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XIV Domenica del Tempo Ordinario

La Gerusalemme di oggi, la Gerusalemme futura

04/07/2019
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Si è letto la scorsa domenica che Gesù ha imboccato, con sofferta decisione, la strada per Gerusalemme. Nel vangelo di oggi (Lc 10,1-9) “il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi” e li istruì su come comportarsi.
Ma con la prima lettura (Is 66,10-14) la liturgia orienta oggi l’attenzione sulla meta del viaggio di Gesù, là dove egli è morto e risorto.

Sono molte le città, la cui importanza trascende il loro attuale ruolo socio-politico; la felice collocazione ambientale, le vicende storiche cui si connettono, la ricchezza dei monumenti che vi si ammirano le hanno dotate di uno speciale incanto evocatore: basti pensare, per stare all’Italia, a Firenze, o Venezia, o Roma. Sono molte, sparse un po’ in tutto il mondo; ma una le supera tutte, ed è, almeno per chi legge la Bibbia, Gerusalemme. Nei testi sacri il suo nome è quello che ricorre più di frequente, legato a vicende estreme di tragedia e di gloria, a personaggi-chiave come Davide e Gesù, a siti incomparabili quali l’antico tempio, il calvario, il monte degli Ulivi. Gerusalemme, meta agognata e oggetto di un amore sconfinato, che da tremila anni fa sognare i pellegrini, che ha fatto piangere ebrei e cristiani quando l’hanno vista distrutta, che ha ispirato il più ardente sentire. Nei Salmi, in particolare (“Mi si attacchi la lingua al palato, se non metto il tuo ricordo al di sopra di ogni mia gioia!”) o appunto nella citata pagina di Isaia: «Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa tutti voi che l’amate. Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto. Così sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni; succhierete e vi delizierete al petto della sua gloria. Perché così dice il Signore: “Ecco, io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace; come un torrente in piena, la gloria delle genti. Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati”».

Il profeta parla così agli ebrei appena rientrati dall’esilio in Babilonia: Gerusalemme, pianta e sospirata quando erano lontani, ora li riaccoglie come una madre di nuovo gloriosa, che in pace nutre i suoi figli e li consola del lungo patire. La realtà storica tuttavia era molto diversa: rientrati dall’esilio, gli ebrei continuavano ad essere sotto una potenza straniera e si trovavano davanti una città distrutta da ricostruire, tra mille difficoltà che da allora non sono più venute meno. Ma proprio il contrasto tra la cruda realtà e le auree parole del profeta ha indotto a dare a queste ultime il valore di un annuncio, di una prospettiva che si realizzerà soltanto nel mondo venturo. In questo senso esse trovano un parallelo in età cristiana, con la conclusione dell'Apocalisse (cc. 21-22) che delinea la vita eterna come un abitare nella Gerusalemme perfetta: «E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: “Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte, né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate”».

Mi piace inserire in questa riflessione che il Vangelo suggerisce per questa domenica, un brano degli Scritti di Luisa del 3 ottobre 1928, dove, a proposito dei luoghi dove si realizzano i disegni di Dio, Gesù parla dei luoghi, dove si manifesterà il Regno della Divina Volontà.

Se Roma ha il primato della Chiesa lo deve a Gerusalemme, perché il principio della Redenzione è stato proprio a Gerusalemme; di quella patria Dio ha scelto dalla piccola città di Nazareth la Vergine Madre. Gesù è nato nella piccola città di Betlemme, tutti gli Apostoli sono di quelle città e sebbene queste città non hanno voluto riconoscere Gesù e hanno rigettato i beni della Redenzione, non si può negare che l’origine, il principio, le prime persone che hanno ricevuto il bene di Essa sono di queste Città, i primi banditori del vangelo, quelli che hanno fondato a Roma il cattolicesimo sono stati gli Apostoli, tutti di Gerusalemme, cioè di questa patria.

Ora ci sarà uno scambio, se Gerusalemme ha dato la vita della Religione e quindi della Redenzione a Roma, Roma darà a Gerusalemme il regno della Divina Volontà. Ed è tanto vero questo che come Dio ha scelto una Vergine dalla piccola città di Nazareth per la Redenzione, così ha scelto un’altra vergine in una piccola città d’Italia, appartenente a Roma, a cui è stata affidata la missione del regno del “Fiat Divino” che sarà conosciuto a Roma; come si è conosciuta a Gerusalemme la venuta di Gesù sulla terra, Roma avrà il grande onore di ricambiare Gerusalemme del gran bene ricevuto da essa cioè della Redenzione facendole conoscere il regno della Divina Volontà. E allora Gerusalemme si ricrederà della sua ingratitudine ed abbraccerà la vita della Religione che ha dato a Roma e, riconoscente, riceverà da Roma la vita ed il gran dono del regno della Volontà Divina.

E non solo Gerusalemme, ma tutte le altre nazioni riceveranno da Roma il gran dono del regno del “Fiat”, i primi banditori di Esso, il suo Vangelo tutto pieno di pace, di felicità e di ripristino della Creazione dell’uomo. E non solo le manifestazioni del Regno porteranno santità, gioie, pace e felicità, ma tutta la Creazione facendo gara con Esse sprigionerà da ogni cosa creata le felicità che contiene e le riverserà sulle creature. Perché Dio nel creare l’uomo, ha messo nel suo essere tutti i germi della felicità che ciascuna cosa creata possedeva, disponendo l’interno dell’uomo come un terreno, che conteneva tutti i germi delle felicità, tanto da tenere in sé tutti i gusti per assaporare e ricevere in sé tutte le felicità delle cose create, se l’uomo non possedesse questi germi gli mancherebbe il gusto, l’odorato, per poter gustare ciò che Dio aveva messo fuori di lui in tutta la Creazione.

L’uomo col peccare ha infettato tutti questi germi di felicità che Iddio nel crearlo gli aveva infuso e perciò ha perso il gusto di poter godere tutte le felicità che ci sono nella Creazione. È successo come ad un povero malato che non gode tutti i gusti che ci sono nei cibi, anzi sente il peso, lo stesso cibo si converte in dolore, tutto lo nausea e prende il cibo non perché provi gusto, ma per non morire, invece uno sano sente gusto, forza, calore, perché il suo stomaco ha forza di assimilare i beni che ci sono nei cibi e gode di essi. Così è successo nell’uomo, col peccare ha infettato i germi e la stessa forza di poter gustare tutte le felicità che ci sono nella Creazione e che molte volte si convertono in dolore. Ora ritornando l’uomo nel “Fiat Divino” i germi acquisteranno la sanità e lui acquisterà la forza di assimilare e gustare tutte le felicità che ci sono nell’ordine della Creazione. Per lui si formerà una gara di felicità, tutto gli sorriderà e l’uomo ritornerà felice come Dio lo aveva creato.”

 

don Marco
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