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“Così avrò due Mamme; la prima che mi fece formare il regno della Redenzione, la seconda che mi farà formare il regno della mia Divina Volontà”

Ecco la serva del Signore: Maria, ammirabile e imitabile

02/10/2018
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Maria è modello del nostro discepolato: acconsente alla volontà di Dio con fede e la esegue con gioia. La giovinetta di Nazareth non è un fenomeno della natura, ma una donna concreta. Possiede tutti i tratti dell’umanità, compresa la debolezza, il sorprendersi, il non capire e il ricercare. È una donna come tutte le donne del mondo. Ha corpo, psicologia e sentimenti di donna, modi di essere e di agire propri della condizione femminile. Non si aspettava certamente che il Padre volgesse il suo sguardo su di lei e la chiamasse alla missione unica e straordinaria di essere la madre del Messia. Nella sua personalità concreta si racchiude un mistero di grandezza, reale e invisibile al contempo: Maria è ammirabile ed imitabile. Questi due aspetti sono inscindibili. È ammirabile perché Dio in lei ha compiuto opere grandi e imitabile perché non ha mai cessato di essere piccola come noi.

 

Dio ha bisogno della nostra libertà che si offre a lui. Un dono possibile se non guardiamo a noi stessi, se mettiamo da parte il nostro tornaconto e ci abbandoniamo nelle sue mani in un silenzio accogliente, consentendogli di agire in noi e attraverso di noi. Non si tratta di assumere un atteggiamento di inoperosità e inettitudine sul piano esteriore, ma di essere in totale ed esclusiva disponibilità ai desideri di Dio. Dobbiamo rifuggire la tentazione dell’orgoglio, dell’insistere a investire sulla nostra dimensione attiva per rimanere a nostra misura, magari mascherando il tutto come realismo, modestia o addirittura umiltà. Se lasciamo che il Padre abbia il timone della nostra vita, saremo capaci di realizzazioni non più commisurate a noi e alle nostre possibilità, ma a lui.

 

La giovinetta di Nazareth, creatura finita, fa posto nella sua carne all’Infinito. Un simile prodigio non avviene grazie ai suoi sforzi, ma al suo decentrarsi per mettere Dio al centro ed orientare a lui ogni suo palpito.

 

Come Maria poniamoci in atteggiamento di ascolto, di adorazione e soprattutto di accoglienza di Dio che viene per redimerci in un modo così divino e così umano, pienamente e totalmente divino, pienamente e totalmente umano. Di fronte al Mistero che si rivela, novità sublime, alta e stupenda, facciamo cessare in noi ogni distrazione, il nostro cuore si chiuda in un silenzio carico di attesa e la nostra mente, nella sua limitatezza, ceda il posto alla preghiera di contemplazione. Soltanto dopo un’esperienza così forte del divino, relazione unica di intimità e di comunione con Dio, potremo alzarci e divenire annunciatori della novità portata da Gesù. Allora la nostra sequela non sarà un esercizio esteriore di pratiche religiose, che non ci toccano e non ci coinvolgono, ma Cristo sarà la scelta radicale che espanderemo nella concretezza della nostra vita e ogni nostro attimo sarà per il Signore, perché lui possa agire in noi, con noi e per noi. Ed è precisamente la vita nella Divina Volontà, vissuta da sempre da Maria e che Luisa prima, e ora noi, siamo chiamati a viverla. Se cercheremo di toccare la fede, anziché viverla, se ascolteremo i nostri desideri anziché desiderare unicamente la volontà di Dio, se penseremo al fare e all’agire prima che all’essere, non faremo spazio a Dio che viene e il nostro vivere si allontanerà dai sentieri della verità e della giustizia.

Maria ci indica la strada della semplicità, dell’essenzialità, della donazione a Dio e ai fratelli, certi che soltanto in Cristo scopriremo la vera libertà. Le nostre aspirazioni non resteranno deluse se la volontà di Dio sarà la bussola che orienta le nostre giornate e cercheremo di entrare sempre più in sintonia con lui. Questo sforzo costante di uniformarsi al Signore passa attraverso non cose strane e grandi, ma nel fare il consueto insieme a lui (come ci insegna Luisa) con una operatività che rispetta lo stile del Vangelo, intrisa cioè di amore e non di odio, di risentimento o di invidia.

In definitiva anche noi, come Maria, siamo chiamati a pronunciare il nostro “Fiat” al Padre. È lui che prende l’iniziativa, che vuole salvarci, che ci viene incontro. Raramente però i nostri sì sono pieni: il più delle volte sono zoppicanti, al punto da frenare in noi l’azione del Signore.

Facciamo ordine nel nostro cuore affinché divenga una buona casa per Dio. Sgomberiamo la nostra vita dalle pseudo-sicurezze, malate di arroganza. Non nascondiamoci dietro le nostre debolezze, non invochiamo sedicenti nostre incapacità, non innalziamo muri, non impediamo alla Grazia di espandersi in noi e attraverso di noi. Ciò che si è realizzato in Maria attende infatti di compiersi anche in ciascuno di noi. Se lasceremo che lo Spirito ci inondi, saremo capaci di gettarci a capofitto nella meravigliosa avventura della costruzione di noi stessi e del mondo nella direzione dell’amore senza misura, secondo il disegno del Padre.

Gesù insegna a Luisa che le opere più grandi non si possono fare da soli, morirebbero sul nascere. Gesù vuole rinnovare nelle anime tutto l'amore che ha avuto nell'incarnarsi, ma non ha trovato a chi darlo. Nell'incarnarsi ha trovato Maria che gli dava campo a sfogare il suo amore ed a ricevere nel suo Cuore Materno tutto l'amore che respingevano le creature. Era Lei, la depositaria del suo amore respinto, la dolce compagnia delle sue pene, il suo amore ardente gli asciugava le lacrime. Le opere più grandi non si possono fare da soli, ma ci vogliono due o tre almeno, come depositari ed alimento della stessa opera; senza alimento le opere non possono aver vita, c'è pericolo che muoiano sul nascere. Tanto è vero che nella Creazione sono state tre le Divine Persone nel crearla e poi hanno fatto l'uomo come depositario dell'opera divina; non contenti, perché le opere da sole non portano felicità, all’uomo gli è stata data la compagnia della donna.

Nell'incarnazione le tre Divine Persone sono state concorrenti ed in loro compagnia, anzi inseparabili da loro, con l'aggiunta della Regina Celeste ed è stata proprio Lei la Divina Depositaria di tutti i beni dell'incarnazione.

Dunque come per formare l’opera di Dio è necessaria la compagnia della creatura che si metta a sua disposizione per ricevere il gran bene che Dio vuole darle.

Luisa viene chiamata ad essere la seconda Mamma di Gesù, chiamata a ricevere il gran bene della rinnovazione dell’incarnazione, come dote del regno del “Fiat Divino”. Così Gesù avrà due Mamme; la prima che ha fatto formare il regno della Redenzione, la seconda che farà formare il regno della Divina Volontà.

Il Signore ha in serbo per noi grandi cose e non ci deluderà mai, perché è il Dio fedele!

don Marco
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