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V Domenica di Quaresima

La donna e Gesù: la misera e la misericordia

04/04/2019
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Abbiamo ancora nella mente e nel cuore la commovente pagina del Figliol prodigo della liturgia di domenica scorsa: era una parabola con cui il Signore ci esortava a credere nella infinita misericordia del Padre celeste e a lasciarci riconciliare con Lui per vivere nella pace vera dell’anima. Oggi dalla parabola passiamo alla realtà: Gesù dà tutto il suo perdono alla donna peccatrice, le cambia il cuore, le dà la possibilità e la forza di ricominciare tutto da capo, di “non peccare più”. Anche noi dobbiamo mettere in pratica ciò che abbiamo sperimentato e capito. Abbiamo sperimentato tante volte la misericordia come il figlio prodigo, dobbiamo imparare a vivere nell’amore di Dio, con la sua forza: “rimanete nel mio amore”.

Nell’episodio della peccatrice adultera abbiamo notato il tranello che i farisei e gli scribi tendono a Gesù, ricordando la chiarezza della legge. La legge è chiara, non ci sono dubbi. Una donna che va con un altro uomo non merita pietà. Quello che ha fatto è grave: ha tradito la sua famiglia, suo marito, i suoi figli. Il male che ha commesso deve essere tolto di mezzo. Per questo viene lapidata: perché davanti al male non ci possono essere mezze misure. Gli scribi e i farisei conoscono bene la legge e chiedono a Gesù di applicarla. Senza mezzi termini. Del resto ci troviamo non in un luogo qualsiasi, ma sulla spianata del tempio, in un luogo sacro. Gesù si sentirà di andare contro la “legge di Dio” proprio mentre si trova nella sua casa? Della donna e del male che ha commesso, a questa gente non importa nulla; per loro è solo un pretesto, per mettere Gesù in difficoltà. Dapprima si mette a scrivere, col dito, per terra. Cosa abbia scritto il vangelo non lo dice. Poi lancia il suo avvertimento: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei, per ucciderla”. Almeno ora diventano onesti e sono coerenti: uno alla volta se ne vanno tutti, cominciando dai più anziani. Ora resta solo la donna e Gesù; dice S. Agostino: la “misera” e la “misericordia”. Ma Gesù non vuole affatto condannare, non è venuto per questo. È venuto a portare misericordia, a guarire i malati, per questo lascia libera la donna. “Nessuno ti ha condannata?” “Neppure io ti condanno!”. Ma deve togliere il male, lottare contro il male. Per questo le dice: “Va e non peccare più”. Sono le parole più belle e più grandi del cuore di Dio a chi sente tutta la sofferenza dei propri peccati. Gesù dice a ciascuno: Io non ti condanno. Gesù non è venuto a condannare il mondo, ma a salvarlo; non è venuto per i giusti, ma per i peccatori ...

Vogliamo imparare tutto l’insegnamento di Gesù mettendoci al posto della peccatrice. Non dobbiamo avere paura di incontrare Gesù quando abbiamo sbagliato, quando siamo nel peccato, nella debolezza, nella tentazione. “Ci ama sempre ... È proprio l’unica cosa necessaria che ci possa capitare e che noi dobbiamo cercare: l’incontro con Gesù che prende le nostre difese, ci capisce, ci perdona e ci salva. La fiducia nella misericordia del Signore deve diventare la luce e la forza di ogni giorno della nostra vita. Sentiamo anche tutta la profondità dell’invito di Gesù: Va e non peccare più. Su certi peccati ce la dobbiamo fare e ce la faremo a essere decisi, a tagliare ciò che va tagliato. “Ciò che è male in te, taglialo”. Dobbiamo chiedere tutta la forza del Signore e crederci. Su altri peccati può darsi che facciamo ancora fatica e che ci capiti di sbagliare ancora: anche qui vogliamo chiedere tanta forza al Signore, per tornare sempre a lui, implorare il suo perdono, ricominciare ogni volta con buona volontà: ma siamo certi, con il Signore vinceremo e Lui ci salverà.

Dice Gesù a Luisa il 26 maggio 1935 che il timore, anche se fosse santo, è sempre virtù umana, spezza il volo all’amore e fa nascere la paura e lo stento, nel camminare nella via del bene, fa guardare sempre a destra ed a sinistra e giunge a far temere Colui che tanto l’ama, toglie il dolce incanto alla fiducia che la fa vivere nelle braccia del suo Gesù e, se teme troppo, perde Gesù e la fa vivere a se stessa. Invece l’amore è virtù divina e col suo fuoco ha la virtù purificatrice di purificare l’anima da qualunque macchia, la unisce e la trasforma nel suo Gesù e le dà tale fiducia da farsi rapire dal suo Gesù, il dolce incanto della fiducia è tale e tanto che si rapiscono a vicenda per cui l’uno non può stare senza l’altro e, se guarda, guarda solo se ama Colui che tanto l’ama. Sicché tutto l’essere suo viene racchiuso nell’amore e siccome l’amore è figlio inseparabile del Voler Divino, perciò dà il primo posto di dominio alla Divina Volontà. Essa si stende in tutti gli atti della creatura sia umani che spirituali, nobilita tutto e sebbene gli atti umani restino nella forma e materia di cui sono formati, non subiscono alcun cambiamento esterno, tutto il cambiamento resta nel fondo della volontà umana, poiché tutte le cose che fa, anche le più indifferenti restano cambiate in divine e confermate nella Divina Volontà. Il suo lavorio è incessante e su tutto ciò che fa la creatura stende il suo soggiorno di pace e, come vera Madre, non fa altro che arricchire con conquiste divine la sua cara figlia. Perciò, esorta Gesù, occorre allontanare ogni timore, nel Divin Volere non hanno ragione d’esistere né timore, né paure, né sfiducia, non sono cose che gli appartengono e non dobbiamo fare altro che vivere d’amore e di Volontà Divina. Una delle gioie più pure che la creatura può dare a Dio è la fiducia in Lui, perché così se la sente figlia sua e ne fa quello che vuole; la fiducia dice l’identità di Dio, l’Essere immenso, la sua bontà senza termine, la sua misericordia senza limiti e quando più fiducia trova nella creatura, più l’ama e più abbonda verso le creature.

Vogliamo, però, imparare tutto l’insegnamento di Gesù, anche mettendoci al posto dei farisei e degli scribi. Gesù ci aiuta a esaminare la nostra coscienza, a essere onesti e sinceri, a riconoscere che anche noi tante volte facciamo i peccati che denunciamo negli altri e che anzi possiamo essere certe volte noi stessi causa di quei peccati. Si tratta di depositare questi sassi e depositarli davanti a Cristo; si tratta di esaminare e convertire il nostro cuore per non essere più gente che giudica, ma gente che prende coscienza dei propri peccati e responsabilità e prende su di sé sull’esempio di Cristo i peccati dell’umanità, per vincerli e portare la salvezza, la grazia, la vita vera ...

don Marco
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