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V Domenica del Tempo Ordinario

Voi siete sale, voi siete luce

04/02/2026
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

In queste domeniche la liturgia ci propone il cosiddetto “Discorso della montagna”, nel Vangelo di Matteo. Dopo aver presentato le Beatitudini, oggi vengono messe mettono in risalto le parole di Gesù che descrivono la missione dei suoi discepoli nel mondo (cfr Mt 5,13-16). Egli utilizza le metafore del sale e della luce e le sue parole sono dirette ai discepoli di ogni tempo, quindi anche a noi.

Gesù ci invita ad essere un riflesso della sua luce, attraverso la testimonianza delle opere buone. E dice: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,16). Queste parole sottolineano che noi siamo riconoscibili come veri discepoli di Colui che è la Luce del mondo, non nelle parole, ma dalle nostre opere. Infatti, è soprattutto il nostro comportamento che – nel bene e nel male – lascia un segno negli altri. Abbiamo quindi un compito e una responsabilità per il dono ricevuto: la luce della fede, che è in noi per mezzo di Cristo e dell’azione dello Spirito Santo, non dobbiamo trattenerla come se fosse nostra proprietà. Siamo invece chiamati a farla risplendere nel mondo, a donarla agli altri mediante le opere buone. E quanto ha bisogno il mondo della luce del Vangelo che trasforma, guarisce e garantisce la salvezza a chi lo accoglie! Questa luce noi dobbiamo portarla con le nostre opere buone.

La luce della nostra fede, donandosi, non si spegne ma si rafforza. Invece può venir meno se non la alimentiamo con l’amore e con le opere di carità.

Così l’immagine della luce s’incontra con quella del sale. La pagina evangelica, infatti, ci dice che, come discepoli di Cristo, siamo anche «il sale della terra» (v. 13). Il sale è un elemento che, mentre dà sapore, preserva il cibo dall’alterazione e dalla corruzione. Pertanto, la missione dei cristiani nella società è quella di dare “sapore” alla vita con la fede e l’amore che Cristo ci ha donato, e nello stesso tempo di tenere lontani i germi inquinanti dell’egoismo, dell’invidia, della maldicenza, e così via. Questi germi rovinano il tessuto delle nostre comunità, che devono invece risplendere come luoghi di accoglienza, di solidarietà, di riconciliazione. Per adempiere a questa missione, bisogna che noi stessi per primi siamo liberati dalla degenerazione corruttrice degli influssi mondani, contrari a Cristo e al Vangelo; e questa purificazione non finisce mai, va fatta continuamente, va fatta tutti i giorni!

Il 2 dicembre 1935 Gesù dice a Luisa che, quando la creatura fa e vive nella Divina Volontà, l’ Essere Supremo la dardeggia con la sua luce continuamente, le dardeggia la mente e getta in essa la nobiltà dei pensieri divini, in modo che sente nella sua intelligenza, memoria e volontà, la santità, il ricordo del suo Creatore, l’amore, la volontà di Colui che facendole da Attore forma in essa l’ordine, la sapienza divina, dardeggiandola, getta nella sua mente coi suoi baci di luce la sostanza divina, in modo che tutto è nobile, tutto è santo, tutto è sacro in essa. Questo Attore del Divin Volere, formando la sua sede nella intelligenza creata, con la sua potenza e maestria vi forma la sua immagine, le dardeggia il cuore e forma la nobiltà dell’amore, dei desideri, degli affetti, dei palpiti, dardeggia la bocca e forma la nobiltà delle parole, dardeggia le opere ed i passi e forma le opere sante, la nobiltà dei passi e non solo dardeggia l’anima, ma anche il corpo e, con la sua luce, investe il sangue e lo nobilita, in modo che la creatura si sente scorrere nel suo sangue, nelle sue membra la purezza, la santità, la sostanza della nobiltà divina. Questo Attore della Divina Volontà prende l’ufficio d’Artefice insuperabile, di trasformare Dio nella creatura e la creatura in Dio. Quando la Divina Volontà è giunta a questo, che è l’atto più grande che possa fare, cioè di formare di Dio e della creatura una sola vita, rendendoli inseparabili l’uno dall’altro, si riposa nell’opera sua e vi sente tale felicità, perché ha vinto la creatura, ha formato il suo lavoro in essa ed ha compiuto la sua Volontà. Allora pare che dica nell’enfasi del suo amore: “ho fatto tutto, non mi resta altro che possederla ed amarla”.

 

Ognuno di noi è chiamato ad essere luce e sale nel proprio ambiente di vita quotidiana, perseverando nel compito di rigenerare la realtà umana nello spirito del Vangelo e nella prospettiva del regno di Dio.

don Marco
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