Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!
Chiunque abbia avuto occasione di parlare con un vignaiolo, sa quanto la vigna sia una delle attività agricole che richiedono più cura, dedizione e passione. Vi si deve lavorare tutto l'anno, vi sono mille accorgimenti dai quali dipende la qualità del raccolto e malgrado tutte le cure che si prodigano per essa il risultato non è mai garantito. È una tra le coltivazioni più capricciose: un gelo tardivo, una grandinata possono compromettere il raccolto anche all'ultimo momento.
Per questo l'immagine della vigna ricorre così frequentemente nell'AT per esprimere la relazione del Signore con il suo popolo. Ogni volta che se ne parla è per sottolineare il contrasto fra tutto l'amore che il Signore prodiga per il suo popolo e l'infedeltà continua di quest'ultimo: “mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi”
Il frutto che il Signore attende da questa vigna, cioè da noi, sono certo le opere buone. Ancora più importante ai suoi occhi, però, è il frutto rappresentato dall'azione di grazie, dal ringraziamento. All'amore si risponde solo con amore, un amore che si esprime anche attraverso il bene che facciamo, ma prima di tutto sotto la forma dell'adorazione, del ringraziamento nei confronti del Signore: Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze.
Nel NT, oltre al passaggio di oggi, l'immagine della vigna ritorna nel vangelo di Giovanni quando Gesù proclama: Io sono la vera vigna. Perché è lui la vigna? Mentre l'umanità tutta intera, questa vigna che il Signore aveva piantato, non ha corrisposto a questa cura, e quindi non era vera perché infedele, Gesù è la vera vigna perché lui solo è fedele, lui solo risponde con amore all'amore del Padre, di lui solo il Padre può dire: Ecco il mio figlio prediletto, ecco colui nel quale posso riporre tutto il mio amore. Ecco perché Gesù ci dice che nessuno può portare frutto se non è in lui, se non è innestato in questa vite vera che è lui. Solo uniti a Cristo possiamo dunque diventare vigna fedele, portare dei frutti, diventare capaci di rispondere ad amore con amore.
La storia della relazione del Signore con la sua vigna non finisce, come nella prima lettura di oggi, con la nostra infedeltà. Cristo ne ha modificato la narrativa. Ci eravamo smarriti, ma lui è venuto nel deserto dove vagavamo senza meta per vincere la tentazione e condurci in una terra dove scorrono latte e miele, dove possiamo infine vivere in amicizia con il Padre. Non lasciamoci dunque mai abbattere dalla costatazione della nostra infedeltà e della nostra incapacità di rispondere all'amore del Signore con amore, a tutti i suoi doni con una vita buona. Il fatto che ne siamo incapaci è una realtà che dobbiamo accettare e che deve spingerci a ricorrere alla misericordia del Signore, chiedendogli perdono. Uniamoci a Cristo, lasciamoci innestare in questa sola vigna vera che è Cristo e non separiamoci mai da lui, non allontaniamoci mai da lui.
Il 30 ottobre 1924 Gesù chiede a Luisa di entrare nel suo amore, e di non uscirne mai, correre dietro ad esso, o fermarsi nel suo stesso amore per ben comprendere quanto Gesù amato la creatura. Tutto è amore in Lui verso di essa. La Divinità nel creare questa creatura si è impegnata ad amarla sempre, sicché in ogni cosa dentro e fuori di lei, doveva correre verso di lei con un continuo ed incessante nuovo atto d’amore. In ogni pensiero, sguardo, parola, respiro, palpito ed in tutto il resto della creatura, vi corre un atto di amore eterno. Ma se la Divinità si è impegnata di amare sempre ed in ogni cosa questa creatura, era perché voleva riscuotere in ogni cosa il ricambio del nuovo ed incessante amore della creatura, voleva dare amore per ricevere amore, voleva amare per essere riamata, ma non è stato così. La creatura, non solo non ha voluto mantenere la battuta dell’amore, né rispondere all’eco dell’amore del suo Creatore, ma ha respinto quest’amore, lo disconosciuto e offeso. A questo affronto la Divinità non si è fermata, ma ha continuato il suo nuovo ed incessante amore verso la creatura e, siccome la creatura non lo riceveva, restavano riempiti Cieli e terra, aspettando chi doveva prendere questo amore per averne il ricambio. Perché quando Dio decide o propone, tutti gli eventi in contrario non lo mutano, ma resta immutabile nella sua immutabilità. Ecco perché, passando ad un altro eccesso d’amore, è arrivato Gesù, Verbo del Padre, sulla terra e, prendendo un’Umanità, ha raccolto in sè tutto questo amore che riempiva Cielo e terra, per ricambiare la Divinità con altrettanto amore per quanto ne aveva dato e doveva dare alle creature, e lo ha costituito amore di ciascun pensiero, di ogni sguardo, di ogni parola, palpito, moto e passo di ciascuna creatura. L’Umanità di Gesù è stata lavorata, anche nella più piccola fibra di Essa, dalle mani dell’eterno amore del Celeste Padre, per dargli la capacità di poter racchiudere tutto l’amore che la Divinità voleva dare alle creature, per dargli l’amore di tutti e costituirlo amore di ciascun atto di creatura.
Ogni nostro pensiero è coronato dagli incessanti atti d’amore di Gsù. Non c’è cosa in noi e fuori di noi, che non sia circondata dai suoi ripetuti atti d’amore. Perciò la sua Umanità geme, affanna, agonizza, si sente stritolata sotto il peso di tanto amore, perché Gesù ama e non è riamato. Le pene dell’amore sono le più acerbe, le più crudeli, sono pene senza pietà, più dolorose della stessa Passione. Se le creature amassero Gesù … il peso di tanto amore si renderebbe leggero, perché l’amore riamato resta appagato e soddisfatto nell’amore stesso di chi ama; ma non riamato va in follia, delira e si sente ricambiare con un atto di morte quell’amore da lui uscito. È stata più dolorosa la Passione dell’amore, perché se nella Passione di Gesù è stata una sola la morte che gli hanno dato, invece nella Passione dell’amore, tante morti gli hanno fatto subire per quanti atti d’amore sono usciti da lui e non ne è stato ricambiato.
Gesù aspetta noi per ricambiarlo in tanto amore. Nella Divina Volontà troveremo come in atto tutto questo amore; facciamolo nostro e costituiamoci insieme con Lui amore di ciascun atto di creatura, per ricambiarlo dell’amore di tutti.