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“Nella Creazione Io diedi all’anima la mia immagine, nell’Incarnazione diedi la mia Divinità, divinizzando l’umanità”

La prima lettera di San Giovanni: saper discernere le ispirazioni (seconda parte)

23/11/2021
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Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio:

ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne è da Dio;

e ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio.

Questo anzi è quello dell'anticristo che avete udito che viene

e che adesso è già nel mondo. (1Gv 4,2-3)

 

«Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio»: per l'ennesima volta esprimendosi con la tipica espressione, che ormai siamo abituati a leggere (da questo potete riconoscere ...), Giovanni ci offre il criterio supremo per capire, per valutare se un'ispirazione viene da Dio.

«Ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio»: che questo segno indicatore sia fondamentale ce lo conferma il fatto che Giovanni lo ripete nella sua seconda lettera: “Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l'anticristo! Fate attenzione a voi stessi, perché non abbiate a perdere quello che avete conseguito, ma possiate ricevere una ricompensa piena. Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio (2Gv 7-9). Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio. In precedenza, l'Evangelista aveva affermato che non si deve negare che Gesù è il Cristo e non si deve negare il Padre e il Figlio, ma professare il Figlio per possedere il Padre; che si deve credere nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo.

Fra poco dirà che bisogna riconoscere Gesù come Figlio di Dio e credere a Dio e alla sua testimonianza (5,10). Siamo abbastanza abituati a queste tradizionali espressioni di fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, uguale al Padre. Ci risulta nuova la sottolineatura, ben marcata, che è da Dio chi riconosce Gesù Cristo venuto nella carne. Eppure, si tratta di un'affermazione fondamentale, che mette in risalto tutta l'importanza dell'Incarnazione e delle sue conseguenze. Gesù è vero uomo, con tutta la verità della sua corporeità: “La Parola si fece carne e mise la tenda in mezzo a noi e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria di Unigenito presso il Padre, pieno di grazia e di verità (Gv 1,14). Per questo motivo la Parola della vita è stata contemplata con gli occhi, udita con le orecchie e toccata con le mani; per questo la Vita si è fatta visibile (1,1-3). Per contro, la carne della Parola di Dio, viene divinizzata, viene trasfigurata dallo Spirito Santo, in un modo misterioso, ma reale. La carne di Cristo rende materiale lo spirituale e umano il divino, mentre diventa spirituale e divina per la sua unione inscindibile con la persona del Figlio di Dio. Solo per questo motivo la carne del Cristo riesce a dare la vita al mondo e la comunione con essa è comunione con Dio e fa di noi (e dei nostri corpi) un solo corpo in Cristo (1Cor 10,16-17; Rom 12,5). Ne consegue che il corpo del fedele (a motivo della fede e dei sacramenti) diventa tempio dello Spirito Santo (1Cor 6,19), membro del corpo di Cristo (1Cor 6,15). Siamo perciò il corpo di Cristo (1Cor 12,27), di lui, che è la testa di questo corpo: chi tocca il nostro corpo, tocca Cristo, tocca Dio. Se capissimo tutta la novità e la bellezza di questa verità ne saremo sbalorditi e tutta la nostra vita cambierebbe il suo senso e il suo valore: il nostro corpo materiale è lo strumento adatto per glorificare Dio (1Cor 6,20; Rom 12,1; Fil 1,20), il nostro corpo mortale è destinato ad essere glorificato come lo è quello di Gesù (Fil 3,21; 1Cor 13,44; Rom 8,11). Già fin d'ora la vita divina di Gesù si manifesta nel nostro corpo (2Cor 4,10). Il favorire tutto quello che concorre alla crescita e allo sviluppo integrale dell'uomo e della donna e della loro dignità è un modo concreto per riconoscere il Cristo venuto nella carne.

«Ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio»: abbiamo già constatato che Giovanni è solito dipingere i suoi quadri con due soli colori: il bianco e il nero. Per questo motivo, quanto egli ha detto in positivo nel v. 2, lo ripete in negativo nel v. 3. Il non riconoscere Gesù (il Gesù storico, con tutto quello che questo fatto comporta: la sua vera umanità, la comunità da lui derivante, la sua Cena, la sua qualità di Dio salvatore...) è il segno chiaro che l'ispirazione non viene da Dio, ma dal suo avversario, che cerca in tutti i modi di disincarnare quella Parola che si è fatta uomo. Noi dobbiamo capire che la vera conoscenza di Dio passa attraverso quella dell'uomo Gesù e che la purificazione dei peccati è effetto del suo sangue.

Agostino ci fa fare un passo in avanti: “chi non ha la carità nega con i fatti che Cristo è venuto nella carne, perché egli si incarnò per amore” (Agostino, Meditazioni).

«Questo anzi è quello dell'anticristo che avete udito che viene»: l'Apostolo precisa che il misconoscimento e la deformazione della realtà vera di Gesù denota l'azione più pericolosa dello spirito dell'anticristo (2,18).

«E che adesso è già nel mondo»: per Giovanni tale anticristo è già presente nel mondo e si concretizza in tutti coloro che hanno rotto i rapporti fraterni con la comunità cristiana, con la sua fede e la sua predicazione originaria della Parola, sentita, vista e toccata. Esso è nel mondo, inteso non solo come scenario nel quale agiscono buoni e cattivi, ma anche come ambiente umano ostile alla vera fede, inquinato proprio dalla presenza dello spirito anticristiano.

Il 22 dicembre 1903 Gesù dice a Luisa che nella Creazione Dio ha dato all’anima la Sua immagine, nell’Incarnazione ha dato la Sua Divinità, divinizzando l’umanità. E come nell’atto stesso in cui si è incarnato la Divinità nell’umanità, così in quel medesimo istante si è incarnato nella croce, sicché da che Gesù è stato concepito, è stato concepito unito con la croce.

Come la croce, era unita con Lui nell’Incarnazione che ha fatto nel seno di Maria, così la croce forma altrettante incarnazioni di Gesù nel seno delle anime, e così come forma la Sua nelle anime, così la croce è l’incarnazione dell’anima in Dio, distruggendo in essa tutto ciò che dà di natura e riempiendola tanto della Divinità, da formare una specie d’incarnazione: Dio nell’anima e l’anima in Dio.

Non è semplicemente unione, ma incarnazione, perché la croce s’intromette tanto nella natura, da far diventare la stessa natura: dolore e dove c’è il dolore là c’è Dio, senza poter stare separati Dio e il dolore; e la croce, formando questa specie d’incarnazione, rende l’unione più stabile e rende quasi difficile la separazione di Dio dall’anima, come è difficile separare il dolore dalla natura, mentre con l’unione facilmente può avvenire la separazione. S’intende sempre che non sono vere incarnazioni, ma similitudini d’incarnazione.

don Marco
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