Tutte le news

E rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori

L’allenamento al dono e al perdono

05/06/2019
Commenta questo elemento

Ci sono verbi, e azioni, per le quali l’uomo incontra maggiori “difficoltà” nell’adempierli: perdonare un torto, condonare un debito, amare chi gli è nemico.

Molto bella è l’immagine della seconda petizione nella Preghiera del Padre Nostro, attraverso la quale Gesù ci dà un insegnamento forte: rimettere ai nostri debitori i loro debiti. Giuridicamente, la remissione del debito è l'atto con il quale il creditore rinunzia volontariamente al proprio credito, con estinzione dell'obbligazione e liberazione del debitore.

Nel suo libro Padre Nostro, a proposito di questa petizione, Papa Francesco spiega al suo interlocutore don Marco Pozza, che è davvero molto, tanto difficile perdonare, riportando come esempio l’immagine dei banchieri a cui certamente piace questa petizione, ma fino a un certo punto, perché qui entrano in gioco i soldi. Sappiamo dai Vangeli che non possiamo servire a Dio e a mammona (cfr  Mt 6, 24; Lc 6, 13).

C’è una sola condizione essenziale senza la quale nessuno potrà mai perdonare, sottolinea Papa Francesco, ed è l’essere stato perdonato. Solo chi si sente perdonato è capace di perdonare. Chi vive questa esperienza potrà gustare un’esperienza tanto più bella: quella del riuscire a perdonare l’altro. Riconoscersi dunque bisognosi di perdono, come tutti, e non ritenersi «giusti», come i dottori della Legge che facevano la guerra a Gesù e non capivano perché perdonava i peccatori, perché si mischiava con loro.

Papa Francesco, dichiaratosi per primo peccatore perdonato, ricorda e racconta quella volta in cui ha sentito che il Signore lo aveva perdonato e ha dato sfogo al pianto, perché dopo essersi sentiti perdonati, liberati da un peso e riabbracciati dal Padre, non si può non piangere, «Perdono Signore, donaci la grazia di piangere» (Papa Francesco a Lampedusa, 08 Luglio 2013).

E quel momento, custodito con gelosia, diventa per ogni nuovo cristiano, il punto di partenza per donarsi poi agli altri, riconoscere di essere stato lontano da Dio, avvertendo ora tutta la vergogna di averLo cacciato dalla propria vita.

Questa vergogna, questo amaro turbamento, è ben descritto nel racconto della Passione di Gesù in tre episodi diversi, provata da tre persone diverse, molto vicine a Gesù: Pietro, la cui vergogna è tale che piange amaramente (cfr Lc 22,54-62); il buon ladrone che con la sua vergogna, come sostiene Sant’Agostino, ha rubato il Paradiso (Lc  23,39-43); infine Giuda che soffocato dalla vergogna, non vedendo via d’uscita, abbandonato dai sacerdoti, i «giusti», ai quali confessa il proprio peccato, mette fine alla sua vita.

Quella di Giuda è l’immagine più commovente, il personaggio difficile da capire, con tante interpretazioni, ma la cui storia forse non finisce lì, sostiene il Papa, citando l’esempio del capitello della basilica di santa Maria Maddalena a Vèzelay, una scultura del Medioevo attraverso la quale gli uomini del tempo facevano catechesi, che ritrae l’apostolo traditore portato in spalla da Gesù, il Buon Pastore.

Il perdono, il pianto, la vergogna, quella che non porta alla disperazione, sono allora grazie che ci rimettono sulla strada indicata da Gesù. E la famiglia - sottolinea il Papa nell’udienza generale del 04 novembre 2015- https://www.youtube.com/watch?v=tC4bMl8fGuk - è una grande palestra di allenamento al dono e al perdono reciproco, ogni giorno, perché solo così l’amore cresce e rimane, dura.

Gesù, nella preghiera del Padre Nostro, ci lascia questo compito difficile sì, ma il più «audace», che ci avvicina di più alla somiglianza col Padre che è nei cieli. Lui, il Giusto, perdona, sempre! E noi, con le nostre colpe e nonostante queste, dobbiamo imparare a perdonare e a perdonarci; superare l’egoismo, guarire le ferite e ritessere i fili che rompiamo in famiglia e fuori della famiglia. Senza lunghi discorsi, esercitandoci a chiederci scusa senza attendere a lungo, già prima che la giornata giunga al termine, ma si concluda invece in pace, basta pure una carezza.

Perdonare agli altri le loro mancanze è assicurarsi il perdono di Dio (cfr Mt 6,14-15), ma è anche vero che la capacità di perdonare agli altri è possibile proprio perché abbiamo ricevuto il perdono da Dio per primo. Esercitiamoci allora in famiglia per arrivare preparati ad affrontare un mondo sempre più lontano da questi insegnamenti, e migliorare la nostra capacità di amare, per essere perfetti come è perfetto il Padre celeste (cfr Mt 5,43-48).

Nel suo Diario, in un brano del 1923, Luisa scrive che Gesù le spiega di aver chiesto al Padre Nostro nella Sua preghiera di «Rimettere a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Sicché anche la carità allora sarà perfetta. Il perdono avrà l’impronta dell’eroismo come lo ebbe Lui sulla Croce: «Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno!» (Lc 23, 34).

L’eroica carità manifestata da Gesù sulla Croce è l’esempio più incisivo per la nostra vita … Gesù scusa i suoi carnefici innanzi al Padre, prega per loro. Paga i debiti di tutti e per tutti. Ripara tutte le colpe degli uomini con le Sue piaghe. Ottiene Misericordia per tutti, a prezzo del Suo Sangue, perché attingessimo grazie di salvezza per noi e per tutti.

 

Mio Gesù,

dalle tue piaghe, dal Tuo Sangue

voglio attingere la forza di poter ripetere in me  la Tua stessa vita

 e così potrò impetrare a tutti il bene che facesti Tu stesso.

(da “Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.)

 

 

FIAT!

 

 

Riccardina
Commenti
Vuoi inserire un commento? Registrati oppure effettua il Login!
Ultimi commenti 0 di 0
Non sono presenti commenti