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5 Gennaio 2018 - Epifania del Signore

05/01/2018
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La Festa della Epifania ci ripresenta a distanza di pochi giorni tutta la realtà del Natale ma arricchita, ampliata. Ai pastori che vegliavano di notte il gregge l’angelo annuncia «una grande gioia» per tutto il popolo. Ora giungono ad adorare il Re dei Giudei i Magi dell’Oriente che rappresentano tutti i popoli della terra. La gioia diventa planetaria!

Così la luce che avvolge i pastori nella notte e li fa temere, oggi si manifesta in una stella luminosissima che non incute timore, ma grandissima gioia.

I pastori vanno senza indugio da quel Bambino che l’angelo aveva detto essere il Salvatore, il Cristo, il Signore, ma sono i Magi a compiere il gesto che più si addice alla natura: «si prostrarono e lo adorarono».

Certo non mancavano doni ai pastori da poter portare alla santa Famiglia ma saranno i Magi ad aprire i loro scrigni per offrire oro incenso e mirra.

Questo Natale ingrandito, allargato che è l’Epifania ci mostra anche qualcosa che la grande gioia dei giorni passati ci ha fatto trascurare. Quel Bambino è già avversato, temuto. La figura sinistra di Erode e la riunione di tutti i capi dei sacerdoti e degli scribi ci fa pensare alla Passione. Non tutti gioiscono per la nascita del Salvatore, al contrario appresa la notizia Erode e con lui tutta Gerusalemme sono presi da turbamento, scossi nelle proprie sicurezze e certezze. Turbamento che indurrà Erode a compiere un efferato delitto e i sacerdoti e gli scribi a restare immobili, quasi a presidio delle loro tradizioni che un Bambino nato in una grotta a Betlemme poteva porre in questione. Storia vecchia quella dei sacerdoti avversi al cambiamento. Basti pensare alla riforma in corso avviata dal Santo Padre Papa Francesco. Quanta resistenza, quanta indifferenza e quanto immobilismo!!

Diverso è l’atteggiamento dei Santi Magi che sollecitati da un evento astrale, di cui erano esperti, si sono messi in cammino certamente mossi da un profondo desiderio di conoscere la Verità. Commenta a riguardo Benedetto XVI nel libro L’infanzia di Gesù:

«Come la tradizione della Chiesa con tutta naturalezza ha letto il racconto di Natale sullo sfondo di Isaia … e, in questo modo, sono arrivati al presepe il bue e l’asino, così ha letto il racconto sui Magi alla luce del Salmo 72 [I re di Tarsis e delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni] ... In questo modo, i sapienti venuti dall'Oriente sono diventati re, e con loro sono entrati nel presepe i cammelli e i dromedari. Se la promessa contenuta in tali testi estende la provenienza di questi uomini fino all'estremo Occidente (Tarsis = Tartessos in Spagna), la tradizione ha ulteriormente sviluppato l'universalità dei regni di quei sovrani annunciata con ciò, interpretandoli come re dei tre continenti allora noti: Africa, Asia, Europa. Il re di colore nero ne fa parte stabilmente: nel regno di Gesù Cristo non c'è distinzione di razze e di provenienze. In Lui e per Lui, l'umanità è unita, senza perdere la ricchezza della varietà» (p. 112-113). Fin qui Papa Benedetto. Almeno nel presepe, ci viene da dire, non ci sono respingimenti di stranieri!

Con i Magi la festa dell’Epifania è la vera festa dei regali. I loro doni sono simbolici non certo generi di prima necessità: l’oro rimanderebbe alla regalità di Gesù, l’incenso alla figliolanza divina e la mirra alla sua passione morte e resurrezione. I doni dei Magi, infatti, dicono il Mistero stesso del Bambino di Betlemme. Prima seguivano una stella ora hanno trovato la Verità. In quella casa a Betlemme hanno vissuto un Paradiso anticipato che ancora una volta non li immobilizza ma li rimette in cammino per una via nuova diversa da quella che avevano fatto all’andata.

Concludo con un breve passo tratto dal Diario della serva di Dio Luisa Piccarreta, alla quale più volte Gesù ha commentato questo episodio del Vangelo. Il 6 gennaio 1904 scrive quello che Gesù le aveva detto:

«[Figlia mia] oggi i Magi, nell’offrirmi i loro doni, Io ebbi nelle loro persone presenti tutte le umane generazioni e tutti parteciparono al merito della loro opera buona. La prima cosa che mi offrirono fu l’oro, ed Io, in contraccambio, diedi loro l’intelligenza e la conoscenza della verità. Ma sai tu qual è l’oro che voglio adesso dalle anime? Non l’oro materiale, no, ma l’oro spirituale, cioè, l’oro della loro volontà, l’oro degli affetti, dei desideri, dei propri gusti, l’oro di tutto l’interno dell’uomo; questo è tutto l’oro che l’anima possiede e lo voglio tutto per me.

Ora, all’anima riesce quasi difficile darmi questo senza sacrificarsi e mortificarsi, ed ecco la mirra, che qual filo elettrico lega l’interno dell’uomo e lo rende più risplendente, gli dà la tinta di variopinti colori, dando all’anima tutte le specie di bellezza.

Ma questo non è tutto, ci vuole chi mantenga sempre vivi i colori, la freschezza, (…) ci vuole ancora chi costringa a dimorare nel proprio interno Colui che riceve e Colui che dona e tenerlo in continua conversazione ed in continuo commercio con lui. Onde, chi fa tutto questo? L’orazione, specie lo spirito di orazione interiore, che sa convertire non solo le opere interne in oro, ma anche le opere esterne, e questo è l’incenso». Fin qui Luisa.

Concludo con una preghiera.

Signore in questo giorno dell’Epifania con i Magi anche noi ti onoriamo e ti doniamo l’oro della nostra volontà, l’incenso della nostra preghiera continua, la mirra delle nostre sofferenze e ti preghiamo di custodirci nel tuo cuore e in quello della tua Mamma. Amen

 

don Sergio
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