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Solennità di Pentecoste

Vieni o Spirito Santo, vita del mondo e della Chiesa

07/06/2019
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Gli Atti degli Apostoli narrano che, cinquanta giorni dopo la Pasqua, nella casa dove si trovavano i discepoli di Gesù, «venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso ... e tutti furono colmati di Spirito Santo». Da questa effusione i discepoli vengono completamente trasformati: alla paura subentra il coraggio, la chiusura cede il posto all’annuncio e ogni dubbio viene scacciato dalla fede piena d’amore. È il “battesimo” della Chiesa, che iniziava così il suo cammino nella storia, guidata dalla forza dello Spirito Santo.

Quell’evento, che cambia il cuore e la vita degli Apostoli e degli altri discepoli, si ripercuote subito al di fuori del Cenacolo. Infatti, quella porta tenuta chiusa per cinquanta giorni finalmente viene spalancata e la prima Comunità cristiana, non più ripiegata su se stessa, inizia a parlare alle folle di diversa provenienza delle grandi cose che Dio ha fatto, cioè della Risurrezione di Gesù, che era stato crocifisso. E ognuno dei presenti sente parlare i discepoli nella propria lingua. Il dono dello Spirito ristabilisce l’armonia delle lingue che era andata perduta a Babele e prefigura la dimensione universale della missione degli Apostoli. La Chiesa non nasce isolata, nasce universale, una, cattolica, con una identità precisa ma aperta a tutti, non chiusa, un’identità che abbraccia il mondo intero, senza escludere nessuno. A nessuno la madre Chiesa chiude la porta in faccia, a nessuno! Neppure al più peccatore, a nessuno! E questo per la forza, per la grazia dello Spirito Santo. La madre Chiesa apre, spalanca le sue porte a tutti perché è madre.

Lo Spirito Santo effuso a Pentecoste nel cuore dei discepoli è l’inizio di una nuova stagione: la stagione della testimonianza e della fraternità. È una stagione che viene dall’alto, viene da Dio, come le fiamme di fuoco che si posarono sul capo di ogni discepolo. Era la fiamma dell’amore che brucia ogni asprezza; era la lingua del Vangelo che varca i confini posti dagli uomini e tocca i cuori della moltitudine, senza distinzione di lingua, razza o nazionalità. Come quel giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo è effuso continuamente anche oggi sulla Chiesa e su ciascuno di noi perché usciamo dalle nostre mediocrità e dalle nostre chiusure e comunichiamo al mondo intero l’amore misericordioso del Signore. Comunicare l’amore misericordioso del Signore: questa è la nostra missione! Anche a noi sono dati in dono la “lingua” del Vangelo e il “fuoco” dello Spirito Santo, perché mentre annunciamo Gesù risorto, vivo e presente in mezzo a noi, scaldiamo il nostro cuore e anche il cuore dei popoli avvicinandoli a Lui, via, verità e vita.

Le virtù, dice Gesù a Luisa il 28 agosto 1912, per quanto alte e sublimi, fanno sempre distinguere la creatura e il Creatore; solo l’amore è quello che trasforma l’anima in Dio e ne forma una sola cosa. Sicché solo l’amore è quello che trionfa su tutte le imperfezioni umane, che consuma ciò che gli impedisce far passare l’anima a prendere Vita divina in Dio. Ma non si può dare vero amore se non riceve vita e alimento della Divina Volontà, sicché la sua Volontà congiunta all’amore è quella che forma la vera trasformazione in Lui, che fa stare l’anima a continuo contatto con la sua potenza, santità e con tutto ciò che è Dio. Tutto è prezioso, tutto è santità per quell’anima. Si può dire che il suo respiro, il contatto con la terra che calpesta è prezioso, è santo, perché non è altro che effetto del Volere divino.

Se tutti conoscessero l’Amore di Dio e il suo Volere, finirebbero di appoggiarsi a loro stessi e molto più agli altri, gli appoggi umani finirebbero. Quanti li troverebbero insignificanti, dolorosi, scomodi! Tutti si appoggerebbero solo all’Amore di Dio, perché essendo Spirito purissimo, non contenendo materia, si troverebbero a loro bell’agio appoggiati a Lui e con gli effetti da loro voluti.

L’Amore vuol trovare le anime sgombre di tutto, altrimenti non può vestirle con la veste dell’amore. Succederebbe come a quel tale che, volendo vestire un abito, se quell’abito è ingombrato di dentro, non se lo può assestare; prova a far uscire un braccio e trova l’ingombro, sicché il poveretto deve rimetterlo o fare una cattiva figura. Così l’amore, quando la vuole vestire di sé, se non trova l’anima sgombra di tutto, si ritira amareggiato.

Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli, accendi in noi il fuoco del tuo amore.

 

 

don Marco
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