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XXX Domenica del Tempo Ordinario

23/10/2021
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Aprire gli occhi al cieco è espressione di gioia, liberazione e salvezza e chiunque nella Bibbia venga reso destinatario di questo beneficio da parte di Dio, viene dallo stesso Signore reso oggetto di amore e di predilezione nella consolazione e nella novità della vita nuova.

Il cieco mendicante rappresenta l'umanità che giace nelle tenebre dell'ignoranza e del peccato. Solo riconoscendo Gesù "Figlio di Davide" è possibile riacquistare la vista, per poterlo seguire sulla via della sofferenza e del martirio.

Esiste, tuttavia, una cecità ostinata in quanto presunzione e perversità di spirito, che fa ostruzionismo a che il cuore si disponga nei confronti della parola di Dio. Si tratta della cecità della miseria morale e della cattiveria, della presunzione di autosufficienza e di autoaffermazione che conduce all'illusione di poter procedere indipendentemente da Dio e dalla Sua Parola. Si è ciechi quando si è vittime del nostro falso orgoglio e della perversità e quando ci si ostina nell'errore nonostante l'evidenza della perversità e dell'inutilità del male e già altre volte una tale incapacità di vedere è stata rimproverata dallo stesso Gesù. Unica condizione che si chiede per riavere la vista è quella della fede, ossia un vero atto di fiducia e di affidamento senza riserve in Colui che semplicemente vuole rinnovare per salvare, trasformare fino in fondo per rinnovare.

"Va', la tua fede ti ha salvato", così Gesù congeda Bartimeo che lo aveva supplicato di ascoltare il suo grido. Su di lui il Maestro non solo intervenne prodigiosamente facendogli riacquistare la vista usandogli, in tal modo, un atto di compassione, ma lodò la fede del povero cieco, che fin dall'inizio lo aveva chiamato "figlio di Davide” riconoscendo in lui il Messia Salvatore. Gesù nel figlio di Timeo riconobbe e una fede profonda che gli meritò il recupero della vista. Ma Gesù non solo guarisce Bartimeo, ma lo salva grazie alla sua fede.

La storia di Bartimeo è anche la nostra storia di credenti, che, con il battesimo, abbiamo aperto gli occhi alla Verità di Dio, che è Cristo Gesù; ora, questi occhi non più malati, devono esser capaci di cogliere la presenza del Signore, che sempre attraversa la nostra vita e opera salvezza, nella nostra storia personale, come nella grande storia dell'umanità intera.

Seguire Cristo, significa anche saper cogliere questa presenza viva ed operante nel nostro tempo, una presenza che chiama alla salvezza eterna ed anche temporale, perché solo in Cristo c'è luce, giustizia e pace; solo con Lui si può sperimentare la vera gioia.

Il miracolo che ridona la vista a Bartimeo sta ad indicare che la presenza e la luce di Cristo risanano tutto l'uomo, che da cieco e mendicante, diviene, ricco del dono della figliolanza, capace di seguire il suo Maestro, anzi, diviene compagno di Lui, e, con Lui, percorre la via che conduce al Padre.

Per fare questo occorre trovare il coraggio di fidarci del Figlio di Davide. Alzarsi; porre i primi passi per cominciare una nuova vita, chiudere il passato di tenebre per aprirsi alla luce di Cristo. È Gesù l'origine del cambiamento; è Lui che trasforma la vita. Solo Cristo è la nostra vera guida e luce!

Ma fidarsi, affidarsi, confidare significa avere fede.

Il 24 luglio 1922 in un momento di sconforto di Luisa nel sentire il peso di tutte le generazioni sulle sue spalle, Gesù la prende tra le sue braccia e stringendola al suo cuore le ha fatto bere il sangue che sgorgava dalla ferita del costato, dicendole di avere coraggio e di non temere perché Lui era lì con lei a condividere insieme il peso, il lavoro, le pene e le morti.

La Grazia di Dio vuole corrispondenza, altrimenti ci vuole niente a scendere. Che ci vuole ad aprire e a chiudere gli occhi? Ci vuole niente, eppure quale gran bene comporta il tenerli aperti e quale gran male il tenerli chiusi. Col tenerli aperti gli occhi si riempiono di luce, di sole; con questa luce la mano può operare, il piede cammina sicuro e senza inciampo, l’uomo distingue gli oggetti, se siano buoni o cattivi, riordina le cose, legge, scrive … Ora, che ci vuole per perdere tutto questo bene? Chiudere gli occhi: la mano non può operare, il piede non può camminare e se cammina è soggetto ad inciampare, non distingue più gli oggetti, si riduce all’inabilità. Tale è la corrispondenza, non altro che aprire gli occhi dell’anima, e come li apre si fa luce nella mente, l’immagine di Gesù si riflette in tutto ciò che va facendo, copiandola fedelmente, in modo che non fa altro che ricevere continua luce da Lui, da convertire tutto il suo essere in luce. Invece l’incorrispondenza getta l’anima nelle tenebre e la rende inoperosa.

 

don Marco
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