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II Domenica di Avvento

Preparare il cuore: attendere è amare

07/12/2018
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Seconda domenica di Avvento. Tempo di attesa, di preparazione per accogliere il Dio che viene.
Il vangelo riporta esattamente date, nomi, nazioni e regioni: c’è un imperatore, un governatore, dei principi, dei sommi sacerdoti che esercitano il loro potere nei palazzi e nel tempio. Questa cornice di poteri e di incarichi, spesso confusa con la vera storia dell’umanità, contrasta con l’avvenimento umile e piccolo, ma decisivo, che accade nel deserto: la Parola di Dio indirizzata a Giovanni figlio di Zaccaria. Questo contrasto tra la grande storia: quella dei forti e dei potenti, e la piccola storia: quella dei semplici che ascoltano la Parola di Dio, è una costante dell’agire del Signore. Dio fa grandi cose, ma a partire dai piccoli, dal quotidiano, dai gesti semplici ed umili.

L’evangelista Luca sottolinea ancora di più questa opposizione tra lo stile di Dio e quello dei potenti: la Parola infatti risuona nel deserto. Il deserto invece di un palazzo o dello stesso tempio, perché il deserto è la terra di nessuno, la terra vuota e senza valore dove può attuarsi in pienezza il potere di Dio. Sì perché il deserto è un luogo di fondamentale importanza nella storia della salvezza del popolo ebraico. Là dove non hai nulla, puoi affidarti solo e unicamente, nella verità, al Signore, che può dare vita e offrire salvezza.

Il deserto è il ritorno all’essenziale, a quella povertà interiore dove siamo autentici, dove siamo piccoli, dove siamo veri. Dio viene nel profondo della nostra umanità. Tanto più saremo in rapporto con Dio, quanto più scenderemo nel profondo della nostra umanità, nello spogliamento di ogni esteriorità, di ogni cosa superflua.

Nel vangelo viene riportato che nel deserto di Giudea c’è un uomo, che vive nell’essenzialità e nell’austerità più grande e che si rivolge all’umanità intera proponendo il perdono, la conversione, la preparazione vera all’incontro con Dio. Non è un re o un potente, ma un uomo del deserto e della Parola, il vero erede dei profeti. Giovanni Battista ha il compito della preparazione immediata all’avvenimento. Il Signore è vicino. È nel cuore degli uomini che bisogna tracciare la strada per la venuta del Signore. La via del Signore passa inevitabilmente per la conversione dei cuori. Una conversione che trova in Lui l’offerta generosa del perdono, del rinnovamento della vita, della salvezza dei singoli e dell’intera umanità.

È il Signore che si dona, la strada da preparare è la sua. Uno scrittore usa questa espressione: “Dio ha acceso la sua lampada fra le stelle e attende che l’uomo si metta in cammino”; «Amare è attendere» (dice Simone Weil). Dio è amore in attesa. E la speranza nasce là dove il movimento di Dio e quello dell’uomo si incrociano, dove si fondono il grido e la parola detta al cuore. Il luogo della speranza è il Natale di Gesù Cristo, dove si incrociano il venire di Dio e il cammino dell’uomo.

Il 5 settembre 1900 Gesù dice a Luisa che il vero amore è quando è sostenuto dalla speranza, e dalla speranza perseverante, perché se oggi spera e domani no, l’amore si rende infermo, perché essendo alimentato dalla speranza, per quanto alimento gli somministra, tanto più si rende più forte, più robusto, più vivo l’amore. E se questo viene a mancare, prima il povero amore si ammala e poi, rimanendo solo, senza sostegno, finisce col morire del tutto. Perciò, per quanto grandi siano le nostre difficoltà, mai, neppure per un momento dobbiamo scostarci dalla speranza con la paura di perdere Gesù; anzi, dobbiamo fare in modo che la speranza, superando tutto, ci faccia trovare sempre unita con Lui, e allora l’amore avrà perpetua vita.

don Marco
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