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II Domenica del Tempo Ordinario

L’amore di Dio è per tutti gli uomini

15/01/2022
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Cari fratelli e sorelle, Fiat!

Il primo dei segni, che noi chiamiamo miracoli, di Gesù, avviene a Cana di Galilea, in una festa di nozze.
Gesù non disdegna le cose umane, è pienamente inserito nella vita della sua gente, nei suoi momenti gioiosi e in quelli tristi. Anzi dà pieno valore e benedizione a tutte le situazioni della vita umana.
Compie il primo miracolo ad una festa di nozze e neanche per una cosa indispensabile ... Il primo non lo compie per guarire un malato, sanare un lebbroso, perdonare un peccatore, sfamare le folle ... farà anche questo; il primo è per la gioia di due sposi, ai quali è venuto a mancare il vino.

Dimostra tutta la sua attenzione e premura per la vita delle coppie, per le famiglie, perché ci sia o ritorni l’amore, quando sembra venir meno. Per questo va la nostra preghiera per tante situazioni di sofferenza anche oggi.

C’è la sensibilità, l’attenzione, la preghiera di Maria SS. “Non hanno più vino”. “Fate tutto quello che vi dirà”.

Il segno di Cana è grande in se stesso, ma è soprattutto il richiamo al continuo grande segno di Dio nel suo amore all’umanità. Dio è lo sposo dell’umanità, è l’innamorato dell’umanità e di ciascuno. Dio è amore, è tenerezza, è misericordia: Dio rinnova sempre il suo amore, anche quando viene meno la nostra fedeltà.

Da Lui impariamo ad amare, nelle vicende delicate e difficili della vita: la sensibilità, l’attenzione, il darsi da fare, il ricorrere a Dio e implorare da Lui quella grazia che può rinnovare la vita delle persone, delle famiglie, della società.

A Cana Gesù partecipando ad una festa di nozze proclama il suo atto di fede nell’amore umano. Lui crede nell’amore, lo benedice, lo rilancia con il suo primo prodigio, lo collega a Dio. Perché l’amore è il primo segnale indicatore da seguire sulle strade del mondo, un evento sempre decretato dal cielo.
Gesù prende l’amore umano e lo fa simbolo e messaggio del nostro rapporto con Dio. Anche credere in Dio è una festa, anche l’incontro con Dio genera vita, porta fioriture di coraggio, realizza la vita dell’uomo.

Gesù, nel rivelare a Luisa le alte verità sul vivere nella Divina Volontà, usa spesso l’immagine del Matrimonio e dell’amore reciproco degli sposi. Per esempio il 12 Giugno 1928 Gesù spiega che il vero sposalizio con l’umanità p stato nella Creazione, nulla è mancato né all’anima, né al corpo, tutto è stato fatto con sontuosità regale, alla natura umana è stato preparato un palazzo, qual è tutto l’universo, talmente grande che nessun re né imperatore può avere uno simile, un Cielo stellato è la sua volta, un Sole che non si doveva mai estinguere per luce, ameni giardini dove la coppia felice, Dio e l’uomo, doveva passeggiare, ricrearsi e mantenere la festa continua, non mai interrotta del loro sposalizio, vesti non tessute di materie ma formate dalla potenza divina di purissima luce quale si conveniva a persone regali, tutto era beltà nell’uomo, anima e corpo, perché Colui che preparava lo sposalizio e lo formava era d’una bellezza inarrivabile, sicché dalla sontuosità esterna delle tante bellezze incantevoli che ci sono in tutta la Creazione, si può immaginare i mari interni di santità, di bellezza, di luce, di scienza, eccetera, che possedeva l’interno dell’uomo. Tutti gli atti dell’uomo, interni ed esterni, erano tanti tasti musicali che formavano la più belle musiche dolci, melodiose, armoniose, che mantenevano l’allegria allo sposalizio ed ogni atto in più che si disponeva a fare, era una nuova sonatina che preparava per chiamare lo sposo a ricrearsi con lui. La Volontà Divina che dominava l’umanità gli portava l’atto nuovo continuato e la somiglianza di Colui che l’aveva creato e sposato. Ma a tanta festa l’uomo ha rotto l’anello più forte in cui stava tutta la validità e per cui aveva avuto vigore lo sposalizio; si è sottratto alla Divina Volontà, lo sposalizio, in virtù di ciò, è andato sciolto e perduti tutti i diritti, è rimasto il solo ricordo dello sposalizio, ma la sostanza, la vita, gli effetti non esistevano più.

Ora il Sacramento dell’Eucaristia, in cui ha sovrabbondato l’amore di Dio in tutti i modi possibili ed immaginabili, non si può chiamare né il primo sposalizio della Creazione, né il vero e Gesù non fa altro che la continuazione di ciò che ha fatto stando sulla terra, a seconda i bisogni che ci sono nelle anime, per alcune si fa Medico pietoso per guarirle; per altre Maestro per istruirle; per altre Padre per perdonarle; per altre, luce per dare la vista; dà la forza ai deboli, il coraggio ai timidi, la pace agli inquieti, insomma continua la sua vita e virtù Redentrice. Però tutte queste miserie escludono il vero sposalizio. Nessun giovane sposa una giovane malata, al più aspetta che guarisca, né una giovane debole e che spesso l’offende e se lo sposo è un re e l’ama, al più aspetta che la sposa guarisca, che l’ami e che le condizioni di lei siano in qualche modo soddisfacenti e non tanto inferiori a lui. Ora le condizioni in cui si trova la povera umanità è ancora quella della povera malata ed aspetta che la Divina Volontà sia conosciuta e regni in mezzo alle creature e dia la vera sanità, le vesti regali, la bellezza degna di Lui ed allora formerà di nuovo il vero e originario sposalizio.

don Marco
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