Ritorna ai vangeli

SS. Madre di Dio

Gesù nasce in chi ci crede

30/12/2018
Commenta questo elemento

Carissimi fratelli e sorelle, Fiat e buon Anno!

Quanti temi nella liturgia di oggi, quante suggestioni, quale ricchezza!

La benedizione, la luce, il volto, il nome, la solidarietà di Dio con gli uomini, il tempo, il conservare e il custodire di Maria: davvero tanto ci viene regalato ogni volta, all’inizio di un anno.

Mi pare significativo, che la prima parola di Dio alla quale veniamo affidati oggi sia la parola della benedizione: Così benedirete gli israeliti. All’inizio di un nuovo anno, raggiunto dalla benedizione di Dio, ognuno di noi è chiamato a benedire. Il ritornello del salmo responsoriale di oggi credo ci possa anche aiutare a capire il perché di tante nostre fatiche nel benedire i fratelli: Dio abbia pietà di noi e ci benedica. Pietà e benedizione sono intimamente legate. Se io sono un uomo impietoso, un uomo cioè incapace di coinvolgermi nella vicenda e nella condizione dei miei fratelli, sono anche incapace di benedire, se invece un senso di pietà mi pervade, ecco che posso riconoscere il bene di cui l’altro è capace. E la benedizione di Dio non sono semplicemente parole: la benedizione di Dio è custodia, è cura. Benedire è avvolgere l’altro, amare, proteggere, custodire, perché sai che l’altro porta in sé un tesoro, perché sai che l’altro è un tesoro.

Parte di questa cura, di questa custodia è illuminare l’altro con il proprio volto: il Signore faccia risplendere per te il suo volto; ed ecco che l’impegno è sempre più arduo, difficile potrebbe dire qualcuno, bello invece, ci dice Dio: ogni fratello, ogni sorella ha la caratteristica dell’unicità, e su tutti e su ciascuno, come se fosse l’unico, risplende il mio volto, su tutti e su ciascuno quindi risplenda il nostro volto.

La bellezza di questa pagina del libro dei Numeri non si esaurisce qui, c’è ancora qualcosa di molto concreto che diventa compito per noi che ascoltiamo queste parole: quello che viene tradotto con: ti faccia grazia, gli esegeti dicono che in ebraico rende il piegarsi di Dio, il curvarsi amoroso di Dio. Mi pare di avvertire qui tutto il coinvolgimento, tutta la prossimità, tutta la vicinanza di Dio alle sue creature. Ecco che una volta di più il Natale ci viene incontro per quello che realmente è: non una irruzione dall’alto in basso, ma un “impastarsi” con l’umanità.

S. Paolo afferma prima di tutto che quella di Gesù è una nascita che viene da una donna, nato da donna! Un Dio pienamente immerso nella storia umana quindi, che non si chiama fuori ma anzi desidera incrociare il cammino di ogni uomo e di ogni donna. In Gesù la storia e il tempo raggiungono la loro pienezza: quando venne la pienezza del tempo; la nostra vita è ricolma della presenza di Dio perché Gesù condivide in tutto la condizione umana. Nasce sotto la Legge, cioè nella solidarietà con il suo popolo, da una donna, nella solidarietà con ogni figlio di donna, senza esclusione alcuna.

I pastori, come Maria, vanno senza indugio, in fretta, ed è bello pensare che anche loro, che così regolari, così santi non erano, possano essere visti come immagine della chiesa, proprio come Maria. Una Chiesa chiamata ad andare senza indugio e come i pastori chiamata a: vedere, riferire ciò che è stato detto loro, trovare, tornare, glorificare, lodare, ascoltare. È bello che chi ascolta sia stupito dai pastori, è bello che Maria custodisca e mediti le parole dei pastori e gli accadimenti di quei giorni. È lo stesso stupore che nasce nelle persone che ascoltano i testimoni della Risurrezione, di più: sono gli stessi verbi e le stesse azioni che compiranno coloro che saranno testimoni della Risurrezione.

 

L’8 ottobre 1931 Gesù spiega a Luisa come la Divina Volontà è depositaria e custode di tutti gli atti. Se la creatura vuole trovare tutto ciò che è stato fatto di bello, di buono, di santo, in tutta la storia del mondo, da Dio, Maria SS.ma e da tutti i Santi, deve entrare nella Divina Volontà; in Essa tutto si trova in atto. Appena mettiamo attenzione a ciascun atto, lo ricordiamo, lo offriamo, così il Santo che aveva fatto quell’atto, quel sacrificio, si sentiva chiamare dall’anima viatrice e vedeva il suo atto di nuovo palpitante sulla terra, quindi duplicata la gloria al suo Creatore ed a lui stesso e noi che l’offriamo, eravamo coperti della rugiada Celeste del bene di quell’atto santo, a seconda lo scopo nobile ed alto con cui viene offerto, così più intensa e grande è la gloria ed il bene che produce.

Quante ricchezze possiede la Divina Volontà! Vi sono tutti gli atti di Gesù, quelli della Regina Sovrana, che stanno tutti in aspettativa d’essere chiamati, ricordati, offerti dalla creatura, per duplicare il bene a favore delle creature e per dare doppia gloria a Dio vogliono esseri ricordati, chiamati, per palpitare come nuova vita in mezzo alle creature; ma per mancanza d’attenzione, vi è chi muore, chi stenta per debolezza, chi intirizzisce per il freddo, chi non ha di che sfamarsi. I beni divini, atti e sacrifici, non partono se non sono chiamati, perché col ricordarli ed offrirli, gli uomini si dispongono a riconoscerli ed a ricevere il bene che i atti divini contengono.

Poi non vi è onore più grande che possiamo dare a tutto il Cielo, che offrire gli atti che loro hanno fatto in terra, per lo scopo nobile, altissimo e sublime che venga il regno della Divina Volontà sulla terra.

Ancora una volta il Vangelo è liberante, non siamo costretti. Gesù nasce nelle persone che ci credono!

don Marco
Commenti
Vuoi inserire un commento? Registrati oppure effettua il Login!
Ultimi commenti 0 di 0
Non sono presenti commenti