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“La mia Volontà solo nella Creazione e nella mia Mamma Celeste è stata sempre integra e ha tenuto libero il suo campo d’azione”

Rallegrati, piena di Grazia!

16/07/2018
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Chi è Maria?

Potrebbe sembrare una domanda dalla risposta scontata e per molti versi banale. Tanto è stato scritto e detto sull’umile ragazza di Nazareth, chiamata da Dio ad essere la Madre del Salvatore dell’umanità, da indurci a ritenere che le nostre storie di definizioni nei suoi riguardi non possano che considerarsi esaurite, che sia impossibile indagare ulteriormente la sua figura e riuscire a scoprirne aspetti e peculiarità finora rimaste inesplorate.

Nulla di più sbagliato!

 

La piccola donna di Nazareth, creatura di mirabili silenzi, straordinaria nella sua semplicità, è di una ricchezza sorprendente. La sua esistenza è un capolavoro dello Spirito santo, un libro aperto che racconta le grandi opere compiute in lei dall’Onnipotente, è rivelazione continua della novità di Dio e annuncia instancabile del mistero del suo amore. Per questa ragione Maria è molto altro, molto di più, è molto al di là di quello che siamo capaci di pensare, di esprimere e di manifestare. Le parole, le nostre parole non sembrano bastare mai, manifestano limitatezza e insufficienza.

 

È quindi fondamentale avvicinarsi alla madre del Signore rinunciando alla pretesa di racchiuderla dentro i nostri schemi e le nostre visioni, mettendo da parte ogni inutile retorica, liberandoci per quanto è possibile da ogni sovrastruttura devozionistica che finisce soltanto per offuscare gli aspetti essenziali della sua impareggiabile realtà di donna dalla fede audace, di madre amorosa e vera, capace di donazione senza riserve, di vita nella volontà del suo Signore.

 

È quello che vogliamo fare in questa nuova serie di riflessioni, attraverso quello che Luisa ha conosciuto di Maria e che troviamo nel suo Diario. Attraverso l’ascolto del racconto evangelico dell’Annunciazione vogliamo provare a tratteggiare il volto di Maria così come Luisa lo ha visto nelle sue innumerevoli e edificanti riferimenti che troviamo nei suoi Scritti, per poter giungere anche noi a contemplare quel Sole del “Fiat Divino”, che in Maria è stato sempre presente e che vuole donare anche a noi insieme al suo Figlio Gesù.

 

La Creazione e la Madre Celeste Maria, ha detto Gesù a Luisa, sono gli esemplari più perfetti del vivere nella Divino Volere. Gesù, quando parla del suo Volere a Luisa, spesso unisce la Sovrana Regina del Cielo e la Creazione. Pare che si diletti tanto di parlare sia dell’una che dell’altra, che va trovando occasioni, pretesti, per manifestare ciò che fa la sua Volontà tanto nella Madre Celeste quanto nella Creazione.

La Divina Volontà solo nella Creazione e in Maria è stata sempre integra e ha tenuto libero il suo campo d’azione. Quindi, se Gesù vuole insegnare a Luisa a vivere nel Divin Volere come una di loro, doveva proporgliele come esempio, come un’immagine da imitare. Sicché, per poter fare cose grandi, in modo che tutti possano percepire quel bene, a meno che non lo volessero, la prima cosa è che la Divina Volontà deve agire integralmente nell’anima.

Se guardiamo la Creazione, la Divina Volontà è integra in essa, e siccome è integra, sta al suo posto e contiene la pienezza di quel bene con cui è stata creata. Perciò si mantiene sempre nuova, nobile, pura, fresca, e può partecipare a tutti il bene che possiede, ma il bello è che mentre si dà a tutti, essa nulla perde ed è sempre tale quale come è stata creata da Dio. Che cosa ha perduto il sole col dare tanta luce e calore alla terra? Nulla. Che ha perduto l’azzurro cielo con lo stare disteso nell’atmosfera, o la terra col produrre tante e tante svariate piante? Nulla, e così di tutte le cose create.

La Creazione celebra in modo mirabile quel detto riferito a Dio: “È sempre antico e sempre nuovo”. Sicché la Divina Volontà nella Creazione è centro di vita, è pienezza di bene, è ordine, armonia; tiene tutte le cose al posto da Essa voluto. Dove possiamo trovare un esempio più bello, un’immagine più perfetta del vivere nel Divin Volere, se non nella Creazione?

Siamo chiamati vivere in mezzo alle cose create come una loro sorella, affinché impariamo a vivere nel Supremo Volere per poter stare anche noi al nostro posto voluto da Dio, per poter racchiudere in noi la pienezza del bene che il Divin Volere vuol racchiudere in noi, affinché chi ne vuole possa prendere di quel bene.

 

Ma quella che sorpassa tutti è la Madre Celeste. È il nuovo cielo, è il sole più sfolgorante, è la luna più fulgida, è la terra più fiorita. Tutto, tutto racchiude in sé, e se ciascuna cosa creata racchiude la pienezza del proprio bene ricevuto da Dio, la mia Mamma racchiude tutti i beni insieme, perché dotata di ragione, e vivendo la mia Volontà integra in Lei, la pienezza della Grazia, della luce, della santità cresceva ad ogni istante. Ogni atto che faceva erano soli, stelle, che il mio Volere formava in Lei, sicché sorpassò la Creazione tutta, e la mia Volontà, integra e permanente in Lei, fece la cosa più grande ed impetrò il sospirato Redentore. Perciò la mia Mamma è Regina in mezzo alla Creazione, perché sorpassò tutto, e la mia Volontà trovò in Lei l’alimento della sua ragione, che integra e permanente la faceva vivere in sé. C’era sommo accordo, si davano la mano a vicenda, non c’era fibra del suo cuore, parola, pensiero, in cui la mia Volontà non possedesse la sua vita. E che cosa non può fare un Volere Divino? Tutto, non c’è potenza che gli manchi né cosa che non possa fare. Perciò si può dire che tutto fece, e tutto ciò che gli altri non potettero fare, né potranno fare tutti insieme, lo fece Lei sola.

 

Se vogliamo che il “Fiat Supremo” regni come in Cielo, che è la cosa più grande che resta da fare per le creature, bisogna far sì che il Divin Volere abbia il posto di sovrano in noi e che viva integro e permanente. Di tutto il resto non dobbiamo aver pensiero, né della nostra incapacità, né delle circostanze, né delle cose nuove che possono sorgere intorno a noi, perché regnando in noi il Divin Volere serviranno come materia ed alimento perché il “Fiat” abbia il suo compimento.

don Marco
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