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Immacolata Concezione di Maria

Gioisci Maria, piena di grazia!

07/12/2018
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È la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria. Nella Liturgia di questa festa viene proclamato il Vangelo dell’Annunciazione, che contiene appunto il dialogo tra l’angelo Gabriele e la Vergine. “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te” - dice il messaggero di Dio, e in questo modo rivela l’identità più profonda di Maria, il “nome”, per così dire, con cui Dio stesso la conosce: “piena di grazia”. Questa espressione, che ci è tanto familiare fin dall’infanzia perché la pronunciamo ogni volta che recitiamo l’ “Ave Maria”, ci offre la spiegazione del mistero che oggi celebriamo. Infatti Maria, fin dal momento in cui fu concepita dai suoi genitori, è stata oggetto di una singolare predilezione da parte di Dio, il quale, nel suo disegno eterno, l’ha prescelta per essere madre del suo Figlio fatto uomo e, di conseguenza, preservata dal peccato originale e pienamente inserita nella vita nella Divina Volontà. Perciò l’Angelo si rivolge a lei con questo nome, che implicitamente significa: “da sempre ricolma dell’amore di Dio”, della sua grazia. “L'angelo Gabriele entrò da lei”: È bello pensare che Dio ti sfiora, ti tocca nella tua vita quotidiana, nella tua casa.

La prima parola dell’angelo non è un semplice saluto, dentro vibra quella cosa buona e rara che tutti cerchiamo: la gioia. «rallegrati, gioisci, sii felice». Non chiede: prega, inginocchiati, fai questo o quello. Ma semplicemente: apriti alla gioia, come una porta si apre al sole. Dio si avvicina e ti stringe in un abbraccio, viene e porta una promessa di felicità.

La seconda parola dell’angelo svela il perché della gioia: sei piena di grazia. Un termine nuovo, mai risuonato prima nella Bibbia: Maria sei colmata, riempita di Dio, che si è chinato su di te, si è innamorato di te, si è dato a te e tu ne trabocchi.

Piena di grazia la chiama l’angelo, Immacolata la dice il popolo cristiano. Ed è la stessa cosa. Non è piena di grazia perché ha detto “sì” a Dio, ma perché Dio ha detto “sì” a lei prima ancora della sua risposta. E lo dice a ciascuno di noi: ognuno pieno di grazia, tutti amati come siamo, per quello che siamo; buoni e meno buoni, ognuno amato per sempre, piccoli o grandi ognuno riempito di cielo.
La prima parola di Maria non è un sì, ma una domanda: come è possibile? Sta davanti a Dio con tutta la sua dignità umana, con la sua maturità di donna, con il suo bisogno di capire. Poi si apre alla risposta più generosa che esista: Eccomi sono la serva del Signore! Sì, avvenga quello che hai detto, che dice il Signore.

La storia di Maria è anche la storia di ciascuno di noi. Ancora l’angelo è inviato nella casa di ciascuno di noi e ci dice: rallegrati, sei pieno, sei piena di grazia! Dio è dentro di te e ti colma la vita della sua forza.

Il mistero dell’Immacolata Concezione è fonte di luce interiore, di speranza e di conforto. In mezzo alle prove della vita e specialmente alle contraddizioni che l’uomo sperimenta dentro di sé e intorno a sé, Maria, Madre di Cristo, ci dice che la Grazia è più grande del peccato, che la misericordia di Dio è più potente del male e sa trasformarlo in bene. La Sacra Scrittura ci rivela che all’origine di ogni male c’è la disobbedienza alla volontà di Dio, e che la morte ha preso dominio perché la libertà umana ha ceduto alla tentazione del Maligno. Ma Dio non viene meno al suo disegno d’amore e di vita: ci ha mandato suo Figlio (e per questo ha preparato una madre, tutta santa) che ci ha salvati e ci salva con la sua morte e resurrezione. La Vergine Maria ha beneficiato in anticipo della morte redentrice del suo Figlio e fin dal concepimento è stata preservata dal contagio della colpa. Con il suo cuore immacolato, Lei ci dice: “affidatevi a Gesù, Lui vi salva”.

L’8 dicembre 1927 Gesù dice a Luisa che l’Immacolata Maria, piccola luce della stirpe umana, è stata sempre figlia della luce perché nessuna macchia è entrata in questa luce. Dove sta tutta la sua grandezza, chi le ha dato la Sovranità, chi ha formato i mari di luce, di santità, di grazia, d’amore, di bellezza, di potenza, dentro e fuori di Lei?

L’umano non sa fare mai cose grandi, né dare cose grandi, sicché la Regina Celeste sarebbe rimasta la piccola luce, se Lei non avesse messo da parte il suo volere, ch’era la piccola luce, e se non facendosi investire dal Voler Divino, non avesse smarrito la sua piccola luce in Esso, il quale non è piccola luce ma Sole interminabile, che, investendola tutta, ha formato mari di luce intorno a Lei, di grazia, di santità, l’ha riempita tanto da renderla tutta bella, con tutte le tinte delle bellezze divine, da innamorare Colui che l’aveva creata. L’immacolato suo concepimento, per quanto bello e puro, era sempre piccola luce, non avrebbe avuto né potenza, né luce sufficiente per poter formare mari di luce e di santità, se il Voler Divino non avesse investito la piccola luce per convertirla in Sole, e la piccola luce, qual era la volontà della Sovrana Celeste, non si fosse accontentata di sperdersi nel Sole del “Fiat Divino” per farsi da Esso dominare. È questo il gran portento, il regno della Volontà Divina in Lei, con questa tutto ciò che faceva diventava luce, si nutriva di luce, niente usciva da Lei che non fosse luce, perché aveva in suo potere il Sole del Volere Divino, per cui quanta luce voleva attingere tanta ne attingeva. E siccome la proprietà della luce è diffondersi, dominare, fecondare, illuminare, riscaldare, ecco perciò che l’altezza della Sovrana Regina col Sole della Volontà Divina che possedeva, si diffuse in Dio e, dominandolo, lo ha piegato a farlo scendere sulla terra, è rimasta feconda del Verbo Eterno, ha illuminato e riscaldato il genere umano. Si può dire che tutto ha fatto in virtù del regno del Volere Divino che possedeva; tutte le altre prerogative si possono chiamare ornamenti di questa Madre Regina, ma la sostanza di tutti i suoi beni, della sua altezza, bellezza, grandezza e Sovranità, è l’aver posseduto il regno della Divina Volontà. Perciò di Lei si dice il meno, e del più non si fa parola. Ciò significa che della Divina Volontà poco o nulla si conosce, perciò sono quasi tutti muti per Essa.

don Marco
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