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XVIII Domenica del Tempo Ordinario

Gesù e la fame spirituale e materiale del mondo

30/07/2026
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Il Vangelo di questa domenica descrive il miracolo della moltiplicazione dei pani, che Gesù compie per una moltitudine di persone che lo hanno seguito per ascoltarlo ed essere guariti da varie malattie. Sul far della sera, i discepoli suggeriscono a Gesù di congedare la folla, perché possa andare a rifocillarsi. Ma il Signore ha in mente qualcos'altro: "Voi stessi date loro da mangiare". Essi, però, non hanno "altro che cinque pani e due pesci".

Gesù allora compie un gesto che fa pensare al sacramento dell'Eucaristia: "Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Il miracolo consiste nella condivisione fraterna di pochi pani che, affidati alla potenza di Dio, non solo bastano per tutti, ma addirittura avanzano, fino a riempire dodici ceste. Il Signore sollecita i discepoli affinché siano loro a distribuire il pane per la moltitudine; in questo modo li istruisce e li prepara alla futura missione apostolica: dovranno infatti portare a tutti il nutrimento della Parola di vita e del Sacramento della salvezza.

Cristo ci ristora e ci sazia col suo amore e con la sua Eucarestia e vuole che noi sfamiamo le folle dell'umanità. Gesù che compie il miracolo della moltiplicazione dei pani è Colui che conosce la nostra fame e sete di verità e di vita. È Colui che ci può saziare pienamente. Siamo invitati ad accostarci a Lui, ad ascoltarlo, a vivere con Lui e per Lui e dare significato ad ogni aspetto della nostra vita.

Come compie la moltiplicazione dei pani? "Vide una grande folla e ne sentì compassione e guarì i loro malati". Quando i discepoli lo invitano a congedare la folla perché vadano a cercare da mangiare, Lui risponde: "Date voi da mangiare a loro!" Il testo è molto sobrio, ma si può intuire tutto il dialogo di Gesù con loro, il turbamento, la preoccupazione, la presa di coscienza della loro povertà (hanno solo cinque pani e due pesci), l'offerta della loro piccola collaborazione alla potenza del Signore. È la potenza del Signore che compie il miracolo, ma il Signore chiede loro di dare tutto quello che hanno, di fare tutto quello che possono.

Noi che abbiamo tanta abbondanza di grazia di Dio nella fede cristiana, sentiamo compassione per i popoli e le folle che non conoscono il Cristo Salvatore di tutti? Il Signore vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità. Ma noi siamo disponibili a dare tutto quello che abbiamo (anche se la nostra fede è piccola), a fare tutto quello che possiamo perché le persone e le folle dell'umanità di oggi abbiano la possibilità di conoscere Cristo, e di trovare il Lui l'acqua e il cibo per la propria sete e la propria fame esistenziale?

In genere facciamo fatica in questo. Diciamo "Venga il tuo regno", ma non offriamo tutto ciò che è in nostro possesso perché gli uomini abbiano la fede e la salvezza del Signore. È importante, è urgente prendere coscienza del nostro compito di evangelizzatori, di testimoni, di gente veramente preoccupata per la fede degli altri.

Nell'Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico, preannunciato nella moltiplicazione dei pani, il nostro amore e la nostra carità nei confronti del prossimo e anche la nostra gioia del bene sulla terra e la beatitudine eterna che Gesù ha promesso.

Il 10 maggio 1937 Gesù spiega a Luisa come il Figlio di Dio si è voluto fare cibo alla creatura, per formare le opere più belle a favore di tutte le creature. Ogni verità che Gesù ha manifestato sul “Fiat divino” è una crescita che si fa in Esso, è un boccone di più, che serve per rafforzare, riscaldare e conformare maggiormente l’anima della creatura in Esso, è un sorso di più che si beve dell’immenso mare della Divina Volontà, è una proprietà divina in più che si acquista. Per ogni atto in più che si fa in Essa, Gesù imbandisce davanti a noi una mensa Celeste e se lo si ama ci nutre del suo amore, se passiamo a comprenderlo, ci nutre della sua sapienza. Pertanto Dio diventa il nostro cibo prelibato, in tutto ciò che si fa, ora ci nutre della sua potenza, ora della sua bontà, ora della sua dolcezza, della sua fortezza, luce e misericordia. Quindi la piccolezza umana, col vivere nell’Eterno Volere, assorbe a sorsi a sorsi, a bocconi a bocconi, perché essendo piccola, non le è dato, anche per quanto a creatura è possibile prendere tutto insieme ciò che deve prendere dell’Essere Divino, molto più che questo serve a dilettarsi a vicenda, Dio a dare ed essa a ricevere, Dio a dare del suo ed essa a dare la sua piccolezza, Dio a lavorarla come vuole ed essa che si presta a farsi lavorare; è lo scambio d’ambo le parti, l’affiatarsi a vicenda, il parlarsi, che forma le opere divine più belle nella creatura. Senza far nulla, non si fa nulla. Perciò è necessario operare, parlare, farsi comprendere, lavorare, per fare le belle statue, le ripetitrici della vita divina. Quindi quando Dio trova chi vuole ascoltarlo, darsi a Lui, per ricevere, egli non risparmia nulla, di quello che può e sa fare per la creatura.

Quando la creatura si è alimentata del “Fiat divino”, fino a non conoscere altro cibo ed ha formato la catena dei suoi atti, tutti suggellati dalle caratteristiche delle virtù divine, Dio resta imprigionato nelle sue virtù divine nella creatura ed allora, se ama è Dio che fa sfoggio della potenza del suo amore, della sua bontà, santità, eccetera, negli atti della creatura, sicché è tale la potenza che esce per mezzo di questi atti che Dio fa nella sua creatura, che investe Cielo e terra, aleggia su tutte le anime e, col suo amore potente, le investe, le travolge, la fa dare il bacio del Voler Divino in modo che l’umana famiglia sentirà la sua potenza, il suo amore, che vuol regnare. Molto più che questo diritto lo dà il Dio nascosto, per mezzo di una creatura che appartiene alla razza umana. Sono diritti che non potranno disconoscere, tranne qualche perfido, ma la potenza divina lo saprà atterrare e vincere. Lasciamo Gesù dunque compiere il lavoro della Volontà di Dio in noi, non opponiamoci in nulla e insieme a Gesù saremo contenti di vederla regnare nelle altre creature.

È il frutto più bello del nostro vivere pienamente l’incontro con Gesù nell’Eucaristia!

a cura di don Marco
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