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Terzo eccesso d’amore: Amore divorante

“La nostra foga d'amore unirà insieme quella della Creazione e dell’Incarnazione e ne formerà una sola e sarà amore trionfante”

28/01/2019
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Durante la novena del Santo Natale Luisa, nella terza ora di meditazione, contemplava un altro eccesso d’amore di nostro Signore: l’Amore Divorante. Sentiva quindi la voce interna che la invitava a poggiare la testa sul seno della Mamma Celeste, per guardare all’interno la sua piccola Umanità, il suo Amore che lo divorava, gli incendi, gli oceani e come i mari immensi dell’amore della sua Divinità lo inondavano, lo incenerivano, alzavano tanto le loro fiamme che si alzavano e si estendevano ovunque, a tutte le generazioni dal primo all’ultimo uomo.

La sua piccola Umanità era divorata in mezzo a tante fiamme e tutto questo, perché il suo Eterno Amore voleva fargli divorare le anime e, allora fu contento, quando le divorò tutte. Luisa quindi meditava e rifletteva sul fatto che Gesù aspettava le anime per divorarle, ma non per farle morire, ma per rinchiuderle nella sua piccola Umanità, per farle rinascere, crescerle ed alimentarle con le sue fiamme divoratrici e dar loro vita nuova, la vita tutta d’amore.

Una volta Gesù, durante un’altra novena del Santo Natale mostrò a Luisa (vol XXV, 21 dicembre 1928) che ogni eccesso del suo amore era un mare senza confine e in questo mare si alzavano onde altissime di fiamme, nelle quali si vedevano scorrere tutte le anime divorate da queste fiamme che, avviluppandole, le facevano vivere proprio come i pesci che scorrono  nelle acque del mare, e come le acque del mare formano la vita dei pesci, la guida, la difesa, il letto, il sollievo di essi, tanto che se escono dal mare possono dire: “la nostra vita è finita, perché siamo usciti dalla nostra eredità, dalla patria dataci dal nostro Creatore”, così queste onde altissime di fiamme, che uscivano da questi  mari  di fuoco, col divorare queste creature, volevano essere la vita, la guida, la difesa, il cibo,il sollievo, la patria delle creature e, come esse escono da questo mare d’amore, tutto d’un colpo trovano la morte, perciò il piccolo Bambinello Gesù piange, geme, prega, grida e sospira  che nessuno esca da queste fiamme divoratrici, perché non vuole vedere nessuno morire. Per questo Gesù, appena concepito, racchiuse in sé il gran parto di tutte le generazioni, più che una tenera madre che racchiude il suo parto, formato dal suo amore per farlo uscire alla luce, ma con pene inaudite ed anche con la sua morte (vol XXVII 18 dicembre 1929). Nell’Incarnazione infatti Gesù innestò l’Umanità alla Divinità, affinché la creatura si unisse a Lui e prendesse parte a questo innesto, (vol.V, 2 ottobre 1903). Chi cerca di unire la propria vita alla Sua, sviluppa quell’innesto dell’Umanità alla Divinità e, se con la volontà, con le opere e col cuore, cerca di svolgere la sua vita a norma della Sua, dà lo sviluppo all’innesto da Lui fatto, aggiungendo altri rami all’albero della sua Umanità. 

Il 18 dicembre 1929 Gesù si mostrò a Luisa piccino piccino, in mezzo a quella voragine di fiamme e le fece notare che non respirava altro che fiamme e nel suo respiro sentiva che le fiamme del suo amore divorante gli portavano il respiro di tutte le creature, il suo piccolo cuore palpitava  fiamme, le quali, allungandosi, rapivano i palpiti di tutte le creature e li deponeva nel suo cuore ed Egli sentiva tutti i palpiti palpitare nel suo piccolo cuore. Tutto era fiamme, fiamme gettavano le sue piccole mani, i suoi immobili piedi. Come era ed è esigente il suo amore, per chiudere tutti in Lui e per fargli dare vita a tutti! Lo ha messo in mezzo ad un fuoco divoratore e come sentiva e sente al vivo le colpe, le miserie, le pene di tutti! Ed in mezzo a quelle fiamme divoratrici, carico di tante pene, guarda tutti i suoi figli ed esclama, piangendo, di non lasciarlo, di non andare lontano da Lui, che è il loro Padre, di non abbandonarlo, di avere almeno compassione del fuoco che Lo divora, delle sue lacrime ardenti e tutto per causa loro, perché li ama troppo, li ama da Dio, li ama da Padre, li ama come Vita Sua.

L’interesse più grande del suo amore è divorare nelle creature la loro volontà umana, perché è origine di tutti i mali. Sembra che echeggino le parole del Vangelo: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso (Lc 12,49). Gesù è venuto ad accendere un fuoco sulla terra, è venuto per scatenare un incendio, un incendio d’amore, un fuoco divoratore che accenda le nostre coscienze, che scaldi gli animi. Cristo è fuoco divoratore. Avviciniamoci alla sorgente di questo fuoco, perché ci bruci, ci consumi, ci fonda e ci faccia essere un tutt’uno con il Padre e con lo Spirito Santo.

Tonia Abbattista
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