Ritorna ai vangeli

V Domenica del Tempo Ordinario

Si alzò quando ancora era buio

02/02/2018
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

La suocera di Simone è una donna del popolo; fu la prima a offrire ospitalità a Gesù e ai suoi apostoli durante la vita pubblica, trasformando così la sua casa in una chiesa. È il modello di quelle meravigliose donne della Chiesa primitiva che accolsero sotto il loro tetto i missionari del vangelo.

 

«Li serviva»: il verbo «servire» in questo testo di Marco indica il discepolato femminile.
«Venuta la sera, dopo il tramonto del sole ... Tutta la città era riunita davanti alla porta» per ascoltare Gesù: Gesù è l’uomo della Parola; la cosa più urgente per Gesù è annunciare il Regno di Dio, è evangelizzare.

«Guarì molti»: le guarigioni sono un segno che accompagnano e comprovano l’annuncio; ma l’annuncio ha la precedenza assoluta.

«Scacciò molti demòni»: Gesù è l’uomo del combattimento; il suo avversario si chiama Satana, il cui volto e le cui intenzioni malvagie si rivelano attraverso gli indemoniati e «affetti da varie malattie». Il male nel mondo viene da Satana. La vittoria è data da Gesù.

«Non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano»: Gesù impone silenzio ai demòni; la loro proclamazione potrebbe indurre in errore tutti quelli che li ascoltano. Perché? Perché i demòni «conoscono chi è Gesù» e possono anche proclamarlo e rivelarlo; ma non potrebbero dire in che maniera e attraverso quali drammi (la croce) Gesù dovrà realizzare ciò che egli è.

«Al mattino presto si alzò quando ancora era buio». Gesù è l’uomo della preghiera. Pietro, fin dalla prima notte che Gesù trascorre in casa sua, se ne accorge con stupore e si mette «sulle sue tracce». Quale luce sulla vita intima di Gesù è la seguente serie di parole: «Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava». Preghiera prolungata, personale, notturna. La preghiera feconda le parole di Gesù e le sue opere; Gesù vi si abbandona, sottraendosi agli uomini per vivere il colloquio con il Padre Celeste. «La preghiera è un colloquio del figlio di Dio con il Padre che è nei cieli, sotto l’azione dello Spirito Santo»: come la definisce un santo monaco.

 

Per chi vive nella Divina Volontà, la preghiera è ciò che rende vivo il rapporto con Dio come tra padre e figlio. Il 25 novembre 1934 Luisa scrive che ogni volta che compie un atto nella Divina Volontà le sembra di ritornare nelle braccia del Padre Celeste, per ricevere uno sguardo, un bacio, una carezza, una parola d’amore, una conoscenza di più del suo Essere Supremo, per poterlo amare di più, ma anche per dargli il ricambio delle sue tenerezze paterne. Nel Volere Divino non si fa altro, Dio svolge la sua Paternità con un amore tenero ed indicibile, come se stesse aspettando la creatura per cullarla nelle sue braccia, per dirle: “sappi che Io sono il Padre tuo e tu sei la figlia mia. Oh! Come amo la corona dei figli miei intorno a me, con essi intorno a me, mi sento più felice, mi sento Padre e non vi è contento maggiore che possedere una prole numerosa che attesti l’amore, la figliolanza al Padre suo”. E la creatura, con l’entrare nel Volere Divino, non fa altro che far la figlia al Padre suo. Invece fuori del Voler Divino i diritti di Paternità e di figliolanza cessano.

 

Quante sono le ansie di Dio, i suoi sospiri e come aspetta e riaspetta di vedere la creatura ritornare nella Divina Volontà! L’amore di chi vive nella Divina Volontà giunge a renderlo irrequieto, quando non lo vede saltare nelle sue braccia, per dare il suo amore, le sue tenerezze paterne e ricevere le sue.

Ma quando l’anima che vive nella Divina Volontà salta nelle braccia di Dio? Quando vedendola piccina, piccina vuole amarlo e non sa amarlo, gli dici un “ti amo” ed il suo “ti amo” forma il salto per slanciarsi nelle sue braccia e siccome si accorge che il suo ti amo è piccolo, con coraggio, prende il suo amore e gli dice un “ti amo”, grande, grande e Dio gode perché la figlia sua lo ama col suo amore e si diletta molto di scambiare gli atti suoi con quella creatura che del resto è nella Volontà Divina; non è agli estranei che Dio dà, e quindi deve usare il peso, la misura, ma Lui dà ai figli suoi, perciò fa’ prendere quello che vogliono. È importante far scorrere i nostri atti nella Divina Volontà, la nostra preghiera, le nostre pene, il nostro ti amo, il nostro lavoro, sono piccole visite che facciamo al nostro Padre, per chiedere qualcosa e Lui per dirci: “dimmi che vuoi?” E certamente sempre otterremo altri doni e favori.

 

La Divina Volontà racchiude tutto, dentro e fuori di sé e dove Essa regna non sa stare, né può stare senza la vita degli atti suoi, perché i suoi atti si possono chiamare le braccia, il passo, la parola della Divina Volontà, quindi se la Volontà di Dio stesse nella creatura senza le sue opere, sarebbe come una vita spezzata, ciò che non può essere, perciò Gesù non fa’ altro che pennellare le sue opere, affinché dove c’è la vita vengano accentrate le opere sue. La creatura sente dentro di sé la sua vita, con tutte le sue opere, accentrate nella sua piccolezza, per quanto a creatura è possibile, fuori di sé sente la sua interminabilità di cui non si vedono i confini; possedendo, la Divina Volontà, la forza comunicativa, la creatura si sente come sotto una pioggia dirotta che le piove addosso le sue opere, il suo amore, la molteplicità dei suoi beni divini. La Divina Volontà racchiude tutto e vuol dare tutto alla creatura. Vuole poter dire: “nulla ho negato, tutto ho dato a chi vive nella mia Volontà”.

don Marco
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