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Domenica delle Palme

Gesù nella nostra città, nella nostra vita

26/03/2021
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Gesù entra in Gerusalemme. La folla dei discepoli lo accompagna in festa, i mantelli sono stesi davanti a Lui, si parla di prodigi che ha compiuto, un grido di lode si leva: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli».

Folla, festa, lode, benedizione, pace: è un clima di gioia quello che si respira. Gesù ha risvegliato nel cuore tante speranze soprattutto tra la gente umile, semplice, povera, dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo comprendere le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo e l'anima.

Questo è Gesù. Questo è il suo cuore che guarda tutti noi, che guarda le nostre malattie, i nostri peccati. È grande l'amore di Gesù. E così entra in Gerusalemme con questo amore, e guarda tutti noi. È questa una scena piena di luce, la luce dell’amore di Gesù, quello del suo cuore, una scena di gioia, di festa.


Anche noi ripetiamo questa esperienza. Agitiamo le nostre palme. Anche noi accogliamo Gesù; anche noi esprimiamo la gioia di accompagnarlo, di saperlo vicino, presente in noi e in mezzo a noi, come un amico, come un fratello, anche come re, cioè come faro luminoso della nostra vita. Gesù è Dio, ma si è abbassato a camminare con noi. È il nostro amico, il nostro fratello. Qui ci illumina nel cammino. E così oggi lo accogliamo. Afferma papa Francesco: “Questa è parola che vorrei dirvi: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili. Seguiamo Gesù! Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù”.


Viviamo una giornata molto significativa e molto nostra: il momento in cui la folla accoglie, acclama, riconosce Gesù “colui che viene nel nome del Signore” e il momento in cui, a causa del peccato dell’umanità, i nemici, le autorità e il popolo stesso lo condannano a morte.

Anche ciascuno di noi tante volte si è entusiasmato di fronte a Cristo e tante volte lo ha rinnegato.


Per festeggiare l’ultima Pasqua della sua vita terrena Gesù fa ingresso nella città di Gerusalemme come Signore. La folla festosa lo saluta come l’Inviato da Dio e lo acclama. Tuttavia, non era venuto per regnare sul suo popolo, ma per essere condannato dai capi della nazione e per morire sulla croce, in un sacrificio espiatorio per i peccati dell’umanità. Il suo trono era la croce. Le sue armi l’amore. Il suo regno la pace. Il suo trionfo la vittoria sul peccato e sulla morte, sul diavolo e sull’inferno. Così, la sua entrata trionfale a Gerusalemme quella domenica non era, per Gesù, che un pallido preludio del trionfo spirituale al quale lo avrebbero portato la sofferenza e la morte sulla croce, poi la risurrezione dai morti.


Ogni cristiano dovrebbe seguire nella sua vita lo stesso cammino. Non dovrebbe lasciarsi tentare dalla gloria terrena, ma ricercare piuttosto la vera gloria nella lotta contro il male in questo mondo e nella vittoria su di esso. Non possiamo giungere a questa vittoria e a questa gloria se non seguendo le orme di Cristo nel cammino della croce. Per giungere alla vera vittoria, non bisogna confidare in se stessi, nelle proprie forze, ma avere fiducia nella grazia di Dio; bisogna prendere le armi di Dio, che sono, come precisa san Paolo: verità, giustizia, zelo apostolico, fede, parola di Dio e preghiera (Ef 6,14-18).

 

Nel III volume del Diario di Luisa, oltre al poema della croce, troviamo molti insegnamenti di Gesù sulla Croce, come manifestazione della gloria di Dio

All’inizio della Settimana Santa di Passione del Signore l’invito per tutti è quello di volgere il nostro sguardo alla croce di Cristo.

La croce è uno specchio dove l’anima contempla la Divinità e ammirandola ne ritrae i lineamenti, la somiglianza più consimile a Dio. La croce non solo si deve amare, desiderare, ma farsene un onore, una gloria della stessa croce, e questo è operare da Dio e diventare come Dio per partecipazione, perché solo Gesù si è gloriato della croce e ne ha fatto un onore del patire, e l’ha amata tanto, che in tutta la sua vita non ha voluto stare un momento senza la croce.

Se l’Eucaristia è caparra della gloria futura, la croce è sborso per comperarla. Se l’Eucaristia è seme che impedisce la corruzione ed è come quelle erbe aromatiche con cui, ungendosi i cadaveri, non restano corrotti, e dona l’immortalità all’anima e al corpo, la croce l’abbellisce ed è tanto potente che, se si contraggono debiti, essa se ne fa garante e con maggior sicurezza si fa restituire la scrittura del debito contratto, e dopo che ha soddisfatto ogni debito forma all’anima il trono più sfolgorante nella gloria futura. La croce e l’Eucaristia si avvicendano insieme ed una opera più potentemente dell’altra.

La croce per Gesù è il suo letto fiorito, non perché non ha sofferto atroci spasimi, ma perché per mezzo della croce ha partorito tante anime alla Grazia; Gesù ha visto spuntare tanti bei fiori che producevano tanti frutti celesti. Quindi, vedendo tanto bene, ha tenuto a sua delizia quel letto di dolore e si dilettava della croce e del patire.

Anche noi siamo invitati a prendere come delizie le pene della vita e dilettarci di stare crocifissi nella croce di Gesù.

don Marco
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