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“Donna, ecco tuo figlio!”: La maternità ecclesiale di Maria

“Io metto fianco delle creature la Madre mia, per aiuto, per guida, per farla amare da figli ed Essa in ogni istante si sente mettere dal Figlio suo al fianco dei suoi figli"

07/08/2019
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Immediatamente dopo aver rivolto le sue parole alla madre, Gesù fissa lo sguardo verso il discepolo che le è accanto e gli dice: “Ecco tua madre!”. Il Signore non gli chiede di aver cura di lei, di prenderla nella sua casa per aiutarla e sostenerla nelle difficoltà che la vita le riserverà, di difenderla e assicurarle assistenza e protezione, di introdurla semplicemente nella propria intimità, nel proprio vissuto personale e affettivo. Occorre non fermarsi ad una interpretazione superficiale delle parole di Gesù e afferrarne invece il significato più profondo. Il suo intento non è di affidare sua madre a Giovanni, quanto piuttosto di consegnare il discepolo a Maria, conferendole la missione di cooperare con il suo amore al concepimento e alla nascita della comunità dei credenti. Sulla croce il Redentore istituisce la maternità ecclesiale della Vergine, la quale nella carne è madre solo di Gesù, mentre spiritualmente, in quanto fa la volontà del Padre, lo è delle membra del corpo mistico di Cristo, della Chiesa.

Maria è figura della Chiesa, figlia, sposa e madre del Verbo Eterno. In lei, nuova Sion, si ricapitola il mistero del nuovo Israele. È immagine della Chiesa in quanto madre, cioè comunità nella quale sono radunati in Cristo i dispersi figli di Dio, che caricati sulle spalle del buon pastore vengono ricondotti all’ovile. Proprio perché madre di Cristo, “primogenito fra molti fratelli” (Rm 8,29), è madre di tutti coloro che rinascono per la fede in lui. La sua maternità inizia con la nascita di Gesù e trova la sua pienezza nel Calvario. Maria è la nuova Eva, la quale libera per grazia da ogni macchia di peccato, genera il popolo della nuova alleanza alla vita senza fine. Non c’è nessuna contraddizione nell’affermare che Maria è insieme immagine e madre della Chiesa. La piccola donna di Nazareth è madre di Cristo e madre nostra, madre della Chiesa. Per divenire figli di Dio è indispensabile diventare figli di Maria e della Chiesa. Gesù è il suo unigenito Figlio e noi conformandoci e assimilandoci a Cristo mediante la fede, diveniamo figli di Dio nel Figlio Unigenito e di conseguenza figli di Maria.

Negli Scritti di Luisa ci sono alcuni brani che parlano della maternità ecclesiale di Maria ricevuta ai piedi della croce. Il 20 aprile 1938, per esempio, Gesù confida a Luisa che la pena che più lo ha trafitto sulla croce è stata la sua sete ardente, si sentiva bruciare vivo, tutti gli umori vitali erano usciti dalle sue piaghe, che come tante bocche bruciavano e sentivano una sete ardente, che volevano dissetarsi, tanto che, non potendo contenersi, ha gridato: “Ho sete!” Non finisce mai di dirlo, con le sue piaghe aperte e con la sua bocca bruciata dice sempre: “Io brucio, ho sete, deh! dammi una gocciolina del tuo amore per dare un piccolo refrigerio alla mia sete ardente”.

In tutto ciò che fa la creatura, Gesù le ripete sempre con la sua bocca aperta e bruciata: “Dammi da bere, ho sete ardente”. E siccome la Sua Umanità slogata, piagata, aveva un solo grido: “Ho sete!” perciò, come la creatura cammina, Gesù grida ai suoi passi con la sua bocca arsa: “Dammi i tuoi passi fatti per mio amore per dissetarmi”. Se opera, le chiede le sue opere fatte solo per amore suo per refrigerio della sua sete ardente; se parla, le chiede le sue parole; se pensa, le chiede i suoi pensieri, come tante goccioline d’amore per ristoro della sua sete ardente.

Non era la sola bocca che bruciava, ma tutta la sua Santissima Umanità sentiva l’estremo bisogno d’un bagno di refrigerio al fuoco ardente d’amore che lo bruciava e siccome era per le creature che bruciava in mezzo a pene strazianti, perciò solo loro potevano, con il loro amore, smorzare la sua sete ardente e dare il bagno di refrigerio alla sua Umanità.

Ha lasciato questo grido: “Ho sete!”, nella Divina Volontà e ha preso l’impegno di farlo sentire in ogni istante alle orecchie delle creature, per muoverle a compassione della sua sete ardente, per dare a loro il suo bagno d’amore e ricevere il loro bagno d’amore, ancorché fossero piccole goccioline, per ristoro della sete che lo divora, ma chi lo ascolta? Chi ha compassione di Lui? Solo chi vive nella Divina Volontà, tutti gli altri fanno i sordi e forse accrescono con le loro ingratitudini la sete di Gesù, che lo rende irrequieto, senza speranza di ristoro. E non solo il suo “Ho sete!”, ma tutto ciò che ha fatto e detto; nella Divina Volontà sta sempre in atto di dire alla sua Mamma dolente: “Madre, ecco i figli tuoi”. E la mette al loro fianco per aiuto, per guida, per farla amare da figli ed Essa in ogni istante si sente mettere dal Figlio suo al fianco dei suoi figli ed come li ama da Mamma e dà a loro la sua Maternità, per farlo amare come Lei lo ama, non solo, ma col dare la sua Maternità mette il perfetto amore tra le creature, affinché si amino tra loro con amore materno, che è amore di sacrificio, di disinteresse e costante. Ma chi riceve tutto questo bene? Chi vive nel “Fiat Divino” sente la Maternità della Regina e Lei, si può dire, mette in bocca ai suoi figli il suo Cuore Materno, affinché succhino e ricevano la Maternità del suo amore, le sue dolcezze e tutte le sue doti, di cui è arricchito il suo Materno Cuore.

Chi vuole trovare il Signore e vuole ricevere tutti i suoi beni e la stessa Madre sua, deve entrare nella Divina Volontà e deve rimanervi dentro, Essa non solo è vita, ma forma intorno a Dio, con la sua immensità, la sua abitazione, in cui mantiene tutti i suoi atti, parole e tutto ciò che è, sempre in atto. Le cose divine non escono dalla Sua Volontà, chi le vuole, si deve contentare di far vita insieme con Essa e allora tutto è suo, nulla le viene negato e se Dio vuole darle e non vive nel suo Volere, non le apprezzerà, non le amerà, non si sentirà il diritto di farle sue e quando le cose non si fanno proprie, l’amore non sorge e muore.

Per questo Maria è anche Madre nostra, perché lei, che ha sempre vissuto nella Volontà di Dio, ci possa condurci, con il suo materno affetto, a fare nostra la Volontà di Dio, come lei lo ha fatto in tutta la sua vita.

don Marco
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