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“I tuoi dolori mi diano la grazia di far morire continuamente la mia volontà per far risorgere la vita della Divina Volontà”

I sette dolori di Maria alla luce della Divina Volontà

27/11/2017
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Fra i tanti titoli che nel corso dei secoli sono stati dati a Maria, a volte anche dietro sua esplicita richiesta ad esempio a mistici ai quali si è manifestata, quello di Addolorata è sicuramente il più vicino alla realtà umana, in quanto evoca quelle situazioni dalle quali nessuno resta esonerato.

Il dolore è parte integrante della vita umana. A volte avvicina, guarisce anche dal perseverare di stati di attrito o di lontananza a oltranza. Spesso è anche vero il contrario: ognuno bada al proprio dolore, facendo cadere un velo su quello dell’altro.

 

Un giovane autore contemporaneo scrive «Rimpiangeremo di non aver trascorso tempo con chi amavamo. Non abbiamo badato a chi avevamo sempre lì, proprio perché era sempre lì. Eppure il dolore a volte ce lo aveva ricordato che nulla resta per sempre, ma noi lo avevamo sottovalutato come se fossimo immortali, rimandando a oltranza, dando la precedenza a ciò che era urgente anziché a ciò che era importante» (A. D’Avenia).

 

Quasi sempre il dolore è anche un argomento da “evitare”, non se ne vuol sentir parlare, o meglio, dopo aver fatto esperienza, non se ne vuol più sentir parlare, come se da quel momento in poi la vita ci riserverà solo cose buone. Ma la vita è un’alternanza di gioie e dolori e per questo ringraziamo Dio nostro Padre che, per la Sua grande Misericordia, ci permette, dopo il dispiacere, di “riprendere fiato” e di assimilare, di trasformare quel dolore in crescita per noi stessi e dono per gli altri.

Modello di questa trasformazione del dolore in Bene è Maria! Maria è la donna del dolore! Ripercorrendo la sua vita, Maria ad ogni gioia ha sempre dovuto affiancare un dolore: da bambina, vestita a festa, faceva la sua entrata al Tempio, consacrata al Signore dai suoi genitori dai quali dolorosamente, ma con coraggio si staccava. Il suo cuore gioiva e soffriva al contempo, pacificamente! (cfr La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà- L. Piccarreta)

La Divina Volontà imperava su di Lei che, sebbene piccina, ebbe una tale forza di dire addio ai suoi genitori, che tanto l’amavano e che si sentivano spezzare il cuore per quella separazione, infondendola anche in loro.

Più grandicella, Maria, insieme alla gioia del santo concepimento nel Suo grembo del suo bambino, accoglie nel Suo seno anche il dolore di Giuseppe che, non sapendo ancora che la sua gravidanza è frutto di un intervento divino, alla lieta notizia ne è rattristato.

 

Con la nascita di Gesù i dolori di Maria si moltiplicano e crescono in proporzione alla vita del suo unico Figlio che, sacrificando se stesso sino alla morte in Croce per la salvezza delle anime e il compimento della venuta del Regno, riflette in Lei ogni Suo passo, ogni Suo atto, ogni suo dolore.

La unisce a Sé, nella Sua Passione e sofferenze che raggiungono l’apice proprio nella Croce sulla quale piagato, lacerato viene inchiodato e innalzato davanti agli occhi della Madre che di fronte a tanto scempio compiuto sul corpo del Figlio pur rimane, con cuore straziato, sotto la Croce (Stabat Mater).

Nella sequenza dolorosa in cui Jacopone da Todi, al quale la si attribuisce (Stabat Mater) canta i dolori sofferti dalla Vergine sul Calvario, è evidente il messaggio evangelico: come vivere il dolore, come portarlo se non come Maria, come Lei ci insegna, se non amandolo.

 

“È l’Amore smisurato che Lei nutriva per Gesù: lo amava di un amore soprannaturale come suo Dio e di amore naturale come suo Figlio; ed avendo un cuore delicatissimo, soffrì tanto da meritare il titolo di Addolorata” (Madre Regina e Madre di Misericordia di Don G. Tomaselli).

E, come dice Sant’ Alberto Magno: «Come noi siamo obbligati a Gesù per la sua Passione sofferta per nostro amore, così pure siamo obbligati a Maria per il martirio che ebbe nella morte di Gesù per la nostra eterna salute.» La nostra riconoscenza verso la Madonna sia almeno questa: meditare e compatire i suoi dolori.

È la stessa Maria a dolersi con Santa Brigida che sono molto pochi coloro che la compatiscono e la maggior parte dimentica i suoi dolori. Le raccomandò per tanto di avere memoria delle sue pene.

 

Ma il Cuore di Maria non è arido da chiedere solo compassione. Lei, quale nostra Madre che proprio sotto la Croce, per volere del Figlio, ci partorisce tutti, in San Giovanni, ci ricompensa con grazie speciali. Le domanda al Figlio per i devoti dei suoi dolori e il Figlio, che molto si compiace nel vedere compatita la Madre perché care Gli sono le lacrime che Lei ha sparso sul Calvario, le concede, le promette.

 

La devozione alla Madonna Addolorata che trae appunto origine dai passi del Vangelo in cui Maria Vergine é presente sul Calvario, si sviluppa a partire dalla fine dell’XI secolo. Il “Liber de passione Christi et dolore et planctu Matris eius” di ignoto (erroneamente attribuito a s. Bernardo), costituisce l’inizio di una letteratura, che porta alla composizione in varie lingue del “Pianto della Vergine” e del popolarissimo “Stabat Mater’.

Da questa devozione ebbe origine la festa dei “Sette Dolori di Maria SS.”, mentre nel secolo XV si ebbero le prime celebrazioni liturgiche sulla “compassione di Maria” ai piedi della Croce, collocate nel tempo di Passione.

Successivamente, papa Innocenzo XII, il 9 agosto 1692 autorizzò la celebrazione dei Sette Dolori della Beata Vergine la terza domenica di settembre. Ma la celebrazione ebbe ancora delle tappe, man mano che il culto si diffondeva, sino ad avere una data definitiva, fissata da Papa San Pio X al 15 settembre, subito dopo la celebrazione dell’Esaltazione della Croce (14 settembre), con memoria non più dei “Sette Dolori”, ma più opportunamente come “Beata Vergine Maria Addolorata”.

 

Ogni credente è chiamato sotto la Croce accanto alla Madre dolorosa a contemplare il mistero pasquale della morte e Resurrezione di Gesù, eccesso d’amore di un Dio che si china sull’uomo, scende nelle sue miserie per rigenerarlo, rialzarlo e santificarlo, perché si faccia modello per l’altro, perché accompagni l’altro nel suo dolore.

Luisa che, nella contemplazione della Passione di Gesù e dei dolori di Maria ha incentrato tutta la sua vita spirituale, ci insegna appunto che non si tratta di un semplice guardare per affliggersi, ma è un partecipare vivamente alle loro sofferenze, ottenendo poi di cogliere i frutti che dalla Passione sono maturati.

È lo stesso Gesù a spiegarle come prendere parte ai beni e ai meriti dei Sette dolori di Maria [sui quali mediteremo] ed ai quali tutti possono partecipare, seguendo gli stessi insegnamenti con i quali ha formato l’anima di Luisa al Vivere nel Divin Volere.

 

Madre addolorata,

oggi più che mai sento l’irresistibile bisogno di starmi a te vicina.

No, non mi sposterò dal tuo fianco per essere spettatrice

dei tuoi acerbi dolori e chiederti, come figlia,

la grazia che deponga in me i tuoi dolori e quelli del tuo Figlio Gesù,

e anche la sua stessa morte, affinché la sua morte

ed i tuoi dolori mi diano la grazia

di far morire continuamente la mia volontà

e sopra di essa farmi risorgere

la vita della Divina Volontà.

(L.Piccarreta)

FIAT!

Riccardina
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