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12. La carità non gode dell’ingiustizia ma si compiace della verità (prima parte)

“Solo l’amore è quello che va sopra di tutto e tutto lascia dietro di sé; sicché, chi ama molto, e non chi fa molto, sarà più accetto al Signore.”

29/05/2018
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La carità non gode dell’ingiustizia che consiste nella negazione della verità, infatti davanti all’ingiustizia l’egoista gode se quell’ingiustizia è a scredito altrui e a svantaggio di un terzo, si arrabbia se è contro di sé, ma solo perché è contro di sé, non perché è ingiusta.

L’amore invece non gode dell’ingiustizia, soffre del male, non se la prende con chi lo fa, ma sente il male e allora detesta l’ingiustizia e solo la verità diventa oggetto della sua gioia. Quindi praticamente l’amore sa distinguere tra il vero e il falso, tra l’ingiusto e il giusto.

La verità è la forma più alta della giustizia e perciò la carità non può prescindere dalla verità e fonda la giustizia. La vera carità non solo non gode dell’ingiustizia ma fa il possibile per la realizzazione piena della giustizia e si compiace della verità, infatti non c’è giustizia senza la verità, mentre dove c’è l’ingiustizia c’è l’inganno e la frode.

 

In Dio carità e verità si identificano perché in Lui tutto è amore, tutto è verità, perciò ogni cristiano, con lo sguardo fisso a Dio, deve tendere ad armonizzare carità e verità. L’apostolo Paolo in Ef 4,25 esorta: «Deponete la menzogna, dite ciascuno la verità al prossimo, perché siete membra gli uni degli altri. La menzogna è peccato non solo contro la giustizia ma anche contro la carità». Anche S. Pietro raccomanda di deporre «ogni malizia, ogni frode e finzione» (1Pt 2,1). Gesù, Maestro ineguagliabile, è ancora più convincente nel farci desistere dalla falsità. Innanzitutto precisa che per essere luce tutto deve uscire dalla verità (Vol VIII, 3 settembre 1908) e afferma che Egli è Luce, ma di cosa è formata questa luce? Qual è il fondo? La verità. Pertanto Egli è Luce perché è Verità, quindi perché l’anima sia luce e tutte le sue azioni abbiano luce tutto deve uscire dalla verità. Dove c’è artificio, inganno, doppiezza, non ci può essere luce ma tenebre. Gesù sottolinea più volte quanto è perversa la finzione (Vol XIII, 22 novembre 1921); afferma, infatti, che la pena che più lo trafisse nella sua Passione fu la finzione dei farisei. Fingevano giustizia ed erano perversi, fuori da ogni regola e in pieno disordine e, mentre fingevano di onorare Dio, onoravano se stessi, il proprio interesse, il comodo proprio. Perciò la luce non poteva entrare in loro, perché i loro modi artificiali ne chiudevano le porte e la finzione era la chiave che, a doppie girate, serrandole a morte, ostinatamente impediva anche qualche barlume di luce, tanto che più luce trovò Pilato idolatra - perché tutto ciò che fece e disse non partiva da finzione - che gli stessi farisei. Gesù perciò afferma che si sente più tirato verso il peccatore più perverso, non finto, che verso quelli che sono più buoni ma finti.

 

L’uomo finto, nel bene che apparentemente fa e dice, non è capace di dare luce agli altri, avendo suggellato le porte, quindi agisce come diavolo incarnato che avvelena le anime. Se non fosse per la finzione e se tutti si facessero conoscere per quello che sono, si toglierebbe la radice del male dalla faccia della terra. Gesù si lamenta molto del fatto che le creature hanno distrutto ogni forma di giustizia. Egli non trova niente di giusto nell’uomo che si è tutto contraffatto nelle parole, nelle opere, nei passi, tutto è inganno, tutto è frode, tutto è ingiusto e penetrando nel cuore fa sì che l’uomo sia un ricettacolo di vizi (Vol II, 10 agosto 1899).

 

Figlia della giustizia è la verità. Gesù annuncia che Egli è Verità eterna, che non inganna, né può essere ingannato, così l’anima che possiede la giustizia fa risplendere in tutte le sue azioni la verità, quindi conoscendo per esperienza la vera luce della verità, se qualcuno vuole ingannarla, alla mancanza di quella luce che avverte in sé, subito conosce l’inganno, e così avviene che con questa luce della verità non inganna se stesso, né il prossimo, né può ricevere inganno.

 

Frutto che produce questa giustizia e questa verità è la semplicità. Infatti un’altra qualità dell’Essere Supremo è l’essere semplice, tanto che penetra ovunque: nel cielo, negli abissi, nel bene e persino nel male ma senza imbrattarsi, anzi non riceve il minimo adombramento. Così l’anima con la giustizia e la verità, raccogliendo questo bel frutto della semplicità, penetra nel cielo, si introduce nei cuori per portarli a Lui, penetra in tutto ciò che è bene, e trovandosi con i peccatori a vedere il male che fanno, non resta imbrattata, perché essendo semplice, subito si sbriga, senza ricevere alcun danno. L’anima semplice è di ammirazione agli angeli e agli uomini. E ancora Gesù ribadisce (Vol VII, 16 ottobre 1906) che la verità nuda, semplice, disinteressata attira le anime, le innamora e dà loro l’eroismo. La vera, nuda e semplice verità è la calamita più forte per attirare i cuori e disporli ad affrontare qualunque sacrificio per amore della verità e delle persone che rivelano questa verità. Chi ha disposto i martiri a dare il loro sangue? La verità. Chi ha dato la forza per sostenere la vita pura, illibata a tanti santi? La verità.

Gesù, addolorato, constata come è difficile trovare chi manifesti questa nuda, semplice e disinteressata verità. Spesso nel parlare e nell’operare cova sempre qualcosa di umano e di interesse e la verità viene manifestata come coperta e velata. Invece quanto più l’anima (Vol III, 10 gennaio 1900) si umilia e conosce se stessa, tanto più si accosta alla verità e, trovandosi nella verità, cerca di spingersi nella via delle virtù, da cui si vede molto lontana. E se vede che si trova nella via delle virtù scorge subito il molto che le resta da fare, perché le virtù non hanno termine, sono infinite come è infinito Dio. Pertanto l’anima, trovandosi nella verità, cerca sempre di perfezionarsi, ma mai giungerà a vedersi perfetta e questo le serve e farà che l’anima stia continuamente lavorando, sforzandosi per perfezionarsi maggiormente, senza perdere il tempo nelle oziosità e Gesù, artista per eccellenza, compiacendosi di questo lavoro, man mano la andrà ritoccando per dipingere in lei la Sua Somiglianza.

Insomma non c’è carità se è lesa la giustizia e negata la verità. La vera carità è rischiare di essere perseguitati a causa della verità, perché emerga la giustizia.

 

Consolante è quanto afferma Gesù nei Diari di Luisa (Vol VIII, 1luglio 1907): la verità per quanto perseguitata non si può fare a meno di conoscere che è verità e giunge il tempo che quella stessa verità perseguitata viene ad essere riconosciuta e amata.

Contro la verità (Vol VI, 16 gennaio 1906) non si ha nessun potere. Alla verità nessuno può resistere, né l’uomo può dire che non è verità, per quanto cattivo e stupido non può dire uno che il bianco è nero e che il nero è bianco, che la luce è tenebre e che le tenebre sono luce, solo che chi ama la verità la abbraccia e la mette in opera e chi non l’ama ne resta conturbato e tormentato.

 

Mi piace concludere questa prima parte di riflessioni sulla verità con le stesse parole di Gesù (Vol XX, 4 gennaio 1927): “la verità è bella, è amabile, è la ristoratrice e la fecondatrice dell’anima. Col suo calore e con la sua luce forma prodigi di sviluppo di grazia e di santità per chi ama conoscerla per eseguirla, ma per chi non ama seguirla, la verità si burla di lui, invece di restare burlata”.

Gesù è Verità, perciò atteggiandosi a Maestro, ci parla con amore di Essa, ci insegna le sue vie, la vita che si deve condurre in Essa, per farci conoscere e gustare i prodigi, la potenza e la bellezza del suo Regno.

Tonia Abbattista
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