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5. La carità non si vanta

“Il mio amore sente un irresistibile bisogno; a tante offese delle creature vuole almeno una che, frapponendosi tra me e loro, mi dia riparazioni complete, amore per tutti”

03/04/2018
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Il vantarsi è cercare la propria gloria, porre il proprio “io” al centro, l’amore vero è decentrarsi, la carità infatti mette Dio e il prossimo al centro della vita. La vanagloria è ricerca di sé, la carità è dedizione di sé a Dio e ai fratelli. Un vero cristiano si dona agli altri, serve il prossimo, dà a chi è nel bisogno con semplicità e delicatezza. La carità non suona la tromba per annunziare le sue opere buone.

S. Bernardo definiva la vanagloria male sottile, peste occulta, madre dell’ipocrisia, sorgente dei vizi, ruggine delle virtù, verme roditore della santità, perché cerca soltanto la propria gloria, invece l’unico obiettivo della creatura dovrebbe essere quello di dare sempre e soltanto gloria a Dio per tutto e per tutti.

Solo Dio è buono, amabile, amante, santo, immenso, potente, è il Tutto che ha fatto tutto per amore della creatura. “I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento dichiara l’opera delle sue mani”. In Isaia 43,7 leggiamo che Dio ci ha creati per la Sua gloria. Tutto ciò che abbiamo e ciò che siamo sono doni che appartengono a Dio e che portiamo in “vasi di terra” (2Cor 4,7) Siamo i recipienti che contengono la Sua gloria. Tutto quello che siamo in grado di fare e di essere trovano la loro origine in Lui. L’inno liturgico recita infatti: “Gloria a Dio nell’alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente”. Dio, per il suo grande amore sente un irresistibile bisogno: essere ricambiato in amore, ricevere gratitudine, adorazione onore e gloria dalla creatura.

 

La Creazione tutta, infatti, è stata fatta per amore dell’uomo, anzi Gesù dice a Luisa (vol. XVIII, 9 agosto 1925) che è tanto l’amore di Dio che se fosse stato necessario avrebbe creato tanti cieli, tanti soli, tante stelle, tanti mari, terre, piante e tutto il resto per quante creature dovevano venire alla luce di questo mondo affinché ognuna avesse una creazione per sé, un suo universo E se ciò non è stato fatto è perché l’uomo poteva godere lo stesso tutto, come se fosse suo.

Quindi il primo dovere della creatura è prendere a tutta la gloria di Dio, considerare tutte le cose create dalla più piccola alla più grande, per imprimere il ricambio d’amore, di gloria, di ringraziamento. Sappiamo che questo dovere così sacrosanto (di riempire cielo e terra del ricambio d’amore) è stato compiuto dalla Madre Celeste e dall’Umanità di Gesù, poi Luisa è stata chiamata ad associarsi con Gesù e Maria, per seguire e ripetere i loro atti e, con Luisa, siamo stati chiamati tutti a dare a Dio il ricambio d’amore e soprattutto la giusta gloria e questo lo si può fare solo vivendo nella Divina Volontà. Gesù è ansioso di aspettare che entriamo in Essa per poter trovare in noi i compiacimenti e le riparazioni di tutti! Vivere nella Divina Volontà è cercare la gloria di Dio per tutto e a nome di tutti.

Gesù nei diari di Luisa afferma che (vol. XI, 15 giugno 1916) il suo amore sente un irresistibile bisogno: di fronte a tante offese delle creature vuole che almeno una, frapponendosi fra Lui  e le altre,  dia riparazione completa e amore per tutti e questo lo si può fare solo nel Divin Volere “dove troverai Me e tutte le creature”.

 

Un giorno Luisa tenendo presente ciò, pensava di offrire al Creatore, come il più bell’omaggio, i sacrifici che hanno fatto i Santi dell’Antico Testamento, quelli della Madre Celeste e tutti i sacrifici di Gesù, e Gesù non solo ha esaltato questa sua intenzione, ma ha spiegato  che innanzitutto non vi è cosa sofferta e operata da tutti i Santi della storia del mondo che la Divina Volontà non abbia avuto la sua parte facendosi attore e concorrente di forza, di aiuto, di sostegno di quel sacrificio o di quell’opera, perciò l’anima, offrendoli a Dio come omaggio di gloria, richiama la memoria di quel sacrificio e di quell’opera e la Divina Volontà riconosce ciò che ha messo di suo in tali atti e dà la virtù di raddoppiare la gloria di quel sacrificio per Dio e per chi ha avuto il bene di sacrificarsi  e di operare per compiere la Divina Volontà.

 

Il vero bene non cessa mai, né in Cielo né in terra, basta una creatura che ricordi e l’offra, perché si rinnovi la gloria in Cielo e scendano gli effetti di quel bene in terra a pro delle creature. Anche il bene che Gesù ha fatto sulla terra non è morto, ma è rimasto con la pienezza della vita, e vita che vivifica, conserva, alimenta e cresce continuamente e si dà a chiunque la vuole. E come la creatura si ricorda, già si mette in rapporto con i suoi beni e come li va offrendo, così si raddoppiano per darsi ad essa e Gesù si sente raddoppiare la gloria di quello che ha fatto per amore della creatura. Chi vive nella Divina Volontà col germe che fa risorgere della sua luce, dà a Dio sempre cose nuove ed essa sta sempre in atto di risorgere continuamente nell’amore, nella gloria e nella stessa vita del suo Creatore (vol. XXIX, 2 marzo 1931).

 

Infinito, eterno è il valore degli atti fatti nella Divina Volontà! Gesù stesso ne sottolinea spesso l’importanza e afferma che Dio mette migliaia di angeli a custodia di un solo atto fatto nel Divin Volere, gli Angeli ne restano rapiti e, riverenti, li adorano perché vedono in questi atti la Volontà Eterna che merita tutte la loro adorazione.

Gesù infatti sottolinea che non c’è da stupirsi se gli angeli restano rapiti nel vedere queste anime che formano il sostegno del loro Dio, in virtù del prodigio della Divina Volontà, perché chi mai può difendere i diritti di Dio se non chi vive nelle Divina Volontà? Dio si sente più forte in queste anime, ma forte della sua stessa fortezza.

Dio è come un re circondato da fidi ministri, che si sente più forte, più glorioso, più sostenuto in mezzo a questi suoi fidi che da solo. Così è Dio, chi mai può essergli più fidato di chi vive nella Divina Volontà? Dio sente la sua Volontà duplicata, quindi si sente più glorioso. Ecco perché Gesù afferma (vol, XXIII, 10 ottobre 1927) “La mia completa gloria la aspetto dal Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”, Solo allora l’affermazione di S. Paolo: “la carità non si vanta” si potrà realizzare in pieno, perché la creatura  non cercherà più la propria gloria , ma solo quella di Dio.  

Tonia Abbattista
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