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8. La carità non manca di rispetto

“Quando l’anima mette da parte la sua volontà, la mia fa da padrona nell’anima, regna, comanda ed impera; si trova come se fosse a casa sua”

23/04/2018
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Il rispetto è un valore universale che tutti dovremmo adottare in maniera incondizionata. La carità infatti ispira sentimenti delicati verso il prossimo, rispetta e onora tutti. L’amore vero dunque si traduce in rispetto e stima dell’altro. Si dovrebbe sempre considerare che l’altro vale più di me e Dio stima me più di Sé, infatti Dio ha dato la vita per me. Se non si stima l’altro più di se stessi non si ama l’altro, l’altro vale più di me, vale la mia vita. La stima o il rispetto è perciò una cosa importantissima, senza stima non c’è amore. Chi vuol bene sa essere gentile, disponibile, rispettoso, soprattutto nei confronti di chi è più debole e indifeso. Il rispetto è un diritto della persona e la mancanza di rispetto nei confronti del fratello è un atto immorale, perché si offende un fratello amato da Dio. “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?” (1Cor 6,19).

 

Il rispetto è dunque un atteggiamento che favorisce le relazioni interpersonali e deve essere innanzitutto alla base dell’armonia familiare. Nel giorno del matrimonio i due sposi promettono di onorarsi per tutti i giorni della loro vita, detto in altre parole è come se uno dicesse all’altro: “Ti rendo onore: tu non sei una cosa, perciò non posso superare la soglia del rispetto”. Se è indispensabile il rispetto reciproco fra coniugi, lo è altrettanto quello per i figli che vanno perciò presi sempre sul serio.

 

Il rispetto dunque è un atteggiamento da usare nei confronti di tutti. Rispettare è rendersi conto che ogni persona ha diritto di scegliere di essere come è realmente, con il suo modo di pensare, di esprimere le proprie opinioni, di sentire, di agire. Il rispetto è vedere l’altro come una parte di sé, è la frase “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” o anche “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo” (Mt 7,12).

 

Ecco perché Gesù ci tiene tanto a formare Luisa e le indica perciò le vie da percorrere per imitarLo (Vol IV, 22 aprile 1901). Le dice infatti che vuole che sia in tutto simile a Lui, sia nell’operare che nell’intenzione, vuole che sia rispettosa con tutti, perché rispettare tutti dà pace a se stessi e pace agli altri, vuole che lei si ritenga la minima di tutti e che rumini sempre i suoi insegnamenti nella sua mente e li conservi nel suo cuore, affinché nelle occasioni li trovi sempre pronti per avvalersene e per metterli in esecuzione. Insomma vuole che la vita di Luisa sia un trabocco della Sua.

 

Il rispetto della “persona” dunque è alla base del saper vivere in relazione, infatti il rispetto deve caratterizzare l’ospitalità, una qualità sacrosanta, che ci spinge ad usare il massimo riguardo e rispetto verso l’ospite. L’autore della lettera agli Ebrei comandò: “Non dimenticate l’ospitalità” (Eb13,2; 10,34)  E Pietro mostrò che si doveva offrirla di buon grado: “Siate ospitali gli uni verso gli altri senza brontolii” (1Pt 4,9). Anche Gesù ci dà lezione insuperabile su questo argomento e mette a confronto l’ospitalità che l’anima può dare alla Divina Volontà, diventando abitazione di Essa, con l’ospitalità che viene offerta ad una persona (vol XVII, 8 febbraio 1925). Parlando con Luisa Gesù le confida che si sente le ossa a posto perché lei lo ha raddolcito, poi ribadisce che chiunque fa regnare in sé la Divina Volontà può raddolcire e riunire le sue ossa slogate. Quando l’anima mette da parte la sua volontà, la Divina Volontà fa da padrona nell’anima, regna, comanda ed impera, si trova come se fosse a casa sua, cioè nella Patria Celeste, quindi essendo come a casa sua, padroneggia, dispone, ci mette del suo, perché come abitazione sua può mettere quello che vuole per farne ciò che vuole, e riceve il più grande onore e gloria che la creatura Le possa dare. Invece chi vuol fare la propria volontà fa da padrona, dispone, comanda e la Divina Volontà sta come una povera straniera, non curata e, se occorre, disprezzata. Succede come ad un padre che va a trovare un suo figlio lontano, oppure un amico ad un altro amico: mentre bussa gli si apre la porta, ma lo si fa restare alla prima stanza, non gli si prepara il pranzo, non il letto dove farlo dormire, non gli fanno parte delle loro gioie, né delle loro pene. Che affronto! Che dolore per questo padre oppure per questo amico! Se ha portato tesori per complimentarlo, nulla lascia e se ne va trafitto nel fondo del suo cuore. Invece nei confronti di un altro amico, appena lo vede si mette in festa, prepara il più bel pranzo, il letto più soffice, anzi gli dà piena padronanza di tutta la casa e perfino di se stesso: non è questo il più grande onore, amore, rispetto, sudditanza che si può usare ad un padre o ad un amico? Che cosa non gli lasceranno di bello e di buono per compensare tanta liberalità? Tale è la Divina Volontà: viene dal Cielo per abitare nelle anime e invece di renderla padrona la tengono come una straniera.

 

Il rispetto dunque si dà senza condizioni a tutti, se uniremo questa consapevolezza alla volontà di agire secondo la direzione che ci indica Gesù (Via, Verità, Vita) ci apriremo al rispetto verso tutti e saremo portatori dell’amore vero e completo.

Tonia Abbattista
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