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La prima lettera di San Giovanni: Dio è luce senza tenebre (terza parte)

“I nostri attributi divini si schierano per dare alla creatura il passo e farla camminare, per formare la sua piccola via e, mentre cammina, non fa altro che raccogliere stille di luce”

29/04/2021
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Se invece camminiamo nella luce, come egli è nella luce,

abbiamo comunione (gli uni) con (gli) altri,

e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato.

(1Gv 1,7)

«Se invece camminiamo nella luce, come egli è nella luce»: Giovanni, che aveva usato l’impressionante paragone del cammino nell’oscurità, ci propone la bellissima immagine contraria del cammino nella luce, cioè nella verità, nell’onestà e nella virtù. È bello progredire ed avanzare sempre più nella chiarezza e nello splendore della luce. Dio stesso, essendo Luce infinita e perfetta, vive nella luce, nella santità e nell'amore. Noi dobbiamo camminare nella luce, vivendo e crescendo in Dio, cioè nella verità dell'amore e nell'amore alla verità. Facendo emergere il messaggio nascosto nei versetti 5-7, possiamo rilevare che, mentre l'Evangelista si preoccupa unicamente di annunciare il messaggio sentito dal Cristo che ci fa puntare tutta l'attenzione su Dio, Luce perfetta, i cristiani immaturi puntano l'attenzione su se stessi e, presuntuosi come sono, affermano con spavalderia di essere nientemeno che in comunione con Dio, senza nemmeno capire che cosa vuol dire comunione e tanto meno cosa vuol dire Dio. Si riempiono la bocca di belle parole, mentre il vero credente, senza far tante chiacchiere, cammina effettivamente nella luce divina. Giovanni ci pone davanti un ideale non di poco valore: camminare nella luce come Dio è nella luce: mentre lui è nella luce, noi, per bene che vada, siamo ancora in cammino. E beati noi se abbiamo già iniziato questo cammino!

«Abbiamo comunione gli uni con gli altri»: tale nuovo modo di vivere e di comportarsi (con sincerità, trasparenza, onestà) porta i cristiani ad essere, non solo in comunione con Lui e come Lui, ma anche in comunione tra di loro (con i capi della Chiesa e con tutti i credenti in Dio: cfr. 1,3). Chi per contro cammina nella tenebra rompe tale comunione fraterna ed ecclesiale e, quel che è peggio, s'inganna paurosamente quando dice di essere in comunione con Dio (1,6). In effetti, come vedremo in seguito, egli finisce con il rinnegare il Cristo (2,22) e con il misconoscere il valore dell'Incarnazione (cfr. 4,2-3). L'errore pratico diventa in tal modo anche errore dottrinale.

I tre criteri fondamentali per verificare se viviamo in comunione con il Dio Luce e Vita sono:

·         primo, l'ascolto di chi fin dal principio ha conosciuto il Cristo ed ha trasmesso l'annuncio originario (segno e strumento di autentica comunione ecclesiale: 1,1-3);

·         secondo, la pratica effettiva dei comandamenti (1,5-6)

·         terzo, l’accettazione della verità riconoscendo Dio come Luce purissima e noi come bisognosi di purificazione (1,7-8).

«E il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato»: se il nostro cammino nella luce (nella verità e nella comunione fraterna) è già iniziato questo deriva dal fatto che il sangue di Cristo, Figlio di Dio, ha iniziato e continua a purificarci dai nostri peccati. Il sangue è segno di amore e di vita. I peccati sono quelle tenebre che ci impediscono di essere luce. Non che la volontà di camminare nella luce ci meriti questa purificazione (essa è gratuita), sicuramente però un tale cammino è già un segno della purificazione in corso, oltre che una condizione per ottenerla ancora in futuro. Queste affermazioni ci fanno capire che l'Autore presuppone che il credente sia stato peccatore (prima della conversione) e possa ancora talvolta peccare per debolezza. Vedremo più avanti che Giovanni polemizza con gli gnostici, i quali si proclamavano immuni da peccato ed impeccabili. Per Giovanni invece è importante ricordare con riconoscenza che il sangue di Gesù ci purifica da tutte le colpe (Ap1,5; 7,14; Eb9,14). Il sangue è il segno ed il sacramento dell'amore di Cristo per noi, amore incarnato e crocifisso. Quindi è l'amore di Cristo innalzato sulla croce la forza che elimina i peccati (1Pt 4,8) e crea la comunione.

Il 9 aprile 1933 Gesù dice a Luisa che l’Essere Divino è luce purissima ed i suoi attributi sono tanti Soli distinti l’uno dall’altro, ma unificati insieme ed inseparabili. Nel creare la creatura, Dio li ha messi in questi Soli immensi perché formasse la sua piccola via. Ora chi viene a formare questa piccola via? Chi vive della Volontà di Dio. I suoi attributi divini si schierano a destra ed a sinistra di essa, le fanno il largo per darle il passo e farla camminare, per farle formare la sua piccola via e, mentre cammina, non fa altro che raccogliere stille di luce, di cui resta tutta imperlata, tanto che è un incanto vederla, quindi si alimenta di luce, la luce l’abbellisce e non intende, né sa parlare d’altro che di luce. Gli Attributi si chiudono intorno ed amano questa creatura come la pupilla dei loro occhi, sentono la sua vita in loro e la loro vita in essa e si danno il compito di crescerla quanto più bella possono e di non farle uscire un passo dalla via che le hanno formato nella loro luce interminabile. Sicché chi vive nella Divina Volontà si può chiamare la piccola via nella Volontà Divina, questo nel tempo. Ma nell’eternità la via non sarà piccola, ma lunga, anzi le anime non si fermeranno mai, perché questa luce non ha termine e avranno sempre via per camminare, per prendere nuove bellezze, nuove gioie, nuove conoscenze, di questa luce che mai finisce. L’amore di Dio più che mai, ha sfoggiato in questo Eden nel creare l’uomo e per compimento del suo sfoggio e per tenerlo più sicuro, gli ha formato la via da battere nella luce dei suoi Attributi; ma lui ne è uscito, perché non ha voluto fare la Volontà di Dio, ma la sua bontà è tanta, che non ha chiuso questa via; ma la lasciata aperta per chi vuol vivere solo di Volontà Divina.

don Marco
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