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XXXIV Domenica del Tempo Ordinario

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

18/11/2021
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

La solennità di Gesù Cristo Re dell’universo, che celebriamo oggi, è posta al termine dell’anno liturgico e ricorda che la vita del creato non avanza a caso, ma procede verso una meta finale: la manifestazione definitiva di Cristo, Signore della storia e di tutto il creato. La conclusione della storia sarà il suo regno eterno. L’odierno brano evangelico (Gv 18,33b-37) ci parla di questo regno, il regno di Cristo, il regno di Gesù, raccontando la situazione umiliante in cui si è trovato Gesù dopo essere stato arrestato nel Getsemani: legato, insultato, accusato e condotto dinanzi alle autorità di Gerusalemme. E poi, viene presentato al procuratore romano, come uno che attenta al potere politico, a diventare il re dei giudei. Pilato allora fa la sua inchiesta e in un interrogatorio drammatico gli chiede per ben due volte se Egli sia un re (cfr vv. 33b.37).

E Gesù dapprima risponde che il suo regno «non è di questo mondo» (v. 36). Poi afferma: «Tu lo dici: io sono re» (v.37). È evidente da tutta la sua vita che Gesù non ha ambizioni politiche. Ricordiamo che dopo la moltiplicazione dei pani, la gente, entusiasta del miracolo, avrebbe voluto proclamarlo re, per rovesciare il potere romano e ristabilire il regno d’Israele. Ma per Gesù il regno è un’altra cosa, e non si realizza certo con la rivolta, la violenza e la forza delle armi. Perciò si era ritirato da solo sul monte a pregare (cfr Gv 6,5-15). Adesso, rispondendo a Pilato, gli fa notare che i suoi discepoli non hanno combattuto per difenderlo. Dice: «Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei» (v.36).

Gesù vuole far capire che al di sopra del potere politico ce n’è un altro molto più grande, che non si consegue con mezzi umani. Lui è venuto sulla terra per esercitare questo potere, che è l’amore, rendendo testimonianza alla verità (v. 37). Si tratta della verità divina che in definitiva è il messaggio essenziale del Vangelo: «Dio è amore» (1Gv 4,8) e vuole stabilire nel mondo il suo regno di amore, di giustizia e di pace. E questo è il regno di cui Gesù è il re, e che si estende fino alla fine dei tempi. La storia ci insegna che i regni fondati sul potere delle armi e sulla prevaricazione sono fragili e prima o poi crollano. Ma il regno di Dio è fondato sul suo amore e si radica nei cuori – il regno di Dio si radica nei cuori –, conferendo a chi lo accoglie pace, libertà e pienezza di vita. Tutti noi vogliamo pace, tutti noi vogliamo libertà e vogliamo pienezza. E come si fa? Lascia che l’amore di Dio, il regno di Dio, l’amore di Gesù si radichi nel tuo cuore e avrai pace, avrai libertà e avrai pienezza.

Gesù oggi ci chiede di lasciare che Lui diventi il nostro re. Un re che con la sua parola, il suo esempio e la sua vita immolata sulla croce ci ha salvato dalla morte, e indica – questo re – la strada all’uomo smarrito, dà luce nuova alla nostra esistenza segnata dal dubbio, dalla paura e dalle prove di ogni giorno. Ma non dobbiamo dimenticare che il regno di Gesù non è di questo mondo. Egli potrà dare un senso nuovo alla nostra vita, a volte messa a dura prova anche dai nostri sbagli e dai nostri peccati, soltanto a condizione che noi non seguiamo le logiche del mondo e dei suoi “re”.

Il 24 settembre 1928 Gesù dice a Luisa che è Volontà di Dio dare il regno del Volere Divino, né Gesù può fare a meno di volere e sospirare di fare il gran dono di Esso, se ciò fosse, se non sospirasse il ritorno dell’uomo nella reggia della Divina Volontà andrebbe contro l’ordine della Sua opera Creatrice che con somma sapienza ha creato l’uomo perché vivesse di vita divina e dimorasse nel regno del “Fiat”, dato a lui da Dio come sua eredità. Onde l’uomo, uscendo da Esso, ha formato il disordine nella Sua opera creatrice e come si può tollerare, permettere che resti disordinata la Sua opera più bella? Sono passati secoli e secoli, possono passare altri secoli, ma la volontà di Dio non cambierà, sarà sempre il Suo punto più importante, il Suo unico scopo ed interesse speciale, che la Sua opera creatrice sia restaurata e riordinata come è uscita dalle sue mani creatrici e viva nel regno del Volere Divino.

La Maestà adorabile si trova come un Padre, che già aveva il suo figlio felice, d’una bellezza rara, che gli portava gioia e felicità e che da padrone viveva dell’eredità datagli dal padre, questo figlio volontariamente è uscito dall’eredità paterna e si è reso infelice e ha spezzato le belle e pure gioie tra padre e figlio, ora qual non sarebbe il dolore del padre, i sospiri, le lacrime e la sua volontà irremovibile, che il suo caro figlio ritorni felice? Molto più che l’eredità data al figlio esiste, la ha il padre stesso in consegna e sospira che prenda di nuovo il possesso, ma in tanto dolore di questo padre, lacrime e sospiri, è volontà decisa, vuole che il suo figlio infelice desideri, preghi che le ritorni la sua eredità paterna, la sua felicità perduta, questo dispone il figlio a ricevere ed apprezzare il suo stato felice, il ritorno della sua eredità ed il padre affogato d’amore per il suo caro figlio dirà: “il tuo pregare ha formato un diritto sul mio cuore che brucia per te, prendi di nuovo ciò che perdesti, te lo sei meritato, son contento purché ti veda felice e possa dire: ‘il mio figlio non è più infelice, ma felice’”. Ora l’amore di questo padre è un’ombra paragonata a quello di Dio e la Volontà Divina è irremovibile, nessuno potrà mutarla, l’infelicità dell’uomo è un disordine all’opera della Creazione e Dio vuole i suoi diritti nella sua opera, vuole che l’uomo ritorni come è uscito, il Suo amore, la sua giustizia lo esige, la sua bontà lo reclama, la sua stessa felicità lo sospira e non tollera l’infelicità nella sua opera, la Divina Volontà facendoci corona, rende Dio immutabile e vuole che il suo regno sia posseduto. Ma ad onta di ciò vuole che la creatura preghi, sospiri il bene che le vuole dare e questo forma un diritto sul Suo cuore paterno ed un poggio nel cuore di lui, per poter ricevere ciò che Lui vuole dare. E così Dio potrà dire nella sua enfasi d’amore: “figlio mio, te lo sei meritato e Noi ti abbiamo dato ciò che volevamo darti”. Chi prega si dispone, ciò che si ottiene col pregare si apprezza, si tiene custodito. E siccome il conoscere il Volere Divino, il possedere il suo regno non è un bene individuale, ma generale, per ottenerlo, ecco che occorre pregare per tutti, a nome di tutti e di ciascun pensiero, parola ed atto di creatura per formare il diritto nella Paternità Divina, che tutti possano ricevere il regno del “Fiat” e le disposizioni in essi per possederlo. Così ha fatto la Regina del Cielo per impetrare il regno della Redenzione, per tutti e per ciascuno ha avuto una preghiera, un sospiro, un atto, non si è fatta sfuggire nessuno e con questo dava il diritto a ciascuno per poter ricevere il loro Redentore. Tale ha fatto Gesù per redimerli e così ora vuole che facciamo così per il regno della Divina Volontà.

don Marco
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Ultimi commenti 1 di 1
- 21/11/2021
Chúa Giêsu ơi Ngài là Vua hoan lạc của mọi trái tim . Nhờ lời chuyển cầu của bà Thánh Luisa mà ban cho tất cả chúng con được sống trong Vương quốc của Ngài. Amen!