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IV Domenica del Tempo Ordinario

La carità, “Amatevi come Io vi ho amato”

31/01/2019
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Gesù è il vero profeta, che ci parla e ci porta il regno di Dio, l’amore di Dio, la tenerezza e la potenza di Dio che ci salva.


Ma come i profeti della Bibbia, non viene accolto. Pensiamo al profeta Geremia mandato a predicare la conversione e la penitenza: viene contestato, ma Dio gli promette la sua protezione. Ci sono delle espressioni profonde dell’amore di Dio rivolto a Geremia (e ciascuno le può applicare a sé) “prima di formarti nel grembo materno ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato, ti ho stabilito profeta delle nazioni. Alzati in fretta, dì loro tutto ciò che ti ordinerò, non spaventarti di fronte a loro, io sono con te per salvarti”.


Gesù, come ci racconta il vangelo, “mandato a portare ai poveri il lieto annunzio, a proclamare a prigionieri la liberazione” quando afferma “Oggi si è compiuta questa Scrittura”, si trova davanti l’incomprensione, la critica, il rifiuto dei suoi compaesani. A quel punto ricorda loro la benevolenza di Dio manifestata anche verso i pagani, come la vedova di Zarepta, miracolata dal profeta Elia e il generale Naaman, il Siro, guarito dal profeta Eliseo.


Il Signore non viene meno alle sue promesse, al suo amore. Anzi fa comprendere la sua presenza con i tanti atti di amore che esprime, anche con miracoli, verso chi è povero, malato, peccatore, bisognoso di aiuto e di salvezza. Gesù è amore, Gesù ci insegna ad amare, Gesù ci ha dato il suo comandamento, che è il distintivo del cristiano, “Amatevi gli uni gli altri, come Io ho amato voi”.


Comprendiamo allora come l’apostolo Paolo nei suoi scritti, come nella lettera ai Corinti, ci parla dell’amore, della carità, come la virtù e l’espressione di vita più grande. Ci aiuta anche a imparare a vivere la carità nelle varie situazioni, a esprimerla in tanti modi concreti e veri.


Afferma. Anche se io facessi le cose più grandi, ma non ho la carità, sono una nullità. Anche se facessi gesti grandi e sacrifici, ma per vanto, senza la carità, non contano nulla.

“La carità è magnanima, benevola è la carità, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine”.

Negli scritti di Luisa ci sono innumerevoli brani che ci parlano dell’amore di Gesù verso la creatura e sono brani che vanno letti con passione e soprattutto contemplano l’amore crocefisso.

Ne riportiamo uno molto bello del 30 ottobre 1924:

 

“Figlia mia,

entra nel mio amore, non uscirne mai e corri dietro ad esso,

o fermati nel mio stesso amore per ben comprendere quanto ho amato la creatura.

Tutto è amore in me verso di essa.

 

La Divinità nel creare questa creatura si propose d’amarla sempre,

sicché in ogni cosa dentro e fuori di lei, doveva correre verso di lei

con un continuo ed incessante nuovo atto d’amore.

In ogni pensiero, sguardo, parola, respiro, palpito ed in tutto il resto della creatura,

vi corre un atto di amore eterno.

Ma se la Divinità si propose di amare sempre ed in ogni cosa questa creatura,

era perché voleva riscuotere in ogni cosa

il ricambio del nuovo ed incessante amore della creatura,

voleva dare amore per ricevere amore,

voleva amare per essere riamata, ma non fu così.

 

La creatura, non solo non volle mantenere la battuta dell’amore,

né rispondere all’eco dell’amore del suo Creatore,

ma respinse quest’amore, lo disconobbe e l’offese.

A questo affronto la Divinità non si arrestò,

ma continuò il suo nuovo ed incessante amore verso la creatura

e, siccome la creatura non lo riceveva, restavano riempiti Cieli e terra,

aspettando chi doveva prendere questo amore per averne il ricambio.

Perché quando Dio decide o propone,

tutti gli eventi in contrario non lo mutano,

ma resta immutabile nella sua immutabilità.

 

Ecco perché, passando ad un altro eccesso d’amore, venni Io,

Verbo del Padre, sulla terra e, prendendo una Umanità,

raccolsi in me tutto questo amore che riempiva Cielo e terra,

per ricambiare la Divinità con altrettanto amore per quanto ne aveva dato

e doveva dare alle creature, e mi costituii amore di ciascun pensiero,

di ogni sguardo, di ogni parola, palpito, moto e passo di ciascuna creatura.

 

La mia Umanità fu lavorata, anche nella più piccola fibra di Essa,

dalle mani dell’eterno amore del mio Celeste Padre,

per darmi capacità di poter racchiudere tutto l’amore che la Divinità voleva dare alle creature,

per dargli l’amore di tutti e costituirmi amore di ciascun atto di creatura.

 

Ogni tuo pensiero è coronato dai miei incessanti atti d’amore.

Non c’è cosa in te e fuori di te, che non sia circondata dai miei ripetuti atti d’amore.

Perciò la mia Umanità in quest’orto geme, affanna, agonizza,

si sente stritolata sotto il peso di tanto amore, perché amo e non sono riamato.

Le pene dell’amore sono le più acerbe, le più crudeli,

sono pene senza pietà, più dolorose della mia stessa Passione.

Oh, se mi amassero, il peso di tanto amore si renderebbe leggero,

perché l’amore riamato resta appagato e soddisfatto nell’amore stesso di chi ama;

ma non riamato va in follia, delira e si sente ricambiare

con un atto di morte quell’amore da lui uscito.

 

Fu più acerba e dolorosa la Passione del mio amore,

perché se nella mia Passione fu una sola la morte che mi diedero,

invece nella Passione dell’amore, tante morti mi fecero subire

per quanti atti d’amore uscirono da me e non ne fui ricambiato.

Vieni tu, figlia mia, a ricambiarmi di tanto amore.

Nella mia Volontà troverai come in atto tutto questo amore;

fallo tuo e costituisciti insieme con me l’amore di ciascun atto di creatura,

per ricambiarmi dell’amore di tutti.”

don Marco
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