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Padre Nostro

Chi ha ricevuto tanto deve imparare a dare tanto

23/10/2019
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Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”(Mt 6,14-15).

«Il Vangelo di Matteo, subito dopo aver regalato il testo del “Padre nostro”, tra le sette espressioni usate si sofferma a sottolineare quella del perdono fraterno»-dice così Papa Francesco, proseguendo la sua catechesi sulla quinta invocazione del Padre nostro: “come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Mercoledì 24 aprile u.s., nel corso dell’ udienza generale, il Papa ha esortato i fedeli al perdono reciproco, ricordando che Gesù inserisce in tutti i rapporti umani la forza di perdonare, come Dio perdona ad ognuno di noi…Gesù racconta ai suoi discepoli il volto di Dio, lo tratteggia con espressioni di tenera misericordia.. Dio perdona tutto e perdona sempre, a chiunque è ben disposto e chiede di essere riabbracciato. …Il perdono che siamo capaci di dare è quanto di più prezioso abbiamo ricevuto.

Chi ha ricevuto tanto deve imparare a dare tanto e non trattenere solo per sé quello che ha ricevuto-ha detto ancora il Papa, sottolineando che siamo tutti debitori verso Dio e verso tante persone che ci hanno regalato condizioni di vita favorevoli. Nella Chiesa non esistono “self made man”, uomini che si sono fatti da soli. La nostra identità si costruisce a partire dal bene ricevuto. Il primo è la vita.  E la nostra vita non solo è stata voluta, ma è stata amata da Dio.

Egli ci ama infinitamente più di quanto noi lo amiamo. E per quanto ci impegniamo a vivere secondo gli insegnamenti cristiani, nella nostra vita ci sarà sempre qualcosa di cui chiedere perdono: pensiamo ai giorni trascorsi pigramente, ai momenti in cui il rancore ha occupato il nostro cuore e così via. Per quanto ci sforziamo, rimane sempre un debito incolmabile davanti a Dio, da Lui abbiamo ricevuto tutto, in termini di natura e di grazia.

“Signore, Padre, rimetti a noi i nostri debiti”: Chiediamo così perdono a Dio-ha incalzato il Papa-e  chiediamo al Signore la grazia di perdonare anche noi a chi ci ha fatto qualcosa di non bello. Spesso il nostro lamento è proprio l’incapacità di perdonare l’altro « Padre, io non ce la faccio, perché quella gente me ne ha fatte tante”. Se tu non ce la fai, chiedi al Signore che ti dia la forza per farcela: Signore, aiutami a perdonare. Ritroviamo qui la saldatura tra l’amore di Dio e quello per il prossimo. Amore chiama amore, perdono chiama perdono… Se tu non perdoni, Dio non ti perdonerà»

Papa Francesco conclude la catechesi, rimarcando ancora sul perdono fraterno con la parabola del  Vangelo di Matteo, in cui il re condona al suo servo un debito consistente, una somma  impossibile da restituire, concedendogli  così una grazia insperata. Ma poi, proprio questo servo si accanisce contro un suo debitore che gli doveva molto meno. Questo suo gesto lo fa richiamare e condannare dal suo re (cfr 18,21-35).

Nella vita non tutto si risolve con la giustizia-insiste infine il Papa-per arginare il male il nostro sforzo è quello di perdonare, di amare oltre il dovuto, per ricominciare una storia di grazia… Dio dona ad ogni cristiano la grazia di scrivere una storia di bene nella vita dei suoi fratelli, specialmente di quelli che hanno compiuto qualcosa di spiacevole e di sbagliato. Con una parola, un abbraccio, un sorriso, possiamo trasmettere agli altri ciò che noi abbiamo ricevuto di più prezioso. Qual è la cosa preziosa che noi abbiamo ricevuto? Il perdono, che dobbiamo essere capaci di dare anche agli altri (udienza generale 24 aprile 2019) https://www.youtube.com/watch?v=S_CKYptataQ

«Sentivo la pena di averlo tanto offeso, … avevo una chiarezza così viva innanzi a quel Sole divino e specialmente perché vi scorgevo la piccolezza, la nullità dell’essere mio, restavo stupita di come avevo avuto tanto ardire e da dove avevo preso quel coraggio di offendere un Dio così buono, che nell’atto stesso in cui l’offendevo mi assisteva, mi conservava, mi alimentava e, se aveva qualche rancore verso me, era verso il peccato che facevo, che odiava sommamente, perché a me mi amava immensamente, mi scusava innanzi alla divina giustizia e tutto s’occupava per togliere quel muro di divisione che aveva prodotto il peccato tra l’anima e Dio. Oh, se tutti potessero vedere chi è Dio e chi è l’anima nel momento in cui pecca, tutti morirebbero di dolore e credo che il peccato sarebbe esiliato dalla terra »(Volume I)

Fiat!

Riccardina
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