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La Luce che rischiara le nostre tenebre

16/02/2021
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Nel brano del 19 luglio 1907 Gesù parla a Luisa della differenza tra la volontà umana - nella sua inclinazione al male conseguente del peccato d’origine - che è tenebre e la Divina Volontà che è luce dicendole: “Figlia mia, badaci bene quando parli della mia Volontà, perché la mia Volontà è tanto felice, che forma la nostra stessa beatitudine, e la volontà umana è tanto infelice, che se potesse entrare nella nostra disturberebbe la nostra felicità e ci farebbe guerra. Perciò, nella mia Volontà non entrano né aridità, né tentazioni, né difetti, né inquietudini, né freddezze, perché la mia Volontà è luce e contiene tutti i gusti possibili; la volontà umana non è altro che una gocciolina di tenebre, tutta piena di disgusti. Quindi se l’anima è già dentro del mio Volere, prima di entrare, al contatto del mio Volere la luce ha sciolto la gocciolina delle tenebre, per poterla avere in sé, il calore ha sciolto il gelo e le aridità, i gusti divini hanno tolto i disgusti, la mia felicità l’ha sciolta da tutte le infelicità”.

Queste parole di Gesù ci ricordano l’esortazione apostolica Lumen Fidei (nn. 4- 7) in cui il Santo Padre Papa Francesco dice che la luce della fede possiede, un carattere singolare, essendo capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo. Perché una luce sia così potente, non può procedere da noi stessi, deve venire da una fonte più originaria, deve venire, in definitiva, da Dio. La fede nasce nell’incontro con il Dio vivente, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita. Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi, sperimentiamo che in esso c’è una grande promessa di pienezza e si apre a noi lo sguardo del futuro. La fede, che riceviamo da Dio come dono soprannaturale, appare come luce per la strada, luce che orienta il nostro cammino nel tempo. Da una parte, essa procede dal passato, è la luce di una memoria fondante, quella della vita di Gesù, dove si è manifestato il suo amore pienamente affidabile, capace di vincere la morte.

Ciò che Gesù ci comunica attraverso Luisa ci riporta anche al vangelo di Giovanni in cui si dice: « Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre » (Cfr. Gv 12,46). Anche san Paolo si esprime in questi termini: « E Dio, che disse: "Rifulga la luce dalle tenebre", rifulge nei nostri cuori » (Cfr. 2 Cor 4,6). Il Santo Padre Francesco inoltre nell’angelus del 22 marzo 2020 ci parla ancora della luce della fede dicendoci che: “Con la luce della fede colui che era cieco scopre la sua nuova identità. Egli ormai è una creatura nuova, in grado di vedere in una luce nuova la sua vita e il mondo che lo circonda, perché è entrato in comunione con Cristo, è entrato in un'altra dimensione”. In oltre ribadisce che: “Ogni creatura risanata, è immagine di ogni battezzato che è immerso nella Grazia è stato strappato dalle tenebre e posto nella luce della fede. Ma non basta ricevere la luce, occorre diventare luce. Ognuno di noi è chiamato ad accogliere la luce divina per manifestarla con tutta la propria vita”, come ci ricorda anche San Paolo: “comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità” (Ef 5,8-9)

Angela Iurillo

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