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Terza parola: “Donna, ecco tuo figlio! … Ecco tua madre!” (prima parte)

“Nel Cuore di mia Madre c’era una fibra d’amore materno verso ciascuna creatura. Perciò, con verità e con giustizia la dichiarai, quando Io stavo sulla croce, Madre di tutti.”

30/06/2020
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Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé. (Gv 19,25-27).

È solo Giovanni a menzionare la presenza di Maria al Calvario, e notare la medesima presenza in un altro momento cruciale della vita di Gesù: a Cana di Galilea, dove lui e sua madre sono invitati a una festa di nozze (Gv2,1-2). A Cana avviene il miracolo dell’acqua mutata in vino, qui, anche se in modo oscuro, si assisterà al miracolo di una morte che si trasfigura in vita, un prodigio di cui il primo era solo un simbolo e un presagio, un momento che, in modo ripetuto e costante, Gesù ama chiamare la sua “ora”. Maria è presente in ambedue le circostanze. A Cana forza la mano a suo figlio costringendolo, per dir così, ad anticipare la sua “ora”, al Calvario riceve una missione che la renderà “madre” di tutti coloro che si riconosceranno discepoli del suo figlio.

Il vangelo usa un verbo preciso, lapidario per descrivere la presenza di Maria sotto la croce: stabat! Che è come dire eretta e in piedi! Non dobbiamo però vedere in questo “stare” un atteggiamento imperturbabile come di chi sa dominare i propri sentimenti. Piuttosto, come tanta letteratura spirituale ha messo in risalto, c’è in questo atteggiamento di Maria la forza con cui ella mostra di aver capito che in questa morte c’era un piano che aveva Dio stesso per protagonista, un piano per cui questa morte era destinata a dimostrare anzitutto fino a che punto Dio aveva amato il mondo e, in subordine, a predicare che con la mitezza e il perdono, non certo con la violenza e la vendetta, l’umanità si sarebbe salvata.

Tutto ciò andava detto come premessa che illumina e spiega la “terza parola”: «Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé» (Gv 19,26-27). È stato detto, e giustamente, che sotto la croce nasce un modo nuovo di stabilire relazioni tra le persone: due che non hanno alcun rapporto biologico tra loro si ritrovano ad essere l’una per l’altro madre e figlio! Questa parola di Gesù è molto nota, e il rischio è che non se ne colga tutta la carica rivoluzionaria. Peraltro, in altre pagine del vangelo troviamo che Gesù aveva già in qualche caso messo in crisi l’idea che ci si fa abitualmente dei rapporti parentali, e in un caso proprio in riferimento a sua madre! Non è, aveva detto, la generazione biologica che stabilisce in modo chiuso e definitivo i rapporti di maternità e paternità, genitorialità e figliolanza, essere fratelli e sorelle. Il criterio è un altro: «Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre» (Mt 12,50). Che questo rapporto nasca sotto la croce è la cosa più logica che ci sia, perché se la base prima e ultima di ogni forma di relazione è l’amore, quello vero che si rivela nella croce e nel dono di sé, allora si capisce che quello stesso amore che legava Gesù a sua madre, e Gesù al discepolo prediletto, ora arriva a unire e legare Maria e Giovanni. È una circolarità perfetta, quasi un riflesso di un Dio che è Trinità.

La missione di Gesù è stata unica, quella di salvare l’umanità dal peccato, e proprio perché Maria è stata unita a Gesù in tutto anche per lei c’era una missione.

Nel brano del 1 maggio 1925 Gesù dice a Luisa che la sua Umanità ha avuto per missione dalla Divinità la salvezza delle anime e l’ufficio di Redentore, di redimerle. Per quest’ufficio sono state affidate a Gesù le anime, le loro pene, le loro soddisfazioni, sicché Gesù ha racchiuso tutto, e se la sua Umanità non avesse racchiuso un’anima, una pena, una soddisfazione, l’ufficio di Redentore non sarebbe stato completo, e non avrebbe racchiuso in sé tutte le grazie, i beni, la luce che a ciascun’anima era necessario dare. E sebbene non tutte le anime si salvano, Gesù doveva racchiudere i beni di tutti, per fare che da parte sua, per tutti avesse grazie necessarie e sovrabbondanti per poter salvare tutti. Ciò era necessario per decoro e per giusto onore al suo ufficio di Redentore.

È come il sole che sta all’orizzonte, che contiene tanta luce che può dare luce a tutti; e anche se non tutti volessero godere della sua luce, esso, per l’ufficio unico di sole che ha, possiede quella stessa luce che le creature potrebbero rifiutare. Ciò conveniva al sole, perché creato da Dio come unico astro che deve riscaldare la terra e abbracciarla con la sua luce.

Ora molto più questo conveniva Gesù, che doveva essere il nuovo Sole delle anime, che con la sua luce doveva dar luce a tutti e abbracciare tutto, per poterli portare alla Maestà Suprema e poter offrirle un atto che contenesse tutti gli atti, e far scendere su tutti la luce sovrabbondante per metterli in salvo. Oltre a Lui c’è anche Maria, che ha avuto la missione unica di Madre di un Figlio Dio e ufficio di Corredentrice del genere umano. Per la sua missione Madre di Dio è stata arricchita di tanta Grazia che nessuno può uguagliarla. Ma ciò non è sufficiente: per attirare il Verbo nel suo seno, ha abbracciato tutte le creature, ha amato, riparato, adorato la Maestà Suprema per tutti, in modo da poter fare Lei sola tutto ciò che le umane generazioni dovevano fare verso Dio.

Nel suo Cuore verginale aveva una vena inesauribile verso Dio e verso tutte le creature. Quando la Divinità ha trovato in questa Vergine il compenso dell’amore di tutti, si è sentita rapire ed è avvenuto il concepimento, cioè, l’Incarnazione del Verbo. E come ha concepito il Figlio di Dio, ha preso l’ufficio di Corredentrice e ha preso parte e ha abbracciato insieme con Gesù tutte le pene, le soddisfazioni, le riparazioni, l’amore materno verso tutti. Così nel Cuore della Madre c’era una fibra d’amore materno verso ciascuna creatura. Perciò, con verità e con giustizia Gesù l’ha dichiarata, quando stava sulla croce, Madre di tutti. Lei correva insieme con Lui nell’amore, nelle pene, in tutto; non lo lasciava mai solo. Se l’Eterno non le avesse messo tanta Grazia da poter ricevere da Lei sola l’amore di tutti, mai si sarebbe mosso dal Cielo per venire sulla terra a redimere il genere umano. Ecco la necessità, la convenienza che, come missione di Madre del Verbo, dovesse abbracciare tutto e sorpassare tutto. Quando un ufficio è unico, viene come di conseguenza che a chi ne ha la missione nulla deve sfuggire, deve avere sott’occhio tutto, per poter porgere quel bene che possiede, deve essere come un vero sole che può porgere luce a tutti. Ciò è stato per Gesù e per la sua Mamma Celeste.

 

a cura di don Marco

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