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La prima lettera di San Giovanni: Dio è Amore, ma anche Verità e Santità

“Figlia mia, la mia Divina Volontà sta in atto di formare continui parti e genera e partorisce luce, genera e partorisce altre vite simili a sé, genera e partorisce santità e bellezza.”

10/02/2021
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Prima ancora del tema dell’Amore, nella Prima Lettera di Giovanni (vedi gli articoli precedenti) ci viene proposto quello della verità. Nella definizione di Dio come Luce (1,5), definizione che precede quella di Dio come Amore (4,8.16), noi scopriamo che Dio è Luce di verità e Luce di santità.

Luce di Verità: Dio conosce se stesso. Tre parole che ci fanno capire che la perfetta conoscenza che Dio ha di sé lo costituisce come Padre (conoscitore), come Figlio (conosciuto, immagine nel quale il Padre si rispecchia pienamente, Parola con la quale il Padre dice e rivela totalmente se stesso) e come Spirito (conoscenza, intelligenza, scienza, sapienza infinita). Dio conoscendo se stesso conosce la Verità suprema, vive nella Verità vivente inverandosi come Trinità dinamica e creativa.

Luce di Santità: la verità divina non ha solo un valore conoscitivo, ma un valore immediatamente morale: significa veridicità, sincerità, onestà, fedeltà, giustizia e santità. Dio è luce perché conosce e dice la Verità su di sé, pronunciando il Verbo eterno nella verità dello Spirito; Dio è luce perché dice la Verità con perfetta Carità: la Verità rende vera e gloriosa la sua Carità, la Carità rende santa e amabile la sua Verità.

Per completare la nostra contemplazione della vita trinitaria dobbiamo integrare l’insegnamento della lettera di Giovanni con quello del suo Vangelo: oltre alla conoscenza e all’amore reciproco in Dio vi è la glorificazione. Dio glorifica se stesso (Gv 12,28): altre tre parole che coronano l’attività Dio nel suo interno. Il glorificante è il Padre, la gloria è lo Spirito (Gv 17,5.22) e il glorificato è il Figlio (Gv 8,54; 17,1). A sua volta il Figlio glorifica il Padre con una gloria degna di lui. Dio, dunque, conosce se stesso come Verità perfetta, ama se stesso come Bontà infinita, glorifica se stesso come Bellezza e Forza eterna. Benché queste qualità appartengano a tutte le tre persone divine, noi attribuiamo la Verità al Figlio (sapienza di Dio), la Bontà allo Spirito Santo (amore effuso nei nostri cuori) e la Bellezza e la Forza al Padre della gloria (Rom 6,4; Ef 1,17).

Nei nostri confronti il Dio trinitario opera in modo dinamico: siamo creati e salvati dal Padre per mezzo del Figlio (Gv 1,3; 3,17; Rom 5,9; Col 1,16) nella potenza dello Spirito. Anche noi dobbiamo relazionarci a Dio in modo dinamico: rendere grazie e gloria al Padre per mezzo di Cristo nella comunione e nella gioia dello Spirito (Col 3,17). Perciò anche noi, santificati dallo Spirito del Padre e trasfigurati a immagine del Figlio entriamo come veri figli nella dinamica della vita divina. Questa è la vita eterna! Questa è la felicità da non perdere!

Per venire molto al pratico diciamo che la comunità credente è chiamata a rispecchiare le caratteristiche dell’Unità e della Trinità divina: la conoscenza si realizza per mezzo della catechesi ascoltata e annunciata, l’amore per mezzo dell’impegno nel servizio ricevuto e offerto, la glorificazione nella preghiera e nella liturgia. Tutto questo deve concorrere alla costruzione dell’unità ecclesiale nella comunione e nella pace, pur nel pluralismo e nella collaborazione.

Dobbiamo però dire ancora una cosa molto importante: l’essere Verità, Amore e Gloria infinita è molto impegnativo per Dio. In altre parole (ci esprimiamo in modo umano): egli deve pagare un prezzo altissimo. Dio conosce tutto, ma anche si offre alla conoscenza di tutti: in lui c’è perfetta trasparenza, non ha qualche angolino nascosto e riservato a lui solo. Dio ama donando tutto se stesso: egli si espropria totalmente, non tenendo nulla per sé. Dio merita la massima gloria, eppure non mette se stesso al centro di tutto, ma cerca solo il vantaggio degli altri: è capace di una umiltà infinita. Per questo Dio in Cristo si è rivelato come povero, obbediente, casto, paziente, debole, mite e umile di cuore. Proprio perché tutto in Dio è impegnativo nel Gloria noi diciamo: “ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa”. Non sarebbe necessario ringraziare Dio per la sua gloria, se questa non gli costasse nulla e se non potesse diventare gloria anche nostra, come segno della sua incredibile umiltà. Infatti Dio è glorioso perché umile, umile e perciò glorioso, ricco perché generoso, generoso e perciò ricco, forte perché condiscendente, condiscendente e perciò forte. Per questi motivi la via di Dio è solo quella della croce. Essa è stata la via di Cristo e deve diventare anche quella del cristiano. Noi dunque, che ci avventuriamo sulle strade della vera conoscenza di Dio per poterlo amare con tutto il cuore, prepariamoci a soffrire molto per amore del suo santo nome. Ma nello stesso tempo prepariamoci a gustare in fondo al calice amaro una delizia spirituale che il mondo non può nemmeno immaginare.

Nel brano del 17 marzo 1829, Gesù dice a Luisa che tutto ciò che ha manifestato di Verità, Luce e Santità nella sua Volontà sono da considerare come parti divini. Si genera e si partorisce luce, genera e partorisce altre vite simili a sé, genera e partorisce santità e bellezza. La prima generazione viene formata nel seno divino e poi escono i suoi parti innumerevoli. Quando Dio vuole mettere fuori una verità, prima, come un suo caro figlio, la genera nel suo seno e poi, come suo parto, la mette fuori, affinché scenda nel basso delle creature e chi la riceve le dia libertà di farla generare, affinché produca altri parti e quindi tutte le creature possano avere il figlio generato nel suo seno. Onde le verità divine scendono dal Cielo, per generare nei cuori e formare la lunga generazione dei suoi parti divini. Ogni verità che Gesù ha manifestato sulla sua Divina Volontà era un figlio generato nel seno Paterno di Dio, che messo fuori, portava il figlio della sua luce, il figlio della sua bellezza, della sua santità e del suo amore e se è stata data grazia di metterli fuori, è stato perché hanno trovato nell’anima di Luisa, luogo e libertà di poter generare in modo che, non potendo contenere in lei i tanti parti dei figli delle verità divine, li ha messi fuori, a vantaggio di chi ha avuto il bene di ascoltarla. Perciò chi non tiene conto di queste verità non le stima, apprezza ed ama, si può dire che è un figlio che non apprezza e non ama la cosa più grande che esiste in Cielo ed in terra e col non amarla e stimarla questi figli soffocano e impediscono la loro generazione. Non c’è male più grande di questo, che non si abbia tutta la cura di custodire una verità divina, come il più grande dei tesori. Perché Essa è figlia Sua, è la portatrice della Sua vita in terra. Essa contiene la potenza del “Fiat divino” che è tanto vasta e ha il potere di salvare un mondo intero. Molto più che ogni verità possiede un bene distinto da dare alle creature ed una gloria a Colui che l’ha generata, perciò impedire il bene e la gloria che dovrebbero dare i suoi “parti” è il più grande dei delitti.

Perciò Gesù ha dato a Luisa tanta Grazia, le ha somministrato i vocaboli, ha diretto la sua mano mentre lei scriveva, per fare che i figli delle sue verità non fossero soffocati e seppelliti nell’anima sua e per fare che nulla omettesse, si è messo vicino a lei, le teneva nelle sue braccia come una tenera madre tiene la sua piccola figlia ed ora la allettava con promesse, ora le correggeva ed ora la riprendeva severamente quando la vedeva ritrosa a scrivere le verità che le aveva manifestato, perché Gesù aveva l’interesse in quanto erano vite e figli suoi e, se non oggi, domani sarebbero usciti alla luce. Ogniqualvolta Gesù si accingeva a dire ciò che al “Fiat divino” apparteneva, era tanta la foga del suo amore, che sentiva rinnovare l’atto di tutta la Creazione, specie quando nella foga del suo amore veniva creato l’uomo.

 

don Marco
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