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II Domenica del Tempo Ordinario

Ecco l'Agnello di Dio

13/01/2023
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Con la festa del Battesimo del Signore, celebrata domenica scorsa, siamo entrati nel tempo liturgico chiamato “ordinario”. In questa seconda domenica, il Vangelo ci presenta la scena dell’incontro tra Gesù e Giovanni Battista, presso il fiume Giordano. Chi la racconta è il testimone oculare, Giovanni Evangelista, che prima di essere discepolo di Gesù era discepolo del Battista, insieme col fratello Giacomo, con Simone e Andrea, tutti della Galilea, tutti pescatori. Il Battista dunque vede Gesù che avanza tra la folla e, ispirato dall’alto, riconosce in Lui l’inviato di Dio, per questo lo indica con queste parole: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!» (Gv 1,29).

Il verbo che viene tradotto con “toglie” significa letteralmente “sollevare”, “prendere su di sé”. Gesù è venuto nel mondo con una missione precisa: liberarlo dalla schiavitù del peccato, caricandosi le colpe dell’umanità. In che modo? Amando. Non c’è altro modo di vincere il male e il peccato se non con l’amore che spinge al dono della propria vita per gli altri. Nella testimonianza di Giovanni Battista, Gesù ha i tratti del Servo del Signore, che «si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori» (Is 53,4), fino a morire sulla croce. Egli è il vero agnello pasquale, che si immerge nel fiume del nostro peccato, per purificarci.

Il Battista vede dinanzi a sé un uomo che si mette in fila con i peccatori per farsi battezzare, pur non avendone bisogno. Un uomo che Dio ha mandato nel mondo come agnello immolato. Nel Nuovo Testamento il termine “agnello” ricorre più volte e sempre in riferimento a Gesù. Questa immagine dell’agnello potrebbe stupire; infatti, un animale che non si caratterizza certo per forza e robustezza si carica sulle proprie spalle un peso così opprimente. La massa enorme del male viene tolta e portata via da una creatura debole e fragile, simbolo di obbedienza, docilità e di amore indifeso, che arriva fino al sacrificio di sé. L’agnello non è un dominatore, ma è docile; non è aggressivo, ma pacifico; non mostra gli artigli o i denti di fronte a qualsiasi attacco, ma sopporta ed è remissivo. E così è Gesù! Così è Gesù, come un agnello.

Il 5 settembre 1938, Gesù dice a Luisa che quando la creatura entra nel Divin Volere, tutto si trasforma, le tenebre si cambiano in luce, la debolezza in fortezza, la povertà in ricchezza, le passioni in virtù, succede tale mutazione che non si riconosce più da quella di prima, il suo stato non è più di vilissima schiava, ma di nobile Regina, l’Essere Divino l’ama tanto, che corre negli atti suoi per fare ciò che essa fa; e siccome il moto divino è continuo, si muove e l’ama, si muove e l’abbraccia; il moto divino si muove e la bacia, la rende più bella, la santifica di più, in ogni moto le dà del suo e nell’enfasi del Suo amore le parla dell’Ente Supremo, Dio fa conoscere chi è e quanto l’ama, passa tale immedesimazione tra essa e Dio, essendo una la Volontà divina con la sua, che la sente nel proprio moto divino e, facendo suo ciò che è di Dio, lo ama col lo stesso amore divino, gli dà la luce inaccessibile per glorificarli, la santità per inneggiarlo e dire: “Santo, Santo, tre volte Santo Tu sei, Tu racchiudi tutto, sei tutto.” . È bello vedere la piccolezza umana nel Divin Volere, che ha in suo potere tutto il l’Essere Divino per ridarlo a Lui per amarlo e glorificalo Lui vuole.

Nel Divin Volere le parti si fanno uguali, le dissomiglianze spariscono, l’unità divina unisce tutto e tutti e rende uno solo l’atto di tutti, per farsi atto di tutti.

Che cosa significa per la Chiesa, per noi, oggi, essere discepoli di Gesù Agnello di Dio? Significa mettere al posto della malizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto della superbia l’umiltà, al posto del prestigio il servizio. È un buon lavoro! Noi cristiani dobbiamo fare questo! Essere discepoli dell’Agnello significa non vivere come una “cittadella assediata”, ma come una città posta sul monte, aperta, accogliente, solidale. Vuol dire non assumere atteggiamenti di chiusura, ma proporre il Vangelo a tutti, testimoniando con la nostra vita che seguire Gesù ci rende più liberi e più gioiosi.

don Marco
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