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13. La carità tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta

“Il vero amore, tutto fa scomparire, tutto distrugge e con una maestria da incantare, non fa risplendere altro in tutto il suo operare che solo Iddio”

18/06/2018
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 L’inno alla Carità si conclude con queste parole radiose: “l’amore sostiene tutto, crede tutto, spera tutto, attende tutto”. Il ritmo incalzante della frase, l’insistenza sulla totalità – per ben quattro volte troviamo tutto - tradiscono un’emozione che Paolo quasi non riesce a contenere. L’amore tutto copre cioè accoglie sotto il proprio tetto tutto l’altro così com’è, tutto crede cioè dà sempre fiducia, tutto spera anche l’impossibile e tutto sopporta cioè porta il peso di tutto. L’amore sa farsi carico di tutto, quindi è forte, perché sa farsi carico anche di ogni male, vincendolo. L’onnipotenza dell’amore sfocia nella fede e nella speranza. L’amore dà alla fede e alla speranza la loro rispettiva pienezza.

 

Le quindici caratteristiche delineate nell’inno alla carità sono il ritratto di Dio e sono l’esperienza che noi abbiamo attraverso Gesù Cristo: “Chi vede Me, vede Colui che Mi ha mandato” (Gv 12,44-50). Gesù, Maestro ineguagliabile, spiega questi concetti su citati in maniera dettagliata, lineare e ampia nei Diari di Luisa e afferma (vol II, 12 giugno 1899) che il vero amore tutto fa scomparire, tutto distrugge e con una maestria da incantare, non fa risplendere altro in tutto il suo operare che solo Iddio e tutto guarda in Dio. Ribadisce poi che le virtù (vol IV, 15 giugno 1902) sono attributi e doti di Gesù, ma l’amore è la sua stessa natura, dove tutte le virtù formano il suo trono e le sue qualità, ma l’amore forma Se stesso. Pertanto (vol VII, 15 giugno 1906) tutta la vita divina si può dire che riceve vita dall’amore. L’amore la fa generare, l’amore la fa produrre, l’amore la fa creare, l’amore la fa conservare e dà continua vita a tutte le sue operazioni, sicché se non avesse amore, non opererebbe o non avrebbe vita. In Dio tutte le sue perfezioni sono amore. Dio è tutto amore, è come una fonte (vol XII, 9 luglio 1918) che non contiene altro che amore e tutto ciò che potrebbe entrare in questa fonte perde la sua qualità e diventa amore. Perciò in Dio la Giustizia, la Sapienza, la Bontà, la Fortezza ecc. non sono altro che amore. Il Volere Divino dirige questa fonte, domina, regge, ordina tutto. Chi vive nel Volere Divino fa vita nella sua stessa fonte e tutto in lui si cambia in amore. Sicché amore sono i suoi pensieri, amore la parola, il palpito, l’azione, il passo, tutto.

 

Le creature non sono altro che scintille uscite dal gran fuoco d’amore che è Dio e la loro vita riceve vita e attitudine di operare da questa scintilla, e anche la vita umana riceve vita dall’amore: però non tutti se ne servono per amare e operare il bello, il buono, il tutto, con sommo dispiacere del Creatore, che avendo spiccato queste scintille dal suo gran fuoco, agogna riceverle tutte in Sé un’altra volta, più ingrandite, come altrettante immagini della sua vita divina. Gesù, infatti spiega (vol XI, 26 febbraio1912) che la creatura è un complesso d’amore perché Dio, essendo amore, fece le creature tutte amore. I nervi, le ossa, le carni sono tessuti d’amore, Dio vi fece scorrere in tutte le particelle il sangue, come coprendole di una veste, per dare loro vita d’amore. Pertanto la creatura non si muove per altro che per amore. Al più ci possono essere diversità di amori, ma sempre per amore si muove. Ci può essere amore divino, amore di se stesso, amore di creatura, amore cattivo, ma è sempre amore, né può fare diversamente, perché la sua vita è amore, creata dall’Amore Eterno, quindi portata da una forza irresistibile all’amore.

 

Gesù nei Diari di Luisa, dopo aver chiarito che la creatura è un complesso d’amore, parla abbondantemente delle caratteristiche del “vero amore”, quasi a voler chiarire minuziosamente la citata frase di Paolo e indurci a comprendere che le virtù più belle e i sacrifici più grandi si rendono insipidi se non hanno principio dall’amore, perché la carità è una virtù che dà vita e splendore a tutte le altre, in modo che senza di essa, sono tutte morte, l’occhio di Dio non riceve nessuna attrattiva e sul cuore di Gesù non hanno nessuna forza. Gesù afferma che solo l’amore operante e fecondo è durevole e vero amore, tutto il resto è fumo (vol III 19 agosto 1900). L’amore perfetto sta nella vera fiducia che si deve avere verso l’oggetto amato e qualora si vedesse perduto l’oggetto che si ama, allora più che mai è tempo di dimostrare questa viva fiducia (vol IV 10 novembre 1900). Quando incontrando sacrifici, amarezze e pene, si ha virtù di cambiarle in dolcezze e delizie, si può esser certi che si opera per la persona amata, perché questa è la vera natura del vero amore: di trasmutare le pene in gioie, le amarezze in dolcezze (vol IV 25 novembre 1900). L’amore supplisce a tutto, è ingegnoso, si duole delle pene della persona amata e vuole risparmiargliele, prendendo le sue sofferenze. L‘amore è ingegnoso e il vero ingegno giunge a tutto. Quando nell’anima c’è un amore che si duole delle pene della persona amata come se fossero proprie e un cuore che giunge a prendere su di sé, a soffrire ciò che dovrebbe soffrire la persona amata, questo è l’amore più eroico che assomiglia all’amore di Gesù, essendo molto difficile trovare chi metta a rischio la propria pelle (vol IV, 5 settembre 1901). Le prerogative dell’amore sono tre: amore costante e senza termine, amore forte e amore che riannoda Dio e il prossimo, Se nell’anima non si scorgono queste prerogative, si può dire che non ha le qualità del vero amore (volume IV 10 settembre 1902); il vero amore è dimenticare se stesso e vivere dedicato agli interessi, alle pene e a tutto ciò che appartiene alla persona amata. Infatti (vol VI, 6 novembre 1903) l’amore più puro e perfetto è frutto del rinnegare se stesso e del sacrificio.

 

Non c’è sacrificio senza rinnegamento di se stesso e il sacrificio e il rinnegamento di sé fa nascere l’amore più vero e perfetto, ed essendo il sacrificio “sacro” avviene che si consacra l’anima come degno santuario di Dio per farvi fare la Sua perpetua dimora. Gesù inoltre ribadisce che il vero amore non ammette divisioni di sorta, per quanto può essere uno inferiore all’altro. Ciò che è mio è tuo: questo è il linguaggio di due esseri che si amano davvero, perché il vero amore è trasformazione: dunque la bellezza dell’uno toglie la bruttezza dell’altro e lo rende bello; se è povero lo rende ricco, se ignorante lo rende dotto, se ignobile lo rende nobile. Uno è il palpito, uno il respiro, una la volontà di due esseri che si amano e se qualche altro palpito o respiro vuole entrare in loro, si sentono sofferenti, affannati e lacerati e restano infermi, sicché il vero amore è salute e dove questo amore resta più nobilitato, più consolidato, più confermato e più accresciuto è nel sacrificio, quindi l’amore è la fiamma, il sacrificio è la legna. Il sacrificio è lo sviscerarsi uno nell’amore dell’altro e nell’essere della persona amata, e quanto più uno si sacrifica, tanto più resta consumato nell’essere amato. Il sacrificio è la legna per ingrandire il fuoco dell’amore (vol VIII 29 ottobre 1907). Il vero amore facilita tutto, esclude ogni timore, ogni dubbio, tutta la sua arte è impossessarsi della persona amata. Le virtù del vero amore sono tre: tutto purifica, di tutto trionfa e a tutto arriva (vol IX, 6 ottobre 1909).

 

L’amore racchiude tutto, incatena tutto, dà vita a tutto, di tutto trionfa, tutto abbellisce, tutto arricchisce. Gesù quindi ci insegna che l’amore deve prevenire le azioni che valgono soltanto per l’amore che contengono. A seconda della dose d’amore che contiene un’azione, fosse anche indifferente, così aumenta il peso, perché Dio non guarda l’opera, ma l’intensità dell’amore che l’opera contiene. Tutto ciò che facciamo e che ci accade deve diventare amore, Gesù desidera che tutto in noi sia suggellato dall’amore, quindi se pensiamo dobbiamo solo pensare all’amore, se parliamo, se operiamo, se palpitiamo, se desideriamo, e se anche un solo desiderio esce da noi che non sia amore, dobbiamo restringerlo in noi stessi e convertirlo in amore  e poi dargli la libertà di uscire (vol VI, 27 luglio 1904).

 

Infine il vero amore nulla sa nascondere alla persona amata di quanto ha nel cuore, né le gioie, né le pene. Anche per un pensiero dolente, per una fibra del cuore che nasconde e che non versa nella persona amata, si sente come diviso da lei, scontento, irrequieto e fino a tanto che non versa in chi ama tutto il suo cuore, non gli è dato di trovare riposo (vol XVI, 15 marzo 1924). Il vero amore, infatti, ha questa virtù di rompere qualunque segreto, perché vuole trovare nella persona amata ciò che possiede lui stesso, le sue gioie, i suoi dolori, tutte le sue prerogative. L’amore vuole trovare se stesso nella persona amata. (vol XXXVI, 30 giugno 1938) Infine il vero amore non si contenta mai, allora è contento quando può dire: “non ho più che dare” (vol XXIV 16 giugno1928).

 

Faccio mie le parole di Luisa (da: Le ventiquattro Ore della Passione di N.S. Gesù Cristo) “Oh Amore senza termine, io mi sento indietreggiare dinanzi a tanta immensità d’amore e vedo che per poter entrare nell’amore e comprenderlo, dovrei essere tutto amore! O mio Gesù, non lo sono! Ma giacché tu vuoi la mia compagnia e vuoi che entri in Te, ti prego di farmi diventare tutto amore”.

Le caratteristiche dell’amore vero riportate in questa prima parte sono le perle che ho cercato di pescare nei profondi fondali del gran mare di conoscenze sulla Divina Volontà presente nei Diari, mi riservo di cercare di capire, in una seconda parte, come fare per diventare “ tutto amore”.

Tonia Abbattista
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