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“Diede alla luce il suo figlio primogenito”: Oggi è nato per noi (seconda parte)

“La mia stessa Mamma nulla aveva di straordinario nella sua vita esteriore. Il suo solo distintivo era la perfetta virtù, a cui quasi nessuno faceva attenzione”

07/01/2020
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Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo (Lc 2,7).

La sfida a cui siamo quotidianamente chiamati è di essere pienamente nelle vene della storia, partecipi dello scorrere degli eventi, inseriti in essi con la nostra individualità e peculiarità, il più delle volte con ruoli marginali se non apparentemente irrilevanti, e lì proporre la nostra testimonianza coraggiosa e consapevole del compimento dei tempi messianici, dell’avverarsi della Parola di vita eterna. Il nostro è un compito fondamentale ed insostituibile, che richiede di metterci, come ha fatto Maria, al servizio del regno di Dio senza riserve. L’esperienza della piccola donna di Nazareth sta lì a raccontarci di una presenza del Padre in lei e attraverso di lei attiva e feconda, in grado di modificare il corso degli accadimenti per spingerli, indirizzarli e condurli ad un fine di salvezza. Il Signore interviene sempre e ancora oggi nel mondo non attraverso i grandi personaggi, i potenti, ma nell’agire silenzioso e discreto di persone come Maria, una anonima giovinetta di uno sconosciuto villaggio della Galilea di più di duemila anni fa. La Vergine non possedeva nulla di straordinario dal punto di vista umano, non era figlia di principi, non godeva del rispetto e della considerazione della gente per via delle sue nobili origini, né la sua famiglia né lei personalmente era in grado di condizionare le grandi dinamiche della storia. Tuttavia vivendo nella completa fedeltà al Signore, possedeva l’intelligenza della fede che l’ha resa capace di riconoscere che il tempo dell’attesa era compiuto ed era giunto il momento di dare ospitalità al venire di Dio, di incarnarlo e di darlo alla luce.

Il 17 gennaio 1921 Gesù parlando a Luisa del mistero degli effetti del Fiat di Maria e del compimento del “Fiat voluntas tua”, le diceva che è suo solito scegliere le anime più abiette, inabili e povere per le sue opere più grandi. La stessa Mamma Celeste nulla aveva di straordinario nella sua vita esteriore. Nessun miracolo, nessun segno aveva che la facesse distinguere dalle altre donne. Il suo solo distintivo era la perfetta virtù, a cui quasi nessuno faceva attenzione; e se agli altri Santi Dio ha dato il distintivo dei miracoli, altri li ha fregiati con le sue piaghe, alla sua Mamma nulla, nulla, eppure era il portento dei portenti, il miracolo dei miracoli, la vera e perfetta crocifissa, nessun’altra simile a Lei.

Gesù è solito fare come un padrone che ha due servitori: uno sembra gigante, erculeo, abile a tutto; l’altro piccolo, basso, inabile, sembra che non sappia far nulla, nessun servizio importante; il padrone, se lo tiene, è più per carità e anche per farsene gioco. Ora, dovendo mandare un milione, un miliardo ad un paese, che fa? Chiama il piccolo, l’inabile, gli affida la grande somma e dice tra sé: “Se l’affido al gigante, tutti gli faranno attenzione, i ladri lo assaliranno, lo possono derubare, e se con la sua forza erculea si difenderà, può restare ferito; so che lui è bravo, ma voglio risparmiarlo, non voglio esporlo ad evidente pericolo. Invece a questo piccolo, sapendolo inabile, nessuno farà attenzione, nessuno potrà pensare che io possa affidargli una somma così importante; perciò sano e salvo ritornerà”. Il povero inabile si meraviglia che il padrone si fidi di lui mentre poteva servirsi del gigante, e tutto tremante ed umile va a deporre la grande somma, senza che nessuno si degni di guardarlo, e sano e salvo ritorna al suo padrone, più tremante ed umile di prima. Così Dio! Quanto più grande è l’opera che vuole fare, tanto più sceglie un’anima abietta, povera, ignorante, senza alcuna esteriorità che la additi; il suo stato abietto servirà come sicura custodia dell’opera divina; i ladri della propria stima, dell’amore proprio, non le faranno attenzione, conoscendo la sua inabilità, e lei, umile e tremante, disimpegnerà l’ufficio da Lui affidato, conoscendo che non lei, ma Dio, ha fatto tutto in lei.

Guardare a Maria, impegnarci ad assomigliare a lei nella fede significa dismettere l’abito mentale del tutto e subito, dell’immediatezza dei risultati e armarci della pazienza del Padre, coscienti che il compiersi del tempo della redenzione segue dinamiche diverse e distanti dalle nostre, percorsi tortuosi, a volte sembra persino arrestarsi e regredire. Non dobbiamo né spaventarci, né perderci d’animo, né arrenderci, ma perseverare sicuri che il seme della Parola, piantato nei solchi della storia, non resterà infruttuoso.

don Marco
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