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La mira che ho su di te non è di cose prodigiose… ma di assorbirti nella mia Volontà e farne una sola.

Carezze di Luce

09/11/2021
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Nel brano del 21 maggio 1900 Gesù spiega a Luisa, qual è il suo progetto su di lei ovvero, portarla a vivere in uniformità col suo Divin Volere, infatti le rivela: “La mira che ho su di te non è di cose prodigiose e di tante cose che potrei operare su di te per mostrare l’opera mia, ma la mia mira è di assorbirti nella mia Volontà e farne una sola, e di lasciare di te un esemplare perfetto di uniformità del tuo con il mio Volere. Ma ciò è lo stato più sublime, è il prodigio più grande, è il miracolo dei miracoli che di te intendo fare.” Queste parole ricordano il Vangelo di Giovanni, in cui Gesù prega il Padre dicendo: “Perché siano uno come noi siamo uno, io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo riconosca che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.” (Giov.17,22) Poi Gesù indica a Luisa come avviene l’unione delle volontà, cioè spiega come esercitare la nostra volontà personale, che Dio stesso ci ha donato, in perfetto accordo con la Volontà Divina in tutti gli atti della nostra vita, dai più comuni a quelli più straordinari.

In questo modo la nostra persona riceve per grazia “una forma divina” e quindi eredita i doni, le grazie, le virtù eroiche più sublimi che sono proprie della vita divina. A tal proposito infatti spiega: “È tanta l’altezza della perfezione dell’anima disfatta nel mio Volere, che giunge ad operare come Dio, e questo non fa meraviglia, perché siccome non vive più la sua volontà in essa, ma la Volontà di Dio medesimo, cessa ogni stupore se vivendo con questa Volontà possiede la potenza, la sapienza, la santità e tutte le altre virtù che contiene lo stesso Dio. Basta dirti, per fare che tu t’innamori e cooperi quanto puoi da parte tua per giungere a tanto, che l’anima che giunge a vivere del solo mio Volere è regina di tutte le regine e il suo trono è tanto alto, che giunge fino al trono dell’Eterno, entra nei segreti dell’Augustissima Triade e partecipa all’amore reciproco del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.” Da ciò si evince che quest’unione perfetta di volontà giunge in grembo alla Trinità; ricordiamo infatti nel vangelo di Giovanni “Se qualcuno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e faremo dimora presso di lui.” (Giov. 14,23)

Anche Papa Francesco nella Esortazione Apostolica Gaudete ed Exsultate, ci indica che la pienezza della missione di ogni santo è quella di viverla in Cristo, infatti dice In fondo la santità è vivere in unione con Lui i misteri della sua vita. Consiste nell’unirsi alla morte e risurrezione del Signore in modo unico e personale, nel morire e risorgere continuamente con Lui. Ma può anche implicare di riprodurre nella propria esistenza diversi aspetti della vita terrena di Gesù: la vita nascosta, la vita comunitaria, la vicinanza agli ultimi, la povertà e altre manifestazioni del suo donarsi per amore. Perché tutto nella vita di Gesù è segno del suo mistero, tutta la vita di Cristo è rivelazione del Padre, tutta la vita di Cristo è pensiero di redenzione, tutta la vita di Cristo è mistero di ricapitolazione e tutto ciò che Cristo ha vissuto fa si che noi possiamo viverlo in lui e che egli lo viva in noi. Pertanto la misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi da quanto con la forza dello spirito santo modelliamo tutta la nostra vita sulla sua” (n. 20).

Angela Iurillo
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