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Meditazione “La Luce della Divina Volontà”

30/03/2021
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L’espressione “luce” nella Bibbia richiama diversi significati per indicare diverse realtà. Nel libro della Genesi la luce è l’opera di creazione del primo giorno. Quindi è una creatura che però rimanda alla presenza di Dio. Basti pensare alle “teofanie” accompagnate sempre da fenomeni luminosi. Per esempio la Trasfigurazione di Gesù. Per cui la “luce” è anche un simbolo che rimanda all’essenza stessa di Dio. Infatti la luce è spesso associata alla vita, al bene, alla conoscenza cioè alla rivelazione che Dio stesso fa di sè. Nel Vangelo di Giovanni troviamo il simbolo della luce come espressione della persona stessa di Gesù. Nel Prologo leggiamo:

[Giovanni battista] venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
9 Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo. (Gv 1, 7-9)

In modo esplicito nel suo dialogo con i giudei Gesù afferma di sè

Di nuovo Gesù parlò loro e disse:

"Io sono la luce del mondo;

chi segue me, non camminerà nelle tenebre,

ma avrà la luce della vita". (GV 8, 12)

Nel Vangelo di Matteo il simbolismo della “luce” è usato per definire la stessa Comunità dei Discepoli: ne troviamo il riferimento nelle parabole del sale e della lucerna

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli. (Mt 5, 13-16)

La luce come attributo divino e della persona di Gesù, passa a indicare anche la Comunità dei discepoli quando compiono le “opere buone” cioè quella che appena prima Gesù ha proclamato nel discorso delle Beatitudini. Quindi i discepoli non sono Luce del mondo perché insegnano o proclamano messaggi elevati e convincenti ma perché danno la testimonianza della loro vita che è “trasparenza luminosa” della vita divina di Gesù in loro. Infatti è proprio la vita di Dio nelle loro opere che li rende luminosi e capaci di illuminare tutti, il mondo appunto. La vita divina di luce in loro è anche paragonata al sale che dà sapore cioè rende ogni cibo gustoso ma anche capace di conservarsi. Tutto questo però non è scontato. Non è la sola appartenenza nominale alla Comunità dei discepoli a far in modo che si possa essere luminosi. Infatti del sale si dice che potrebbe perdere il sapore. Per analogia dovremmo dire che la luce potrebbe perdere la sua lucentezza. In tal caso non sarebbe solo inutile ma anche dannosa perchè si trasformerebbe in tenebra.

San Paolo nelle sue lettere mette in evidenza infatti l’impegno a cui ogni credente è chiamato in quanto “figlio della luce”:

La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.  Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. (Rm 13, 12-13)

Negli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta ed in modo particolare nel suo Diario l’immagine della luce è molto ricorrente. Basti pensare per esempio alla metafora del sole usata molto spesso. Come anche il continuo riferimento alla luce divina che le si presenta sempre nella sua esperienza mistica. Potremmo dire in modo generale che la “Divina Volontà è luce”.

Vorrei di seguito evidenziare, in modo molto sintetico, alcuni aspetti che emergono in relazione a questo tema nei suoi scritti.

Credo tutti sappiamo che  “vivere nel Divin Volere” è il centro dell’esperienza mistica e di ogni pagina degli scritti di Luisa. Il linguaggio semplice e ricco di esempi, racconti e immagini, spesso mediati da immagini popolari ed espressioni dialettali, cattura e dispone  di chi vi si accosta a scendere nelle profondità dell’espressione del Padre Nostro “sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra” (Mt 6, 10).

Questo, in sintesi, è il principale contenuto del Diario composto di 36 quaderni manoscritti nello spazio temporale di circa quarant’anni (1899-1938). Negli scritti non troviamo unità tematiche ma il fluire continuo di un pensiero che a più riprese riprende gli stessi temi e li sviluppa rivisitandoli alla luce di nuove conoscenze. Non mancano i riferimenti alla vicenda personale della Serva di Dio ma non sono il motivo della sua scrittura. Anzi costituiscono solo lo spunto per una lettura più profonda delle vicende. Così anche non sono mai riportare “rivelazioni” su fatti o eventi futuribili. Mentre i riferimenti alla vita di Gesù sono pressoché aderenti al dato evangelico o così come erano conosciuti comunemente al tempo della Piccarreta. Infine, il grado di istruzione non le permette di sviluppare una scrittura colta, anzi sono frequenti gli errori ortografici ma ciò non toglie nulla alla precisione e alla coerenza delle sue argomentazioni. La Serva di Dio ha definito le sue come «rivelazioni intellettuali» o «conoscenze» che con grande fatica ha cercato di mettere per iscritto - per obbedienza al Confessore - consapevole dei suoi limiti.

La Divina Volontà è luce per chi legge gli scritti in tre sensi:

1.       È luce per la sua intelligenza

2.      È luce per la sua volontà

3.       È luce per la sua preghiera

A.    Luce di conoscenza

Gesù dichiarerà a Luisa sin dalla sua fanciullezza di voler svolgere con lei la funzione di “Maestro”. Infatti dalla voce che interiormente ascolta, fin dal giorno della sua prima comunione, Luisa è condotta con l’Eucarestia in una graduale assimilazione all’Umanità di Cristo. Attraverso un cammino di grazie particolari si immerge “dentro” la Santissima Umanità di Gesù e osserva come in Gesù la Divinità “dirigeva in tutto l’Umanità”. Gesù non faceva altro che darsi “in balia della Volontà del Padre”. La sua comprensione progredisce, quindi, sul mistero della redenzione operata da Gesù. Infatti, dato che nell’Umanità del Signore operava la Sua Divinità, comprende con chiarezza che Gesù in tutto il corso della sua vita terrena “rifaceva per tutti in generale e per ciascuno distintamente” tutto ciò che ognuno avrebbe dovuto fare per Dio. In questo ambiente del Voler eterno Egli vedeva tutti gli atti delle creature, gli atti possibili a farsi e non fatti e “gli stessi atti buoni malamente fatti”. La Sua azione redentiva gli dava di fare gli atti non fatti e di rifare quelli “malamente fatti”. Tutto ciò che ciascuno deve fare per amare Dio, quindi, è stato “già fatto prima nel Cuore di Cristo”. In tal modo Gesù riprende e porta a compimento il progetto che Dio ha sull’uomo da sempre e che con la caduta di Adamo ed Eva sembrava pregiudicato. Il Concilio Vaticano II ricorda nella Costituzione Lumen Gentium: «L’eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, creò l’universo; decise di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina; dopo la loro caduta in Adamo non li abbandonò, ma sempre prestò loro gli aiuti per salvarsi, in considerazione di Cristo redentore» (n. 2). E nella Costituzione pastorale Gaudium et spes ribadisce che «la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina» (n. 22).

B.     Luce per la volontà

Gli atti non fatti dalle creature e fatti solo da Gesù, sono tutti “sospesi” nel Suo divin Volere ed aspettano le creature che ripetano nella Sua Volontà ciò che fece Lui o, in altre parole, siano disposte a “vivere nel Divin Volere di Gesù”.

La reciprocità tra la creatura e il Creatore si realizza pienamente sulla terra nell’unità tra la volontà umana e quella Divina: la divina Volontà opera nella creatura umana e la creatura opera tutto nella divina Volontà ma in modo divino. Non cessando di essere tale, la creatura avverte come propria la Volontà di Dio e con quest’unica Volontà agisce, non nel senso dell’annullamento del volere umano ma della piena armonia con il Volere divino. Illuminante a riguardo è Papa Benedetto XVI nella lettera Enciclica Deus caritas est quando afferma: «La storia d’amore tra Dio e l’uomo consiste appunto nel fatto che questa comunione di volontà cresce in comunione di pensiero e di sentimento e, così, il nostro volere e la volontà di Dio coincidono sempre di più: la volontà di Dio non è più per me una volontà estranea, che i comandamenti mi impongono dall’esterno, ma è la mia stessa volontà, in base all’esperienza che, di fatto, Dio è più intimo a me di quanto lo sia io stesso. Allora cresce l’abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia (cfr Sal 73 [72], 23-28)» (n. 17).

Nel complesso degli scritti emerge che “vivere nella Divina Volontà” significa “regnare” con Gesù mentre il “fare la sua Volontà” significa “stare ai suoi ordini”. Il primo è lo stato di chi “possiede”, il secondo è di chi “riceve”. Con il vivere nel Volere Divino la creatura fa la Volontà di Dio “come cosa propria” tanto da poter “disporre di Essa”. Infatti, usando un’altra immagine, si può dire anche che “il vivere nella Divina Volontà” è vivere “da figlio” mentre il solo “fare la volontà di Dio” è vivere “da servo” e nessuno può togliere i diritti che il figlio possiede sui beni del padre. Si può comprendere come questo “vivere nella Divina Volontà” è la vita che più si avvicina a quella dei beati del Cielo.

C.     È luce per la preghiera

Spontaneamente sorge la domanda su come possa essere possibile a creatura umana non solo fare la volontà di Dio ma addirittura possederla come propria. Proprio su questo punto il Signore ‘mostra tutte le sue carte’ a Luisa, dichiarando con solennità che si tratta di un “dono” che ha deciso di fare “in questi tempi così tristi”.

Con Papa Francesco potremmo dire «Questo è il tempo della misericordia. (...) per tutti e per ognuno, perché nessuno possa pensare di essere estraneo alla vicinanza di Dio e alla potenza della sua tenerezza» (Lettera Apostolica Misericordia et misera, n. 21).

Negli scritti della Serva di Dio si ribadisce a più riprese il valore di “dono” del “vivere nel divin Volere di Gesù” a sottolineare che non è il frutto di uno sforzo meritevole dell’uomo quanto piuttosto di un dono di Amore di Dio: non fare solo ciò che Dio chiede di compiere (la Volontà di Dio), ma farlo con la sua stessa divina Volontà, agendo in tal senso «alla divina». Si realizza, per grazia, un continuo scambio tra la volontà umana e la volontà di Dio, in modo che quest’ultima «regni» e realizzi il «suo possesso» nel cuore dell’uomo. Si compie in tal modo il primordiale disegno genesiaco sulla creatura umana e su tutto il creato, inaugurato in modo completo e definitivo nell’umanità di Gesù e della Vergine Maria a Lui pienamente associata nel mistero della Redenzione.

Ecco allora la novità del messaggio della Piccarreta: la Divina Volontà operante nella creatura e la creatura operante in modo divino in Essa. La novità è questa Grazia delle grazie, questo “dono dei doni”: che non solo si faccia quello che Dio vuole ma che la sua Volontà sia nella creatura, formi nell’uomo la “Sua vita”, per vivere e regnare con Essa e in Essa, in uno scambio continuo di volontà umana e Divina che restituisce alla creatura la somiglianza divina perduta col peccato.

Se si comprende il valore di questo dono di vivere uniti con la Volontà Divina (la conoscenza) e il fatto che sia possibile con la nostra volontà umana vivere con essa (vivere nella volontà Divina) allora non possiamo che chiederlo con tutta la fiducia dei figli nella preghiera continua del Padre Nostro “venga il tuo Regno”, “sia fatta in noi la Volontà di Dio come la vivono i beati in Cielo”. Con tutta la Chiesa chiediamo questo dono non solo per noi ma per l’intera umanità.

Il «fare vita nel centro del Volere divino» affina lo sguardo della Serva di Dio sull’intera Creazione anch’essa partecipe della Volontà divina. Infatti, questa «comunione di volontà con il Creatore» rende capace la creatura umana di interpretare il «muto linguaggio» delle creature, volute e mantenute in essere da Dio per amore della creatura umana. Di qui la singolare “pratica” di «girare» per «rintracciare» in ogni creatura l’amore che Dio vuole all’uomo e per la comunione alla Volontà divina, dare la gloria a Dio dovuta a nome di tutti gli uomini e ancora, con tutta la Creazione, chiedere l’avvento del regno di Dio sulla terra.

Ecco che in sintesi la luce della Divina Volontà se vissuta ha una forza trasformante. Usando un paragone con quanto Gesù ha mostrato a Pietro Giacomo e Giovanni sul Tabor, la Sua luce ha la forza di trasfigurare nel senso di illuminare da dentro ciò che siamo, ciò per cui Dio ci ha creati. Lo esprime bene Sant’Annibale Maria Di Francia nella introduzione al «Trattato della Volontà di Dio» nel quale pubblicava alcuni testi tratti dal Diario della Piccarreta:

«La pia Autrice un giorno mi diceva: “Agire nella Volontà di Dio è assai di più che uniformarsi alla volontà di Dio” Infatti, nell’uniformarsi in tutti gli eventi all’adorabile Volontà di Dio, l’anima in certo modo subisce la Divina Volontà come che vi sia costretta; ma agire nella Volontà di Dio vuol dire immedesimarsi talmente con tutte le intenzioni e azioni divine, che l’anima in essa si dilata, si trasforma, e con Dio e in Dio agisce, opera, vuole e gode in Dio stesso» (Orologio della Passione di Nostro Signore Gesú Cristo con affettuose considerazioni e riparazioni e con due Trattati sulla divina Volontà, Tipografia Antoniana, Messina 1925, p. 436).

In sintesi allora la “luce della Divina Volontà” è una luce gentile, felicitante, che mentre ci fa comprendere ci dona di volere e agire in unione con la Volontà Divina per chiedere che lo stesso dono sia fatto a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo. Ma non possiamo dimenticare che tutto viene da Gesù, è una santità tutta a “sue spese” nella quale la piccolezza è l’unica misura che possiamo assumere. Nel contempo è una via tutta attiva perché come luce la Divina Volontà entra in ogni ambito della nostra vita, non c’è questione, interesse, occupazione che possa risultargli estranea. Perché Gesù ha fatto sua tutta la mia vita. Nulla gli è estraneo: gioie e dolori, pene e speranze, luci e ombre.

Vorrei concludere riportando le parole di Papa Francesco nella Esortazione apostolica Gaudete ed Exultate sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo. Così dice al n. 18:

«sotto l’impulso della grazia divina, con tanti gesti andiamo costruendo quella figura di santità che Dio ha voluto per noi, ma non come esseri autosufficienti bensì «come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio» (1 Pt 4,10). Bene hanno insegnato i Vescovi della Nuova Zelanda che è possibile amare con l’amore incondizionato del Signore perché il Risorto condivide la sua vita potente con le nostre fragili vite: «Il suo amore non ha limiti e una volta donato non si è mai tirato indietro. È stato incondizionato ed è rimasto fedele. Amare così non è facile perché molte volte siamo tanto deboli. Però, proprio affinché possiamo amare come Lui ci ha amato, Cristo condivide la sua stessa vita risorta con noi. In questo modo, la nostra vita dimostra la sua potenza in azione, anche in mezzo alla debolezza umana».

Ecco appunto questa “condivisione di vita” di Gesù risorto e vito tra noi è la “luce della Divina Volontà”. Credo che il battesimo che abbiamo ricevuto e che presto a Pasqua ricorderemo vivere ne sia la piena espressione.

 

Sac. Sergio Pellegrini

 

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Ultimi commenti 1 di 1
- 31/03/2021
Buongiorno☀️Grazie✨Condiviso💒🕊️