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XIII Domenica del Tempo Ordinario

Tu continua ad avere fede

29/06/2018
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Gesù salva. Il tema di Gesù Salvatore avrà la sua completezza solo nell’annuncio dell’evento pasquale di Gesù (morte, resurrezione, ascensione). Esso implica la vittoria sulla morte per una vita senza fine. Questo è anticipato nei segni e miracoli che Gesù compie, come le resurrezioni operate durante la sua vita terrena.


Marco ne racconta una e lo fa inserendo nel racconto di Gesù che vince la morte un secondo racconto di miracolo: quello di una donna che da dodici anni vive una sua grande sofferenza L’evangelista ha modo di mettere in evidenza non soltanto il potere di Gesù, ma anche di descrivere la fede dei beneficiati: la donna e Giairo che prega per la sua figlia. Questa fede ci fa capire meglio che cosa significa essere salvati. In questi due miracoli abbiamo Gesù che innanzitutto reagisce all’agire della donna e la conduce alla vera fede e poi esorta il capo-sinagoga a continuare nella fede e a sperare contro ogni speranza perché egli vincerà la morte. Si tratta di imparare a vivere la fede per essere salvati.

Quale potenza ha in sé Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio! Quale grandezza di fede hanno queste persone che si accostano a Lui! Nel vangelo di oggi, abbiamo in maniera molto chiara il rapporto della fede della debolezza dell’uomo con la onnipotenza di Dio. Gesù aveva detto “Tutto è possibile per chi crede”. “Se aveste fede come un granellino di senape, spostereste le montagne”. Tante volte Gesù dice: “La tua fede, ti ha salvata”. Così è stato per questa donna che ammalata da anni, non ha il coraggio di parare con Gesù, ma ha nel cuore una certezza “Se anche riuscirò soltanto a toccare un lembo del mantello, sarò guarita!”. E Gesù la guarisce davvero. Per la sua potenza certo, ma come risposta a quella fede straordinaria, eppure così semplice e chiara.


Proviamo a pensare, per esempio, quando i sacerdoti celebrano l’Eucaristia o quando si va a fare la Comunione, non solo tocchiamo il lembo del mantello, noi tocchiamo Gesù, la sua persona, lo riceviamo in noi, Lui in me e io in Lui, così uniti! Se avessimo un po’ di quella fede, anche per noi è possibile sperimentare la grazia, la salvezza, la guarigione dai nostri mali, la vita secondo Dio! Vogliamo implorare questa fede.


Come quella di Giairo, angosciato per la gravità e la morte della sua piccola figlia. “Non disturbare più il maestro, tua figlia è morta”. Gesù gli dice: “Tu continua solo ad aver fede”. Una fede che è fatta di dolore, di cammino, di gente da affrontare, di silenzio da ricuperare, di attesa e di preghiera di fronte a quel corpicino morto. “Talita kum, fanciulla, te lo dico Io: Alzati!”. “Si alzò e camminava ...” “Tutti furono pieni di grande stupore”. E quest’uomo, Giairo, che sperimenta la gioia di aver incontrato il Signore, di aver creduto in Lui ciecamente, di avere ancora il suo tesoro, la sua figlia.

 

Il 21 settembre 1927 Gesù dice a Luisa che, non c’è altra prova più certa e sicura e che può fare più bene tanto a lei quanto agli altri, dell’aver manifestato tante verità; la verità è più del miracolo. Essa porta con sé la Vita divina in modo permanente, e, dove giunge e chi l’ascolta, rende presente la verità insieme con la sua vita per darsi a chi la vuole. Quindi, le verità manifestate da Dio, sono luci perenni non soggette a estinguersi e vita che mai muore.

Quale bene produce una verità divina? Può formare i Santi, può convertire le anime, può disperdere le tenebre e ha virtù di rinnovare tutto il mondo. Perciò Dio opera un miracolo grande quando manifesta una sua verità, perché quando dà le prove che è Lui che si manifesta all’anima, o quando fa’ altre cose miracolose, queste non sono altro che ombra della sua potenza, luce passeggera e, siccome è passeggera, non porta a tutti la virtù miracolosa, ma si riduce all’individuo che ha ricevuto il miracolo e molte volte, neppure chi ha ricevuto il miracolo si fa santo.

Invece la verità contiene la vita e, come vita, porta la sua virtù a chiunque la vuole. Se Gesù nel venire sulla terra, non avesse detto tante verità nel Vangelo, anche se avesse fatto miracoli, la Redenzione sarebbe stata inceppata, senza sviluppo, perché le creature non troverebbero nulla, né insegnamenti, né luce di verità per apprendere i rimedi, per trovare la via che conduce al Cielo. Così sarebbe di noi, se Gesù non ci avesse detto tante verità specie sulla Divina Volontà, che è stato il più gran miracolo che Dio poteva fare in questi tempi. Far conoscere la Divina Volontà nel mondo, vuol dire restituire l’ordine, la pace, la luce, la felicità perduta, tutte queste verità porteranno l’uomo in grembo al suo Creatore perché si diano il primo bacio della Creazione e sia restituita l’immagine di Colui che l’ha creato.

Se pensiamo ai beni che porteranno alle creature tutte le verità dette sulla Divina Volontà, il cuore ci scoppierebbe di gioia, né possiamo temere che il nemico infernale abbia potuto osare manifestarci una sola verità sulla Divina Volontà, perché lui, di fronte alla luce di Essa, trema, fugge ed ogni verità sulla Volontà divina è per lui più di un inferno e, poiché non ha voluto né amarla, né farla, si è tramutato tutto per lui in tormenti che non avranno fine, lui innanzi alla sola parola “Volontà di Dio” si sente talmente scottare che monta in furore ed odia quella santa Volontà che lo tormenta più dell’inferno. Possiamo stare sicuri che Volontà di Dio e nemico infernale non vanno mai d’accordo, né insieme, né vicino, la sua luce lo eclissa e lo precipita nelle profondità dell’inferno. La raccomandazione per noi è che non perdiamo nessuna verità o semplice parola sul Volere Divino, perché tutto deve servire a compiere la catena dei miracoli perenni, per far conoscere il regno di Esso ed a restituire la felicità perduta alle creature.


Il Signore è il Dio della vita. Vuole solo la vita. E quando c’è la malattia, la morte, anche nei piccoli, negli innocenti? Dio può risuscitare, può guarire, può dare la vita sulla terra. Ma soprattutto, Dio, Padre santo e buono, dà la vita vera, quella che dura sempre, nell’eternità.

don Marco
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