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VI Domenica del Tempo Ordinario

Sentirsi toccati dalla compassione per ritrovare la gioia della comunione

12/02/2021
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Le parole di Gesù risorto che ascoltiamo nella preghiera personale e nella celebrazione comunitaria della sua Pasqua sono parole trasformanti, liberanti, potenti: cambiano la situazione.

Nel contemplare il testo del Vangelo di questa domenica possiamo immaginare i catecumeni che ascoltavano lo stesso racconto e stavano imparando a scoprire e gustare il dono della Parola di Dio, la Parola del Cristo risorto, che genera conversione, qualità di vita rispetto a un vissuto più problematico della vita passata.

Il lebbroso è simbolo chiaro di isolamento, di comunione spezzata, di relazione negata. La Parola di Dio del libro del Levitico suona solo come una condanna inesorabile all'isolamento, alla separazione dalla comunità, alla sofferenza radicale per la mancanza di relazioni, certo, per motivi di salvaguardia del popolo dal pericoloso contagio. Pensare al lebbroso di quel tempo antico era pensare all'uomo condannato all'inferno della solitudine, della separazione e dell'isolamento Ma per noi oggi è il quadro della sofferenza di chi vive relazioni spezzate, di chi è solo, isolato.

Credere nella Parola trasformante di Gesù risorto è credere nell'azione dello Spirito Santo che, mentre tu ascolti, accogli, fai depositare nel tuo cuore e nella tua mente la Parola del Vangelo, nel silenzio e nella preghiera, agisce in te facendoti subito sentire che non sei mai stato solo, anche e soprattutto nei momenti più difficili della tua vita.

Lo Spirito Santo, dono pasquale del Cristo risorto, artefice e ispiratore della Parola scritta, protagonista della forza di questa Parola custodita nel cuore, ti fa comprendere che, in Cristo risorto, tu oggi stesso puoi sperimentare il tocco della compassione divina di Dio Padre, così come quel lebbroso sperimentò il tocco compassionevole di Gesù di Nazareth, del Verbo di Dio fatto carne.

Il vero miracolo è proprio questo “sentirsi da sempre amati”, amati dal Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo. Sentirsi toccati dalla compassione d'amore gratuito della tenerezza divina, nel qui ed ora della nostra situazione esistenziale, forse attraversata da altre disgrazie e sofferenze paragonabili alla lebbra. Sentirsi toccati e amati. Sentire la potenza di quelle pochissime, ma incisive parole di Gesù: “Lo voglio!”.

In Cristo risorto la volontà del Padre è ristabilirci nella comunione, prima con Lui, per poi sentire e gustare i segni di comunione e di fraternità che ci circondano, nonostante tutta la fatica del nostro vivere. Stiamo allora in comunione nella tenerezza della misericordia divina e nella tenerezza dei molteplici gesti di comunione che si manifestano nella nostra vita quotidiana, segni dell'azione dello Spirito Santo nella concretezza della nostra storia.

Poco a poco, anche le forme peggiori di lebbra, che provocano le nostre separazioni, i nostri conflitti, i nostri isolamenti, scompariranno perché abbiamo creduto in Gesù, nostro Signore.

Il 26 novembre 1933, Gesù dice a Luisa che la creatura che fa la propria volontà si apparta da tutti e fa da sola, non vi è chi l’aiuti, né chi le dia la forza, né chi le dia la luce per fare nel modo migliore quello che fa, sicché tutti la lasciano in balia di se stessa, isolata, senza appoggio e senza difesa. Si può chiamare la derelitta, la smarrita nella Creazione, giusta pena di chi vuol fare la sua volontà, sentire tutto il peso della solitudine in cui essa stessa si è messa e la mancanza di tutti gli aiuti. È grande il dolore che Dio sente nel vedere tante creature lontane da Gesù e Lui, per far loro toccare con mano, cosa significhi fare senza la Divina Volontà, si mette lontano, facendo loro sentire tutto il peso dell’umano volere, il quale non dà mai pace e diventa il loro più crudele tiranno. Tutto il contrario per la creatura che fa la Divina Volontà, tutti sono con essa, il Cielo, i Santi, gli Angeli, perché per onore e rispetto del Volere Divino tutti sono tenuti ad aiutare quella creatura e sostenerla in quegli atti dove entra la Divina Volontà. Essa stessa la mette in comunicazione con tutti ed a tutti comanda che aiutino, difendano e le facciano il corteggio della loro compagnia, già le sorride la grazia, la luce brilla nell’anima sua e le somministra il meglio, il più bello nell’atto suo, Gesù stesso rimane impegnato in chi fa la Sua Volontà e fa scorrere nei suoi atti, quelli di Gesù, per avere l’onore, l’amore, la gloria, dei Suoi atti nell’atto della creatura che ha operato nella Volontà di Dio, ecco perciò essa sente il connesso con tutti, la forza, l’appoggio, la compagnia, la difesa di tutti. Sicché chi fa la Divina Volontà e vive in Essa, si può chiamare la ritrovata della Creazione, la figlia, la sorella, l’amica di tutti. Essa fa come il Sole che dall’altezza della sua sfera fa piovere la luce ed allargandosi chiude tutto nella sua luce, si dà a tutti, non si nega a nessuno e, come fida sorella, si abbraccia con tutte le cose e dà come pegno del suo amore a ciascuna cosa creata, il suo benefico effetto, costituendosi vita dell’effetto che dà. In alcune cose forma la vita della dolcezza, in altre cose create la vita del profumo, in altre la vita dei colori e così di seguito. Così la Divina Volontà, dall’altezza del suo trono, fa piovere la sua luce e dove trova la creatura che la vuol ricevere per farsi dominare, la circonda, l’abbraccia, la riscalda, la plasma per farla maturare e poter così racchiudere la sua vita mirabile come se fosse vita della creatura e con questa vita tutto e tutti sono con essa, come tutto è della Divina Volontà adorabile.

don Marco
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