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VI Domenica di Pasqua

L’amore infinito di Dio

04/05/2018
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

La definizione più bella e la rivelazione più completa di Dio è questa: “Dio è amore. È l’apostolo Giovanni che nel suo vangelo e nelle sue lettere non fa altro che ricordarci questo: Dio è amore, anche noi dobbiamo essere amore, dobbiamo “amarci gli uni gli altri”.

È importante meditare, contemplare, gustare la profondità dell’essere di Dio che è Amore. Dio è amore: è amore sempre, è amore verso ciascuno e verso tutti, è amore nella sua vita intima di Trinità d’amore, di fuoco di amore infinito, inimmaginabile, indescrivibile, onnipotente e tenerissimo. Dio è Amore!

Che idea ho normalmente di Dio? Come lo penso? Come lo sento? Quante volte ho idee piccole e limitate di Dio; quante volte ho idee di Lui che non hanno niente a che fare con Dio, anzi rasentano l’ingratitudine e la bestemmia; quante volte lo sento lontano, quasi che non pensi mai a me, che si sia dimenticato di me ...

No, Dio è Amore! Sempre, solo, unicamente e infinitamente amore, verso ciascuno e verso tutti, verso tutte le “sue creature”, come cantava S. Francesco.


Questo apre sempre alla serenità, alla gioia, al senso pieno della vita, in ogni situazione. I santi sono stati capaci di fedeltà e di gioia, anche nelle situazioni più delicate e difficili.

Questo apre la nostra vita a vivere l’amore: come dice già l’antico comando: “Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze e amerai il prossimo come te stesso”. Siamo chiamati a vivere l’amore, come ci ha insegnato Gesù con tutta la sua vita, col suo insegnamento, con il suo comando “nuovo”: “Amatevi gli uni gli altri, come Io ho amato voi”.


C’è a volte una sensazione diffusa, derivante dalla poca contemplazione di Dio amore e da una immagine distorta di Dio che si annida nella mente, che mette in atteggiamento di essere noi che facciamo molte cose per il Signore. Andiamo a messa, diciamo preghiere, facciamo buone azioni, cerchiamo di mettere in pratica i comandamenti. Viviamo la religione come tutto quell’insieme di cose che “noi” facciamo per il Signore (come se Lui avesse bisogno delle nostre cose!). La religione non è quello che noi facciamo per il Signore, ma tutto quello che Lui ha fatto, fa e farà per noi, per l’umanità, per l’universo.

Quanto è necessario rettificare queste impostazioni! E quando noi facciamo qualcosa per il Signore, non si accresce qualcosa in Lui, ma siamo noi ad essere fortunati di poter costruire scelte e fatti di vita belli, buoni, importanti, duraturi, che in Dio acquistano un significato pieno con il sapore dell’eternità, oltre che di una grande realizzazione umana.


I brani della parola di Dio ce lo illustrano con molta chiarezza: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio ...” “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”.

Dio è Amore: nel suo amore ci ha scelti, ci ha fatti suoi, ci fa partecipi della sua opera di amore, della sua missione di salvezza. Questo lo sente e lo pensa ogni consacrato: il Signore ha pensato a me, mi ha scelto, mi ha chiamato, mi ha dato questa vocazione ... ma questo lo può sentire e pensare ogni cristiano, per la sua chiamata alla fede, al battesimo, all’amore, all’apostolato, alla propria vocazione e missione, come ad es. la famiglia, il lavoro, l’impiego della propria vita per gli altri.

Da questa contemplazione e da questa presa di coscienza dell’amore di Dio, di un amore di scelta e di predilezione, viene immediato il desiderio di “rimanere nel suo amore”, di osservare i suoi comandamenti, di amarci gli uni gli altri, come Gesù ci ha amato.

 

Nel suo Diario Luisa dedica molte pagine a parlare della grandezza dell’amore di Dio. In particolare il 24 luglio 1938 parla della differenza che passa tra la Volontà Divina e l’amore, mostrando come chi vie nel Divin Volere riceve il deposito dell’amore di tutte le cose create e forma la base degli atti del Signore.

La Divina Volontà è vita, il suo amore è alimento. La vita non può stare senza alimento; e se esistesse l’alimento senza la vita che lo prende, si renderebbe inutile e Dio non sa fare cose inutili; la vita fa sorgere l’alimento, sicché l’una e l’altro si rendono necessari. La vita non può formarsi, né crescere, né sviluppare le sue opere grandi senza alimentarsi; l’alimento resterebbe senza opere, senza dare di sé in cose meravigliose, se non avesse una vita che lo riceve.

Oltre a ciò, la Divina Volontà è luce, l’amore è calore; inseparabili tra loro, la luce non può stare senza il calore, né il calore senza la luce; pare che siano gemelli, nati in un parto, ma la prima a nascere è la luce e poi sorge il calore, sicché il calore è figlio della luce; così la Volontà Divina tiene il suo atto primo, l’amore è il suo figlio prediletto, il suo primogenito inseparabile.

Se la Volontà di Dio non vuole, non si muove, non vuole operare, l’amore se ne sta nascosto dentro la sua mamma, senza far nulla; invece, se la Volontà Divina vuole operare, corre, vola senza mai stancarsi.

Così anche nella creatura, se si fa muovere dalla Volontà Divina, avrà vero amore, sarà ferma, costante ed irremovibile nel bene; se poi non sarà animata da Essa, il suo amore sarà un amore dipinto, senza vita, incostante; povero amore, dove non c’è la vita della Volontà di Dio! Il bene, le opere che farà saranno esposte al gelo, alle brine notturne, al Sole cocente, che hanno virtù di bruciare e di far seccare le opere più belle.

Questa è la differenza tra la Volontà di Dio e l’amore, non può nascere la figlia senza la madre, perciò ci deve stare a cuore possedere la sua vita se non vogliamo essere sterili nel bene, senza generazione da poter popolare Cielo e terra.

 

don Marco
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