Ritorna ai vangeli

SS. Corpo e Sangue di Cristo

Nutrirsi non di solo pane

01/06/2018
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“Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: Prendete, questo è il mio corpo”. Il vangelo di questa domenica ci riporta ai fatti evocati il giovedì santo; se domenica scorsa, festa della Trinità, la liturgia invitava a riconsiderare la Pasqua appena celebrata come opera congiunta del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, oggi ai fedeli è richiamata l’attualizzazione della Pasqua, che si compie ogni qual volta si ripete quanto egli ha detto e fatto nell’ultima cena. In altre parole, l’odierna festa del Corpus Domini vuole ricordare che i benefici della Redenzione, compiuta da Gesù con la sua morte e risurrezione, giungono a noi principalmente con la celebrazione della Messa, cioè prendendo posto alla mensa cui egli ci invita, nutrendoci del cibo che egli ci offre.


Un altro aspetto collega il vangelo letto domenica scorsa, che parlava del Battesimo, con quello odierno, imperniato sull’Eucaristia: i due sacramenti-cardine sono tra loro strettamente connessi. Istituendo l’Eucaristia Gesù ha lasciato ai suoi fedeli il sacrificio perfetto da offrire a Dio, il sacrificio di cui quelli continui del tempio di Gerusalemme erano soltanto una pallida prefigurazione. Abilitati ad offrire quei sacrifici erano i sacerdoti, e questo era il loro specifico compito, che li distingueva dagli altri componenti del popolo d’Israele. Nel popolo di Dio che è la Chiesa, invece, “abilitati” ad offrire il sacrificio, cioè sacerdoti, sono tutti i suoi membri, resi tali proprio dal Battesimo.


Non tutti i cristiani sanno della propria dignità del sacerdozio comune dei fedeli. Comunemente si pensa che a celebrare l’Eucaristia sia il prete o il vescovo: e invece sono tutti i battezzati presenti al rito, uomini e donne, giovani e anziani. Certo, preti e vescovi sono sacerdoti a titolo speciale: il sacramento dell’Ordine conferisce loro il sacerdozio detto ministeriale; ma quest’ultimo non vanifica, anzi valorizza l’altro, il sacerdozio battesimale. Si badi a quel che accade durante la celebrazione dell’Eucaristia: quand’anche il ministro ordinato è solo uno, egli parla sempre al plurale: Noi, Signore, ti chiediamo ... noi ti offriamo questo sacrificio ... noi ti preghiamo di accoglierlo ... e così via. Non si tratta certo di un plurale "maiestatis", come quello che usavano i re; il “noi” si riferisce a chi parla e a tutti i presenti, così come a nome e a beneficio di tutti egli proclama il vangelo, predispone il pane e il vino, li consacra, li offre a Dio, li distribuisce.


È detto con chiarezza nella Sacra Scrittura: Gesù, “hai riscattato per Dio, con il tuo sangue, uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e hai fatto di loro, per il nostro Dio, un regno di sacerdoti” (Ap 1,6; 5,9-10). Di qui un auspicio: che ogni battezzato prenda sempre più coscienza di appartenere a un popolo di sacerdoti, e di conseguenza, tra l’altro, partecipi alla Messa non da spettatore di un rito ma, quale è, da protagonista dell’azione più sublime che in questa vita gli sia dato di compiere.

Non solo protagonista, ma soprattutto destinatario della vita stessa di Dio.

 

In un brano del Diario di Luisa datato 16 aprile 1928, Gesù spiega che appena la Volontà Divina  ha pronunciato il “Fiat” nella Creazione ha formato l’eco; quest’eco divino, come è risuonato nel vuoto di tutto l’universo ha portato con sé tutte le qualità di Dio e ha riempito il Cielo e la terra del Suo amore. Quest’eco come usciva dal “Fiat” creava le cose più belle: Cieli, Sole, venti, mari e tante altre cose, l’eco è rimasto in ciascuna cosa creata e mantiene la vita dell’azzurro Cielo con tutte le stelle, la vita del Sole e continuando il suo eco di luce e di calore lo conserva pieno di luce, integro e bello come Dio lo ha crato. Ogni cosa creata ha come principio e come conservazione l’eco del “Fiat”, perciò conservano l’ordine, l’armonia, la magnificenza, la potenza delle opere di Dio. Quando la Divinità vuole operare e riprodurre anche la sua stessa vita, il “Fiat” forma l’eco e l’eco crea e forma ciò che Dio vuole; anche nell’istituire il Sacramento dell’Eucaristia il “Fiat” ha formato l’eco, l’eco ha investito il pane ed il vino e ha formato in essi il corpo, il sangue, l’anima e la Divinità di Gesù, quell’eco risuona in ogni ostia e si perpetua continuamente la Sua Vita Sacramentale.

Quest’eco è risuonato nella Creazione dell’uomo che, col sottrarsi al Divin Volere, ha perso l’eco, non ha sentito più dentro e fuori di lui il suo suono dolce, potente, armonizzatore che aveva virtù di conservarlo come era uscito dalle mani creatrici di Dio e perciò è diventato debole, disarmonizzato, povero uomo senza l’eco del “Fiat” che gli aveva dato la vita, non ha saputo più riordinarsi, non ha sentito più in lui l’eco della luce del suo Creatore, l’eco dell’amore, l’eco dell’ordine, della potenza, della sapienza, della dolcezza e bontà divina, è diventato l’uomo senza l’eco del “Fiat” come un bambino che cresce senza mamma, che non ha chi gli imbocchi le parole, chi gli insegni le opere, i passi, oppure come uno studente che non ha il maestro che gli insegni a leggere, a scrivere e se farà qualche cosa da solo, lo farà in modo disordinato. Tale è l’uomo senza l’eco del “Fiat”, come un bambino senza mamma, come uno scolaro senza maestro. Ora l’anima a seconda che chiama come principio di tutto l’essere suo la Divina Volontà, così sentirà l’eco suo divino, quest’eco la richiamerà nel suo principio e, risuonando in essa, la riordinerà di nuovo. E come il l’eco divino si è ritirato dall’uomo perché si è sottratto alla Volontà Divina, così col riconoscerla, amarla e non voler altro che il “Fiat Divino” ritornerà l’eco della Divina Volontà in mezzo alle creature. È proprio questo il regno del “Fiat”, il ritorno dell’eco divino, non l’eco lontano che spesso ha risuonato all’udito dell’uomo da che si è sottratto al Divin Volere, ma l’eco continuo che risuonerà nel fondo delle anime e che, trasmutandole, formerà in loro la Vita divina, restituendo loro l’ordine di quando sono state create.

don Marco
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