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“La Redenzione ed il regno della mia Volontà sono tutt’uno, inseparabili tra loro”

Pasqua di Resurrezione

28/03/2018
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«Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.

Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.

Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre».

 

La Risurrezione è la dimostrazione massima della divinità di Gesù, non uno dei numerosi miracoli fatti nel corso della sua vita pubblica, a beneficio di tante persone che credettero in Lui; questa volta è Gesù stesso, in prima persona che indica il valore della sofferenza, comune a tutti gli uomini, che trasfigurata dalla speranza, conduce alla Vita Eterna, per i meriti della Morte e Resurrezione di Cristo.

 

Nella croce l’azione di Dio si è espressa attraverso l’amore e la misericordia di Gesù, al punto di farne il luogo di un’irruzione straordinaria della sua forza di Vita. L’insegnamento che riassume l’evento della risurrezione non riguarda tanto la trasformazione subita da Gesù o il suo stato glorioso, quanto il fatto che l’amore è la ragione fontale e suprema di ogni forma di vita e che il destino di morte, intrinseco alla condizione attuale della creatura umana, non acquista senso che all’interno di un’esistenza pervasa da un amore incondizionato agli uomini, «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).

 

Gesù dice a Luisa in un brano del 31 maggio del 1935 che, nel creare l’uomo fu messa tutta la vita di Dio in lui e lui era la loro abitazione. Ora, se Dio non mette in salvo questa Sua vita col suo decoro, col suo dominio, col pieno suo trionfo, facendo conoscere che è in questa abitazione e che essa si sente onorata di essere dominata e abitata da un Dio, se ciò non fa, significa che la Sua potenza è limitata, che non è infinito il suo potere. Chi non ha potenza di salvare se stesso molto meno può salvare gli altri, anzi il vero bene, la potenza che non ha limiti, prima serve e mette in salvo se stessa e poi si riversa negli altri.

Quindi, col venire sulla terra, con il suo patire e morire, Gesù venne a mettere in salvo l’uomo, cioè la sua abitazione.

 

La Redenzione e il Regno della sua Volontà sono tutt’uno, inseparabili tra loro. La sua venuta sulla terra servì a formare la Redenzione dell’uomo e nel medesimo tempo servì a formare il Regno della sua Volontà, per salvare, per riprendersi i suoi diritti che per giustizia gli sono dovuti come Creatore. E come nella Redenzione subì tante umiliazioni, e pene inaudite, fino a morire crocifisso, si sottopose a tutto per mettere in salvo la sua abitazione e restituirle tutta la sontuosità, la bellezza, la magnificenza con cui l’aveva formata, perché di nuovo fosse degna di Lui.

Quando parve che tutto fosse finito e i nemici soddisfatti perché gli avevano tolto la vita, la sua potenza che non ha limiti, richiamò a vita la sua Umanità, e col risorgere tutto risorse insieme con Lui: le creature, le sue pene, i beni per loro acquistati.

Come la sua Umanità trionfò sulla morte, così la sua Volontà risorgeva e trionfava nelle creature, aspettando il suo Regno. Se la sua Umanità non fosse risorta, se non avesse avuto questa potenza, la Redenzione sarebbe fallita e si potrebbe dubitare che fosse opera di un Dio.

Fu la sua Risurrezione che fece conoscere chi era Lui e mise il sigillo a tutti i beni che venne a portare sulla terra. Così la sua Divina Volontà sarà il doppio sigillo, la trasmissione nelle creature del suo Regno, che possedeva la sua Umanità, molto più che per le creature formò questo Regno della sua Volontà Divina nella sua Umanità.

 

Quindi Cristo è morto per amore nostro, e cioè “ha dato la sua vita per noi”. Ma egli è anche risorto, l’espressione – “dare la vita” – non significa solo che Gesù di Nazareth ha sacrificato la sua esistenza per amore nostro, ma che ci ha anche comunicato tutta la sostanza della sua vita, facendola passare nella nostra, tanto che ognuno ne può fare l’esperienza e può ripetere con San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.

 

FIAT

Carmela Quaranta
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