Ritorna ai vangeli

XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Fede in Dio, amore ai poveri

09/11/2018
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Mi colpisce sempre la vita di tante donne del vangelo: figure stupende! Marta e Maria, la peccatrice, la vedova di Nain, la samaritana al pozzo, le donne che si prendevano cura di Gesù e degli apostoli, l’emorroissa, la vedova al tempio ..., così pure nell’Antico Testamento.

La liturgia di oggi ci presenta due testimonianze meravigliose di fede e di amore, che la Parola di Dio ci indica come esempio. È la storia di due vedove. È importante la loro testimonianza perché l’Altissimo, il Dio dell’universo, è il difensore degli orfani e delle vedove ...

La prima è la vedova di Zarepta alla quale non è rimasto più nulla, se non un pugno di farina e un po’ di olio, per l’ultimo sostentamento per sé e per il figlio, prima di morire. Il profeta Elia le chiede di preparargli questo in dono di ospitalità e di confidare nel Signore. La donna offre tutto quello che ha e il Signore la benedice per sempre. È stupendo quanto avviene: “La farina non venne meno e l’olio non diminuì”. Di fronte alla donna di Zarepta alla quale si rivolge il profeta, Dio vuole un atto di fede. È nella fame, ma è obbediente alla parola di Dio e guadagna molto di più.

L’altra è la vedova del vangelo, che nella sua povertà, dà tutto quello che ha, “tutto quello che le è rimasto per vivere”. Forse ha anche paura di essere vista e giudicata perché mette pochi spiccioli in quel tesoro del tempio dove altri, mettendosi in mostra, gettano monete grandi. La vedova del vangelo getta nel tesoro due centesimi: gli altri danno il superfluo, lei dà tutto. Ma Gesù la vede, la osserva, la presenta agli apostoli come il vero esempio di fede, di amore, di sacrificio e tesse l’elogio più bello proprio per lei, che vive lo spirito di Gesù, lo spirito del vangelo e delle beatitudini. “Beati i poveri, perché di essi è il regno dei cieli”.

Meravigliosi sono i racconti di queste due vedove della Parola di Dio di oggi: testimonianze profonde e sincere di vera fede, vera carità, di autentica fiducia nel Signore. Sono capaci tale grandezza d’animo perché sono povere.

La vedova di Zarepta di Sidone, fuori dal territorio di Israele. Elia, il grande profeta, le chiede accoglienza alle porte della città. Questa povera donna, senza mezzi di sussistenza, accetta di ospitare questo sconosciuto, straniero, condividendo l’ultima porzione di cibo che possiede. Questo immenso segno di generosità cambierà la sua vita: l’olio nell’orcio e la farina nella madia non verranno mai più a mancare. Così la vedova del Vangelo ... quale valore hanno quei due spiccioli, che sono il suo tutto.

Anche nelle difficoltà non perdersi d’animo, perché il Signore non ci lascia soli, mai.
Ci sono momenti di scoraggiamento... poi il Signore ci solleva.

Il 25 gennaio 1927 Gesù dice a Luisa che chi vive nella Volontà Divina respira il Tutto, e siccome il respiro si prende e si dà, e senza frapporre tempo in mezzo si riceve per ridarlo di nuovo, ora che respira il Tutto che è Dio, nel rimettere il suo respiro dà il Tutto che ha respirato. Sicché tutto prende e tutto dà; dà il Tutto a Dio, dando Dio a Dio; dà il tutto alle creature, per respirare di nuovo Dio e tutto ciò che Dio opera. È connaturale che chi prende tutto può dare tutto. Solo nel Divin Volere la vita dell’Ente Supremo è continuamente bilocata da parte delle creature.

Quando opera il Tutto, il nulla sta al suo posto; solo si presta a ricevere il Tutto. E poi, possiamo sentire in noi la forza di questo Tutto, che facendoci abbracciare e invadere tutto, cielo, stelle, sole, mari e terra, e abbracciando tutti gli atti del Fiat divino che esercita in tutta la Creazione, ce li fa portare come in un solo fiato al nostro Creatore per ridargli tutti e tutto? C’è stato finora qualcuno che abbia dato e che abbia potuto dire: “Do a Dio tutto, anche Dio stesso, perché vivendo nel suo Volere Dio è mio, i cieli sono miei, il Sole e tutto ciò che ha fatto questo ‘Fiat Supremo’ è mio; quindi, essendo tutto mio, tutto posso dare e tutto posso prendere”? Ora ne avviene, come di conseguenza, che chi vive nel Divin Volere tiene il possesso del Tutto, e questo forma e attira il regno della Divina Volontà sulla terra, perché per formare un regno ci vuole la forza, la potenza del Tutto.

Come è bello il regno della Divina Volontà! Il nulla sperduto nel Tutto, il Tutto fuso nel nulla; la bassezza della creatura che si eleva nell’Altezza divina, l’Altezza divina che scende nella profondità di essa. Sono due esseri avvinti insieme, inseparabili, trasfusi, immedesimati, ché a stento si distingue che sono due vite che palpitano insieme. Tutta la magnificenza, la santità, la sublimità, i prodigi del regno della Divina Volontà, sarà proprio questo: la copia fedele dell’anima in Dio e la copia integra e bella di Dio nell’anima. Perciò i figli del regno del Fiat Divino saranno tante immagini di piccoli Dei nel suo regno.

 

don Marco
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