come è noto, è solo Luca a citare un’altra preghiera finale di Gesù moribondo, oltre a quella desolata del Salmo 22 («Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»). Infatti, riprendendo le parole del Salmo 31, Gesù esclama: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». È come la sintesi di una lunga lezione che Cristo aveva distribuito nel Vangelo di Luca su questo tema. In pratica l’ultima parola che affiora sulle labbra di Gesù è, secondo Luca, in quel «Padre!» finale, pronunziato con serenità e fiducia.


Al termine della sua narrazione della passione Luca pone una nota a prima vista marginale: «Tutti i suoi conoscenti e le donne che avevano seguito Gesù fin dalla Galilea osservavano questi avvenimenti». Similmente anche le folle convertite dalla croce di Cristo «ripensavano a quanto era accaduto». Maria, in apertura al Vangelo di Luca, era stata presentata come colei che «serbava tutte quelle cose meditandole nel suo cuore» (2,19.51). Per comprendere il senso profondo celato sotto l’involucro esteriore dei fatti della passione di Cristo è necessario «osservare, ripensare, meditare».

O Gesù,

i carnefici hanno potuto lacerare il Tuo corpo, insultarTi, calpestarTi,

ma non hanno potuto toccare né la Tua Volontà, né il Tuo Amore.

Volontà e Amore.

Li hai voluti liberi, affinché come due correnti potessero correre, correre,

senza che nessuno potesse impedire a riversare il bene a tutti,

anche agli stessi nemici.

Oh, come trionfava la Tua Volontà, il Tuo Amore, in mezzo ai nemici!

Loro Ti colpivano coi flagelli ed Tu colpivi i loro cuori col tuo Amore

e con la Tua Volontà li incatenavi;

loro Ti pungevano la testa con spine

ed il Tuo Amore accendeva la luce nelle loro menti per farTi conoscere;

loro Ti aprivano piaghe ed il Tuo Amore sanava le piaghe delle loro anime;

loro Ti davano morte ed il Tuo Amore restituiva loro la vita,

tanto, che mentre morivi sulla croce,

le vampe del Tuo Amore, toccando il loro cuore,

li ha costretti a prostrarsi innanzi a Te e a confessarti come vero Dio.

Mai sei stato così glorioso e trionfatore come lo sei stato Tu

nelle pene nel corso della Tua vita mortale quaggiù.

Ora, a Tua somiglianza hai fatto l’anima libera nella Volontà e nell’Amore,

per cui gli altri possono impadronirsi dell’operato esterno della creatura,

ma dell’interno, della Volontà, dell’Amore, nessuno, nessuno è padrone!

Tu stesso l’hai voluta libera in questo,

affinché liberamente, non forzati,

questa volontà e questo amore potessero correre verso di Te

e, immergendosi in Te, potessero offrirTi

gli atti più nobili e puri che la creatura può darTi.

Essendo Tu libero e pure l’anima,

ci si può riversare a vicenda e correre, correre verso il Cielo,

per amare e glorificare il Padre e dimorare insieme con la Trinità Sacrosanta;

verso la terra, per fare bene a tutti;

correre nei cuori di tutti,

per colpirli con l’Amore e con la Volontà incatenarli e conquistarli.

Dote più grande non potevi dare alla creatura!

Ma dove la creatura può fare più sfoggio

di questa libera Volontà e di questo Amore?

Nel patire l’Amore cresce e s’ingigantisce la Volontà;

come regina regge sé stessa e lega il Tuo Cuore,

e le sue pene, come corona, Ti circondano,

Ti impietosiscono e Ti lasci dominare.

Dunque non sai resistere alle pene di un’anima amante

e, come regina, la tieni al tuo fianco,

ed è tanto il dominio di questa creatura nelle pene,

che le fanno acquistare modi nobili, dignitosi,

insinuanti, eroici, disinteressati, simili ai Tuoi modi,

e le altre creature fanno a gara a farsi dominare da quest’anima.

E quanto più l’anima opera con Te, sta unita a Te, s’immedesima in Te,

tanto più Ti senti assorbito dall’anima.

Sicché come pensa, senti assorbire il Tuo pensiero nella sua mente;

come guarda, come parla, come respira,

così senti assorbire lo sguardo, la voce, il respiro,

l’azione, il passo, il palpito, tutto Ti assorbe

e, mentre Ti assorbe, somiglia sempre di più a Te,

ed Tu vai continuamente specchiandoti in lei e trovi Te stesso.

(Adattamento da uno scritto di Luisa)

 

È necessario, allora, percorrere la via della contemplazione, della riflessione, del silenzio. È necessario nella liturgia creare lo spazio perché la parola di Dio penetri nella nostra esistenza e vi fiorisca.

 

FIAT!

don Marco
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