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“La carità è uno sbocco dell’Essere Divino, l’ho diffuso sul creato, affinché tutto parli dell’amore che porto all’uomo e insegni come deve amarmi”

1. L’Inno alla Carità di san Paolo (1Cor 13)

05/03/2018
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Il celeberrimo inno alla carità di S. Paolo si può suddividere in tre parti. Nella prima parte si afferma la superiorità dell’amore su ogni altra qualità. Nella parte centrale dell’inno si enumerano le caratteristiche dell’amore. Nella terza si dimostra ancora la superiorità dell’amore.

La prima parte è preceduta da un’esortazione: “Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte”

La via indicata è la carità.     

 

Il termine “carità” è sinonimo di “amore”, dunque l’inno alla carità di S. Paolo è un inno all’amore, forse il più celebre e il più sublime che sia stato mai scritto. Prima del Cristianesimo autori del mondo classico avevano già cantato l’amore inteso come “eros”, amore di desiderio, esclusivo. Col Cristianesimo invece l’amore non si riferisce più all’amore fra due persone, spesso caratterizzato dall’egoismo, in quanto sfrutta l’altra persona per la propria soddisfazione, ma l’amore viene inteso nella sua forma più elevata, è un amore aperto a tutti, basato sul dono del proprio tempo, della propria sensibilità, delle proprie risorse intellettuali e materiali, insomma è il dono di sé, abbraccia tutti perché l’amore diventa donazione o “agape” e quindi non può escludere nessuno, neppure il nemico.

 

L’amore cristiano è un amore fatto per circolare, per espandersi.

La carità o agape dunque è l’amore autentico, quello che Dio ci ha rivelato in Gesù Cristo: “l’Amore incarnato”. Ecco perché S. Paolo afferma che tra i carismi e i doni ce n’è uno che è il più grande, è il meno appariscente, ma è il più grande di tutti, perché tutti gli altri sono semplicemente doni, mentre l’amore non è un dono, è il donatore stesso, è l’essenza di Dio stesso che diventa vita in noi.

 

Gesù negli scritti di Luisa afferma che la carità non è altro che uno sbocco dell’Essere Divino e questo sbocco Dio l’ha effuso in tutto il creato, di modo che tutto il creato parla dell’amore che Dio porta all’uomo e tutto il creato insegna il modo come si deve amare Dio, cominciando dall’essere più grande fino al più piccolo fiorellino.

È il carisma più grande che non può mai mancare, perché se manca questo, manca tutto o meglio il Tutto, invece se si possiede questo carisma si possiede tutto l’Essere Divino. Gesù infatti nei diari di Luisa sottolinea spesso questo concetto e dice che l’atto compiuto dalle tre Divine Persone per formare e infondere la vita nell’uomo con l’alito onnipotente fu così tenero, commovente e di gioia così grande che tutto l’Essere Divino traboccò in amore, tanto che con forza rapitrice rapì le loro qualità divine per infonderle nell’uomo. Nell’alitarlo versarono tutto in esso. Quindi se nella creazione di tutto l’universo fu la Volontà Divina che si costituì vita di tutto, nell’uomo non solo fu dato il Fiat ma fu data la loro stessa Vita.

 

Perciò l’amore è il carisma più grande. S. Paolo dice: “aspirate a questo”, aspirare significa che bisogna desiderarlo, bisogna chiederlo e vuol dire anche che non l’abbiamo. Quindi è una via, cioè un cammino e il cammino dura tutta la vita.

“L’amore è estasi, ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanete dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé” (Benedetto XVI, Deus caritas est).

 

L’amore quindi è lo “stile” di Dio e dell’uomo credente, è il comportamento di chi, rispondendo all’amore di Dio, imposta la propria vita come dono di sé a Dio e al prossimo. In Gesù Cristo questi due aspetti formano una perfetta unità. Egli è l’amore incarnato. Questo amore ci è rivelato pienamente nel Cristo Crocifisso. Gesù si fa modello per noi rivelandoci l’essenza dell’amore e dell’esistenza umana. Ancora S. Paolo ce lo ricorda nella lettera agli Efesini: “In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità”. Quindi non un amore qualsiasi ci santifica, ma un amore specifico, con una forma particolare, Gesù Cristo è la forma dell’amore cristiano, una forma unica, imprescindibile, perché Lui ci ha amati fino a dare la vita. Dobbiamo farci santi esercitando la carità e trasformando la vita in un amore che dà la vita, proprio come Gesù crocifisso e risorto, perché l’amore è decentrarsi per far diventare centro chi si ama. Il nostro modello, la nostra forma è Gesù, ecco perché Gesù mentre insegna a Luisa che cos’è la carità, cerca di darle la sua forma e dice perciò che vuole uniformarla tutta a sé, vuole che pensi con la sua stessa mente, che guardi con i suoi stessi occhi, che ascolti con le sue stesse orecchie, che parli con la sua stessa lingua, che operi con le sue stesse mani, che cammini con i suoi stessi piedi e che lo ami col suo stesso cuore.

 

Seguiranno a breve riflessioni inerenti alla prima parte del ’inno di S. Paolo, relative alla superiorità dell’amore su ogni altra qualità.

Tonia Abbattista
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