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Battesimo del Signore

10/01/2020
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Oggi, festa del Battesimo di Gesù, il Vangelo (Mt 3,13-17) ci presenta la scena avvenuta presso il fiume Giordano: in mezzo alla folla penitente che avanza verso Giovanni il Battista per ricevere il battesimo c’è anche Gesù. Faceva la coda. Giovanni vorrebbe impedirglielo dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te» (Mt 3,14). Il Battista infatti è consapevole della grande distanza che c’è tra lui e Gesù. Ma Gesù è venuto proprio per colmare la distanza tra l’uomo e Dio: se Egli è tutto dalla parte di Dio, è anche tutto dalla parte dell’uomo, e riunisce ciò che era diviso. Per questo chiede a Giovanni di battezzarlo, perché si adempia ogni giustizia (v. 15), cioè si realizzi il disegno del Padre che passa attraverso la via dell’obbedienza e della solidarietà con l’uomo fragile e peccatore, la via dell’umiltà e della piena vicinanza di Dio ai suoi figli. Perché Dio è tanto vicino a noi, tanto!

L’opera della Redenzione ha come fine proprio quello di annullare l’enorme distanza che il peccato ha creato tra il Creatore e la creatura. Il 26 maggio 1927 Gesù invita Luisa a guardare tutta la Creazione, il cielo, le stelle innumerevoli, il sole, il vento, il mare, i campi fioriti, i monti e le valli: essi sono tutte stanze che Dio ha formato e in ciascuna stanza ha formato la sua reggia per farvi la sua dimora; e questo, per dare agio all’uomo, che dovunque volesse venire per trovare il suo Dio, lo avrebbe trovato subito e dovunque. Dio si metteva in ogni stanza in atto di aspettarlo, rimanendo tutte le stanze aperte per non dargli il fastidio di bussare, ma che liberamente entrasse; quante volte lo volesse, era pronto a riceverlo. Il Creatore del cielo e della terra non si metteva in un punto solo, ma dovunque, perché l’uomo lo potesse sempre trovare. Metteva queste stanze tanto vicino, per formare tante vie accorciate, perché tra Creatore e creatura non ci deve essere distanza, ma vicinanza e comunanza. Sicché tutte queste stanze erano e sono rapporti, vincoli e vie tra Dio e l’uomo.

Ma chi doveva mantenere in vigore questi rapporti, rinsaldati questi vincoli, ordinate le vie, aperte le porte? La Divina Volontà regnante nell’uomo prendeva questo impegno così importante, di mantenere l’ordine come era quando Dio ha fatto uscire tutta la Creazione.

Appena la creatura si è sottratta al “Fiat Divino”, i rapporti non avevano più vigore, i vincoli si sono sciolti, le vie barricate, le porte chiuse; l’uomo ha perso la sua cara eredità, è rimasto spogliato di tutti i beni, ogni passo era un laccio ai suoi piedi per farlo cadere. Col non fare la Volontà di Dio, tutto si perde, non c’è bene che gli rimanga; col farla tutto acquista, né c’è bene che non gli venga restituito.

Nel momento in cui Gesù, battezzato da Giovanni, esce dalle acque del fiume Giordano, la voce di Dio Padre si fa sentire dall’alto: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (v. 17). E nello stesso tempo lo Spirito Santo, in forma di colomba, si posa su Gesù, che dà pubblicamente avvio alla sua missione di salvezza; missione caratterizzata da uno stile, lo stile del servo umile e mite, munito solo della forza della verità, come aveva profetizzato Isaia: «Non griderà, né alzerà il tono, [...] non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità» (42,2-3). Servo umile e mite.

Ecco lo stile di Gesù, e anche lo stile missionario dei discepoli di Cristo: annunciare il Vangelo con mitezza e fermezza, senza gridare, senza sgridare qualcuno, ma con mitezza e fermezza, senza arroganza o imposizione. La vera missione non è mai proselitismo ma attrazione a Cristo. Ma come? Come si fa questa attrazione a Cristo? Con la propria testimonianza, a partire dalla forte unione con Lui nella preghiera, nell’adorazione e nella carità concreta, che è servizio a Gesù presente nel più piccolo dei fratelli. Ad imitazione di Gesù, pastore buono e misericordioso, e animati dalla sua grazia, siamo chiamati a fare della nostra vita una testimonianza gioiosa che illumina il cammino, che porta speranza e amore.

Questa festa ci fa riscoprire il dono e la bellezza di essere un popolo di battezzati, cioè di peccatori – tutti lo siamo – di peccatori salvati dalla grazia di Cristo, inseriti realmente, per opera dello Spirito Santo, nella relazione filiale di Gesù con il Padre, accolti nel seno della madre Chiesa, resi capaci di una fraternità che non conosce confini e barriere.

don Marco
Commenti
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Ultimi commenti 1 di 1
- 12/01/2020
This is great. But admonishing sinners is a Spiritual Work if Mercy, with love and gentleness of course. Love. Fiat! Vic Melfa