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IV Domenica di Pasqua

Amati dal Signore, lo ascoltiamo e lo seguiamo

10/05/2019
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Gesù risorto è vivo nei cieli e sempre accanto a noi come Pastore buono per la nostra vita e la vita dell’umanità.
Ci sono nel breve testo del vangelo di oggi tre espressioni che esprimono e sintetizzano questo rapporto profondo tra noi e Gesù il Signore.

Dice Gesù: “Le mie pecore ascoltano la mia voce, Io le conosco, esse mi seguono”. Noi abbiamo ascoltato la voce del Signore, ma siamo chiamati ad ascoltarla sempre di più con attenzione, gioia, amore. Nel cammino della vita ci può essere il rischio di sbagliare strada, di perdersi, di cedere alle tante tentazioni e suggestioni del male, di andar dietro a tante altre voci. Chi ci insegna la vita giusta, chi ci dà il senso vero della vita, chi ci aiuta a costruirla e realizzarla in pienezza, "in pascoli di erbe fresche"? È il Signore, è la sua Parola. Noi possiamo sentire l’amore profondo e concreto di Gesù: Lui ci conosce, ci conosce con amore, conosce i pensieri e i dubbi del nostro cuore, Lui ci viene a cercare, sempre.

Gesù mi conosce, mi cura, mi guarisce, mi porta al sicuro, nella comunità dei credenti su questa terra, nella beatitudine dei figli di Dio nell’eternità. Gesù ripone in me tanta fiducia, sempre la rinnova e con la sua fiducia quante cose posso fare!

La terza espressione dice: “le pecore mi seguono”. Quanto è importante seguir Gesù, Lui è la via, la verità, la vita. Come seguirlo? Nella fede, nell’amore, nell’ascolto della sua parola, nel costruire ogni giorno la risposta alla vocazione che ci ha dato, nell’amore al prossimo e ai bisognosi, nel corpo e nello spirito, perché è nel prossimo che Gesù è presente, mi parla, mi muove a seguirlo.

Oggi la “Giornata del Buon Pastore” è la Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni, perché il Signore che ha detto “Pregate il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”, ci sono pastori e guide, sacerdoti, suore, religiosi, religiose, missionari. Nella preghiera umile, sincera, costante comprendiamo quanto è importante che le nostre comunità cristiane e le nostre famiglie siano come dei giardini preparati e pronti per accogliere le vocazioni che Dio vorrà seminare e perché siano aiutate a crescere, a svilupparsi, a maturare risposte belle e forti davanti a Dio, per la Chiesa e l’umanità intera.

Il Regno della Divina Volontà non è un progetto aggiunto in un secondo momento, da parte della SS Trinità, ma è il compimento di tutto il progetto di Dio che vede nella Creazione l’inizio, nell’Incarnazione e nella Redenzione l’apice e nella conoscenza del “Fiat Supremo” il pieno compimento.

È Gesù stesso che nel rivelare questo grande progetto a Luisa, sottolinea la continuità e lo stretto collegamento tra il Regno della Divina Volontà con la Creazione e Redenzione.

I Sacerdoti sono i nuovi apostoli del Regno della Divina Volontà, coloro che sono chiamati a far conoscere il compimento di tutto il progetto di Dio. Però prima devono essere formati, cioè devono conoscere in modo profondo cosa è il Regno della Divina Volontà, leggendo e studiando questi scritti che Luisa ha lasciato.

C’è una bella espressione che vorrei sottolineare che, in un certo senso, vuole caratterizzare il compito del prete, non solo nella vita di Luisa, ma anche nella vita stessa della Chiesa. I ministri sono come “cooperatori, tutori e depositari della conoscenza dei beni e dei prodigi che ci sono nel Divin Volere”. Mi colpisce il fatto, che, nonostante tutto quello che Gesù ha detto a Luisa nei volumi, sulle miserie e sui peccati commessi dai preti, qui sembra proprio che Gesù non si sia pentito affatto di aver scelto i sacerdoti e ripone in loro una grande fiducia, dando questi titoli di “cooperatori, tutori e depositari della conoscenza”. Come è grande e infinita la fedeltà di Dio! E, penso, che proprio questa manifestazione della Sua fedeltà diventa tutti i sacerdoti un invito alla conversione. Abbiamo le nostre debolezze, conosciamo il nostro peccato, le nostre miserie, ma questo non modifica minimamente la volontà di Dio di puntare nuovamente su di noi, sollecitandoci, anche con le sue parole forti e amare, a cambiare.

Il Regno della Divina Volontà è un bene universale, perché tutti, volendo, possono entrare in esso; ma è necessario che questa notizia la sappiano in molti e resti concepito nelle parole, nelle opere e nei cuori di molti, affinché ci si disponga a ricevere il regno del Divin Volere. I Sacerdoti sono appunto questi “nuovi Profeti”, a cui tocca il compito di essere dei “trombettieri” per far conoscere ciò che riguarda il regno della Divina Volontà. Gesù non ha altro che i Sacerdoti per compiere questo, come per la Redenzione, non aveva altro che gli Apostoli a cui ha consegnato tutti i tesori, che sono il Vangelo e i sacramenti, per far conoscere la salvezza agli uomini.

Ora, per compiere il regno del Divin Volere, Gesù sceglie ancora i Sacerdoti perché Lui stesso possa depositare in loro, come un sacro deposito, tutte le Verità sul FIAT DIVINO. E i sacerdoti devono essere attenti esecutori fedeli di ciò che Dio vuole.

E come nella Redenzione Gesù lasciò sua madre in mezzo agli Apostoli, per dare inizio al regno della Redenzione, così per il regno del FIAT DIVINO, avendo messo in Luisa il deposito di esso, così come nuova madre, i Sacerdoti possono attingere da lei ciò che può servire di luce, di guida, di aiuto per dar principio alla conoscenza del regno della Divina Volontà.

Il compito del sacerdote non è solo quello di essere l’incaricato per far conoscere i tesori del regno del Divin Volere, ma soprattutto è invitato a vivere per primo lui nella Divina Volontà. E come?

Il 20 agosto 1913, Gesù spiega a Luisa come si deve stare nel Volere Divino, usando l’immagine dell’innesto in un albero:la forza dell’innesto ha virtù di far distruggere la vita dell’albero che riceve l’innesto, sicché non si vedono più i frutti, le foglie del primo albero, ma quelli dell’innesto e se il primo albero dicesse all’innesto, voglio ritenermi almeno un piccolo ramoscello per poter dare anch’io qualche frutto, per poter far conoscere a tutti che io esisto ancora, l’innesto direbbe:  “Tu non hai più ragione di esistere, dopo che ti sei sottomesso a ricevere il mio innesto la vita sarà tutta mia.”  Così l’anima che fa la mia Volontà può dire: “La mia vita è finita, non usciranno più da me le mie opere, i miei pensieri, le mie parole, ma le opere, i pensieri, le parole di Colui la cui Volontà è mia vita.”  E Gesù dice a noi: “Tu sei vita mia, sangue mio, ossa mie”.

 

 

 

 

don Marco
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