Oggi la liturgia ricorda la Dedicazione della Basilica Lateranense, la cattedrale di Roma che la tradizione definisce "madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe". Con il termine "madre" ci si riferisce non tanto all’edificio sacro della Basilica, quanto all’opera dello Spirito Santo che in questo edificio si manifesta, fruttificando mediante il ministero del Vescovo di Roma, in tutte le comunità che permangono nell’unità con la Chiesa cui egli presiede.
Ogni volta che celebriamo la dedicazione di una chiesa, ci viene richiamata una verità essenziale: il tempio materiale fatto di mattoni è segno della Chiesa viva e operante nella storia, cioè di quel "tempio spirituale", come dice l’apostolo Pietro, di cui Cristo stesso è "pietra viva, rigettata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio" (1 Pt 2,4-8). Gesù, nel Vangelo della liturgia di oggi, parlando del tempio, ha rivelato una verità sconvolgente: che cioè il tempio di Dio non è soltanto l’edificio fatto di mattoni, ma è il Suo corpo, fatto di pietre vive.
In forza del Battesimo, ogni cristiano fa parte dell’"edificio di Dio" (1 Cor 3,9), anzi diventa la Chiesa di Dio. L’edificio spirituale, la Chiesa comunità degli uomini santificati dal sangue di Cristo e dallo Spirito del Signore risorto, chiede a ciascuno di noi di essere coerente con il dono della fede e di compiere un cammino di testimonianza cristiana. (Cfr. Angelus, 9 Novembre 2014)
Nel Vangelo vediamo Gesù entrare nel Tempio e purificarlo da tutto ciò che lo profanava. È un gesto forte, deciso, ma pieno di amore: il suo desiderio è che la casa del Padre rimanga luogo di comunione, di purezza, di incontro.
Alla luce degli scritti sulla Divina Volontà, possiamo leggere questo episodio in modo ancora più profondo.
Il Tempio è l’anima che desidera vivere nella Divina Volontà
Gesù non purifica soltanto il Tempio di Gerusalemme: vuole purificare il tempio interiore, cioè la nostra anima, affinché diventi dimora viva della Sua Volontà. Egli ci insegna che l’anima è chiamata a diventare «Cielo sulla terra», luogo dove Lui possa operare senza ostacoli. Ma per questo è necessario lasciare che il Suo sguardo penetri e rimuova tutto ciò che è “mercato”: attaccamenti inutili, pensieri ripiegati su noi stessi, affanni che appesantiscono il cuore.
Così come nel Vangelo, anche in noi Gesù vuole fare “ordine” per restituirci la libertà e la pace. Lo zelo di cui Egli parla è lo stesso amore che manifesta nei Suoi colloqui con Luisa: l’ardente desiderio di tornare a regnare nelle creature con la Sua Volontà, come in Cielo.
Quando viviamo in Gesù, permettiamo al Suo zelo divino di trasformare ogni atto: i pensieri, le parole, i gesti della giornata diventano atti divini, atti che “profumano” di Cielo.
Gesù parla del tempio del Suo Corpo, preannunciando la Risurrezione.
E nella Divina Volontà la Risurrezione non è solo un evento futuro: è sempre in atto, è un movimento continuo, un risorgere della nostra volontà umana nella Volontà di Dio.
Ogni volta che diciamo sinceramente:
«Gesù, voglio ciò che Tu vuoi», la nostra umanità si unisce alla Sua, e i nostri atti risorgono alla Luce divina.
La festa della Dedicazione della Basilica Lateranense ci ricorda che la Chiesa non è solo edificio, ma corpo vivo.
Nella Divina Volontà, questa unità si fa ancora più profonda: Gesù vuole fare di noi pietre vive della Sua Volontà; vuole costruire in noi un tabernacolo puro; vuole che tutta la nostra persona diventi una piccola Gerusalemme, dove Lui regna.
Fiat!